L'attività fisica fa bene a tutti. Ma lo sport deve essere visto come un momento di incontro, non come un modo per superare gli altri

Scritto da Bruno Santini |    Novembre 2005    |    Pag.

Attore e giornalista. Attore teatrale (con esperienze al fianco di S. Randone, E. M. Salerno, A. Asti...), cinematografico (in film di Pieraccioni, Monicelli, Panariello, Vanzina...) e televisivo (in fiction come 'La squadra', 'Carabinieri 2", "Vivere", "Questa casa non è un albergo"...). Giornalista dal 1990, è anche speaker ed autore radiofonico. E' il conduttore del programma televisivo "InformaCoop".

- Allora, vedo che alla fine avete messo in piedi una squadra: Scimitarra, Doppietta 1, Doppietta 2, Chips, Artiglio, Obelix, Asterix, Marilyn, Bernoccolo, Megafono, Botolo. Sono tutti qui? - mi ha domandato Pluto (l'allenatore, ndr) dopo una breve pausa.
Io ho annuito.
- Lei ne voleva undici e difatti sono undici.
- Neanche un giocatore di riserva?
Ho pensato di non aver capito bene.
- Un giocatore di riserva? Già è grassa se sono riuscito a racimolare questi. Mi è toccato metterci perfino il mio nome!
(Botolo, ndr)
Pluto ha fatto un altro sospiro.
- L'ho visto. Credi di essere abbastanza veloce per entrare in una squadra di calcio?
- Può darsi che io non sia veloce... Ma prima che qualcuno mi scappi sotto il naso deve riuscire a passare, data la mia mole.


Per gioco e per sport 1
Ecco i protagonisti del divertente romanzo
di Joachim Friedrich "La squadra di bigné" (edizioni Giunti Junior - € 6,50), improbabile accozzaglia di atleti alle prese con un'avventura pedatoria a prima vista più grande di loro, che inevitabilmente ci riportano alle nostre scorribande giovanili quando inseguivamo un pallone nel campetto improvvisato sotto casa.
«Purtroppo però quel campetto non esiste più ed era proprio lì che si faceva l'attività fisica più adeguata - ci confessa la dottoressa Silvia Favilli, aiuto in Cardiologia pediatrica del Meyer e specialista in medicina dello sport -. Lo sport è fondamentale in un paese e non perché il fine sia vincere una medaglia alle Olimpiadi, ma perché è un qualcosa che deve far parte della nostra vita... e l'abitudine all'attività fisica si costruisce da ragazzi. Ecco, io credo che ci si debba appellare ai genitori perché incoraggino sempre più questo tipo di attività come "gioco", come momento d'incontro, e non come occasione d'affermazione personale e di superamento degli altri. Appello che deve essere rivolto anche agli allenatori, che troppo spesso selezionano il piccolo campione e non considerano coloro che, per tutta una serie di motivi (attitudinali e fisici), campioni non potranno essere mai».

Fare sport fa bene a tutti?
«Non c'è quasi nessuno al quale lo sport debba essere completamente vietato, ma per molti ragazzi con problemi di qualche genere, penso soprattutto a complicazioni cardiovascolari, occorre definire con precisione il tipo e l'intensità dell'attività fisica più adeguata. Ci sono ragazzi ai quali è permesso ogni livello di sport, e quindi anche l'agonismo, e altri ai quali un'attività sportiva è consentita ma solo di tipo amatoriale. L'attività fisica è importante. Non solo perché consente un corretto sviluppo psicofisico ma anche perché abitua ad uno stile di vita che a lungo termine è migliore. Sarà infatti un adulto che farà più attività fisica e probabilmente non diventerà obeso, non fumerà...».

Il passaggio dalla pratica amatoriale a quella agonistica: come si fa ad essere certi che il bambino sia fisicamente pronto?
«Purtroppo il passaggio all'agonismo non è soltanto legato a parametri medici e di valutazione d'età, ma è legato anche alle esigenze delle singole società. Per il calcio è dato dal raggiungimento dei 12 anni, e non è un limite deciso in considerazione della crescita del ragazzo, ma è una scelta della federazione. Nel bambino più piccolo occorre considerare non soltanto le caratteristiche fisiche ma lo sviluppo progressivo di tutti i sistemi: cardiovascolare, respiratorio, metabolico. Un bambino piccolo, per esempio di setto/otto anni, non è in grado di sopportare attività sportive che richiedono resistenza né mantenere uno sforzo elevato molto a lungo. Il bambino dà moltissimo per brevissimo tempo e poi si ferma. In questo senso gli sport di squadra che sono molto amati dai ragazzi consentono l'alternarsi di brevi periodi intensi a periodi di relativa stasi».

Quanta e quale resistenza trovate davanti ad un vostro responso medico non positivo?
«Il nostro atteggiamento è quello di cercare una soluzione per tutti i casi, lo sport più adeguato e utile per ciascun ragazzo. Qualche volta quello che vorremmo avere è una maggiore comprensione da parte di tutte quelle figure che ruotano intorno a lui: non possiamo aspettarcela dal bambino al quale dobbiamo chiedere la sospensione dell'attività agonistica perché ci sono dei problemi diagnostici, ma vorremmo un supporto dalla famiglia che dovrebbe comprendere che si tratta di un problema di tutela della salute, per aiutarci ad indirizzare il bambino verso attività più adeguate alla sua crescita. E lo vorremmo anche da parte delle società sportive. Aiutare per esempio un ragazzo che ha superato un intervento cardio-chirurgico a inserirsi bene in una piccola squadra, anche se non sarà mai un campione, credo che possa essere per un allenatore una grandissima soddisfazione come tecnico e come persona. Io vorrei che pian piano nascesse questa cultura sportiva: lo sport è di tutti, non solo di quelli che fanno la gara».

Per gioco e per sport 2
Psicologo in campo

«Giorni fa mi parlavano di un bambino con un problema di timidezza eccessiva, che per affrontare la cosa sta facendo un percorso di psicoterapia. I suoi amici giocano tutti a basket, e allora anche lui si è avvicinato a questo sport. Ma l'allenatore di tennis (disciplina che praticava in precedenza) sostiene che il ragazzo abbia un certo talento e che sarebbe pronto per affrontare la fase pre-agonistica. Che fare? Beh, a parer mio in questo momento della vita del ragazzo bisognerebbe dare priorità ad altro, al nuovo inserimento sociale. Io sono contraria a questo agonismo esasperato. Bisogna aiutare i figli ad investire su se stessi in senso globale».
Chi ci rivela questa sintomatica situazione è Alessandra Guarino Amato, pediatra e psicoterapeuta del Servizio di psicologia ospedaliera del Meyer.
«Quando lo sport entra nell'asse del dovere, nella vita di un bambino e non di un professionista, vuol dire che c'è qualcosa che non va. Lo sport deve rimanere un divertimento - incalza ancora la Guarino Amato -. Purtroppo quello che si vede oggi sono le proiezioni dei genitori sui propri figli. Se io sono stata un'atleta mancata, proietto sul figlio questa parte mia e non c'è niente di più pericoloso, perché in questo modo carichiamo i nostri bambini di una responsabilità che non compete loro. Anche se non li pronunciamo, esistono dei messaggi che arrivano ai nostri figli a livello inconscio. Per non parlare di quella che è, a volte, un vera e propria forma d'investimento: "fai il calciatore perché così diventi ricco e famoso!". Niente di più sbagliato».

Come fare allora per non commettere errori e scegliere lo sport che più è adatto a nostro figlio?
«Il bambino ci lancia mille segnali e noi dobbiamo essere in grado di coglierli. Bisognerebbe che la scelta dello sport avvenisse assecondando la curiosità dei nostri figli. Dobbiamo assolutamente ascoltarli, ma per far questo occorre tempo. Tempo che purtroppo manca nella nostra cultura. Sperimentare vari tipi di sport sarebbe la cosa più adeguata. Tutta l'età infantile, per esempio, può servire per curiosare tra le varie discipline.L'importanza di un'attività sportiva non si discute: è fondamentale per lo sviluppo psichico del bambino. Lo sport ha questa importante valenza: lo mette in contatto con il proprio corpo, gli permette di capire cosa può fare con la propria concentrazione, gli trasmette il giusto senso della squadra, gli insegna a vincere e a perdere...».

Le sconfitte fortificano o segnano?
«Tutte le sconfitte che subiamo nella vita sono delle frustrazioni. Ma la frustrazione, se misurata alla forza che ha il bambino, fa crescere. Si cresce nel dolore, non nell'opulenza e nella felicità».

Ma il bambino è in grado di metabolizzare le sconfitte?
«Dipende dal tipo di sconfitta. Qui entra in gioco l'intelligenza dell'allenatore, che dovrebbe ricordare che non stiamo parlando di agonismo ma di sport, elemento formativo sia sul piano fisico che su quello psichico... ».

Quando poi però si passa all'agonismo si arriva al momento delle scelte. Davanti ad un'esclusione che si fa?
«Difficile generalizzare. Un ruolo importante in questo caso lo hanno i genitori. Cerchiamo di far sì che un figlio non punti solo su un aspetto della propria vita perché altrimenti quando crolla quello...».



FIRENZE
Bambini a teatro

Dopo il grande successo registrato lo scorso anno, torna la rassegna di teatro per bambini e ragazzi "Le domeniche delle famiglie", organizzata al Teatro Cantiere Florida di Firenze, in Via Pisana 111/r, con inizio alle ore 16.30, biglietteria dalle 15.30. Il 6 novembre è di scena "L'Usignolo dell'Imperatore", il 13 i Pupi di Stac con "La principessa e il diavolo", il 20 novembre "La gabbianella e il gatto e altre storie", il 27 "Cenerentola". Il 4 dicembre i Pupi di Stac interpretano "Caterina e l'Orchessa". La rassegna ricomincia a gennaio, l'8 con Il Baule volante in "La Bella e la Bestia", il 15 i Pupi di Stac in "Giovannin senza paura", il 22 Teatro all'improvviso con "L'isola di Ariel", il 29 Elsinor con "Le Cartastorie".

A febbraio, infine, il 5 Accademia Perduta con "I musicanti di Brema", e il 12 Cada Die Teatro in "Mariposa, la farfalla meccanica".

Ingresso: settore A euro 7, settore B euro 6, settore C euro 5.

Info e prenotazioni: tel. 0557135357, www.elsinor.net


Le intervistate:
Silvia Favilli, cardiologa
Alessandra Guarino Amato, pediatra e psicoterapeuta (nella foto)

Il Centro di riferimento regionale per la Medicina dello sport nell'età evolutiva (all'interno dell'ospedale Meyer) è un Centro di secondo livello a cui si ricorre quando l'esame sostenuto al primo livello (pediatri di base e medici sportivi) necessita di un approfondimento