Le regole da seguire perché i nostri amici verdi crescano in salute

Scritto da Càrola Ciotti |    Giugno 2016    |    Pag. 42

Fotografa. Collabora dal 1994 con l'Informatore, soprattutto realizzando immagini, ma ultimamente anche scrivendo testi. Ha iniziato a fotografare nel 1979 dedicandosi da subito allo sviluppo e alla stampa delle proprie immagini in bianco e nero. Nel 1987, dopo alcuni anni di collaborazione con professionisti, apre un proprio studio. Portata alla ritrattistica e alla moda, non trascura il reportage e la fotografia naturalistica. In varie esposizioni ha presentato il frutto di una ricerca sul corpo e sul volto femminile.
Ha partecipato come fotografa ufficiale al festival "France Cinéma". Sue fotografie sono apparse su libri, cataloghi e riviste.

Foto F. Magonio

Mondo verde

Chi ama la natura, può sorprendersi a osservare un albero, ammirandone la forma, il fogliame, le fioriture, l’aspetto, a volte maestoso e regale oppure delicato e gentile; chiunque ama godere della sua ombra, in estate. Ma quanto ne sappiamo davvero, di questi preziosi esseri con i quali ogni giorno conviviamo?

Abbiamo chiesto a Francesco Zangari, agronomo di grande esperienza nel settore – autore, fra l’altro, di Giardini senza pollini, interessante volume già recensito su queste pagine nel 2013 – di spiegarci come si mantengono gli alberi, di quali cure hanno bisogno e quali regole fondamentali occorre seguire volendone piantare uno.

«Piantare un albero è un atto di responsabilità, e prima di sceglierlo bisognerebbe conoscerlo – dichiara subito Zangari –; significa prevedere quanto crescerà, sia in altezza che in diametro, sapere quale terreno prediliga, di quale tipo di clima ha bisogno: solo così potremo avere buoni risultati».

Zangari fa notare che spesso nei piccoli giardini, pubblici o privati, così come lungo viali o strade, si trovano alberi non sempre idonei agli spazi in cui devono vivere. Ne sono un esempio molti grandi alberi sottoposti a drastiche potature di contenimento che ne inibiscono il naturale sviluppo, ma non solo.

«Scelte errate del passato ci obbligano talvolta a effettuare potature eccessive – spiega l’agronomo – che, oltre a essere costose, rischiano di danneggiare l’albero, poiché ogni potatura crea, di fatto, una ferita nel tessuto della pianta: quel taglio può aprire la strada all’ingresso di patogeni, esponendo la pianta a possibili malattie e carie».

Per questi motivi, sarebbe opportuno ricorrere alla consulenza di agronomi specializzati o architetti paesaggisti, come per fortuna sempre più spesso si usa fare, anche nelle pubbliche amministrazioni.

Gli alberi che vivono nei grandi spazi verdi o nei parchi sono i più fortunati, poiché si trovano già nelle condizioni adatte per crescere liberi e sviluppare la loro maestosa grandezza. Le cure richieste per questi esemplari sono minime, poiché non sono necessarie potature di contenimento, cui invece, come abbiamo visto, sono spesso sottoposti gli alberi che adornano gli spazi urbani.

Solo quando s’impianta un parco ex novo si ricorre a potature, ma si tratta delle cosiddette potature di formazione, utili a indirizzare verso una crescita armoniosa i giovani alberi. Per il resto, la manutenzione dei grandi alberi nei parchi si limita a tagliare qualche ramo secco, in special modo se questo si trova in prossimità di un sentiero percorribile a piedi o in bicicletta; giusto per prevenire il pericolo che cada su qualche persona.

Può succedere, invece, di dover intervenire su un albero vetusto, quando si teme che sia diventato instabile per l’azione di alcuni funghi patogeni su lesioni delle radici, specialmente in terreni asfittici. I ristagni d’acqua e la carenza di ossigeno possono generare un’asfissia radicale, impedendo di fatto all’albero di assorbire il nutrimento dalla terra.

Prima di abbattere un albero di grande valore è bene essere certi che non si possa salvare; in questi difficili casi, si può richiedere la consulenza di uno specialista. Esistono, infatti, alcune tecniche più o meno complesse che agronomi ben preparati possono eseguire. Una di queste è la cosiddetta prova di trazione, che consiste nell’agganciare la pianta come se la si volesse abbattere; poi, tramite strumenti idonei che permettono di fare questo tipo di analisi, si misura di quanti gradi si inclina l’albero. I dati emersi permettono di stabilire quanto è alto il rischio di caduta, dando indicazioni su come procedere.

Andar per alberi

L’associazione fiorentina Radici quadrate, con sede in piazzale Donatello, nei locali di un antico studio di pittori, si dedica alla diffusione della cultura dei giardini, del paesaggio e della bellezza, come modello di approccio etico alla progettazione di spazi verdi. Organizza, a costi accessibili, iniziative per i propri soci, come mostre, presentazioni di libri, incontri a tema, corsi e passeggiate dedicate al riconoscimento degli alberi.

Queste si svolgono la domenica mattina alle 9, in giardini storici e parchi fiorentini o nelle zone limitrofe della città. In circa due ore i partecipanti, accompagnati da Silvia Martelli, dottore forestale e presidente di Radici quadrate, sono guidati alla scoperta degli alberi che s’incontrano lungo i diversi percorsi.

Attraverso l’osservazione delle foglie, della corteccia e dei fiori, s’impara a riconoscere le varie specie; non solo quelle esotiche o straordinarie, ma anche le più comuni, che spesso incontriamo tutti i giorni, ma di cui non sappiamo molto. Inoltre per ogni specie osservata sul cammino, un’altra docente, l’architetta Silvia Mantovani, illustrerà la simbologia, i miti e gli usi tradizionali.

Nel corso della passeggiata si parlerà anche del paesaggio che si percorre e degli usi alimentari di alcune piante, fornendo spunti di riflessione e stimolando la curiosità. I partecipanti potranno raccogliere campioni di parti di piante per farne un loro erbario personale.

La quota associativa a Radici quadrate è di 10 euro annui, il costo delle passeggiate botaniche è di 8 euro, 7 per i soci Coop; il numero minimo di partecipanti alle camminate è di dodici.

info@radiciquadrate.it, 055573309, orario di ufficio

L’intervistato: Francesco Zangari, agronomo

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