Il breve regno della sorella maggiore di Napoleone, riformatrice illuminata, invisa al popolo

Scritto da Gabriele Parenti |    Luglio 2009    |    Pag.

Giornalista professionista e regista radiotelevisivo, Gabriele Parenti ha realizzato vari programmi per le reti nazionali della Rai (Intercity-cultura, Learning, Speranze d'Italia) e per Rai International. Autore di documentari e di docu-fiction, attualmente coordina i programmi culturali della Sede Rai di Firenze. Ha svolto attività di ricerca presso l'Istituto di Filosofia del Diritto e di Studi storico-politici dell'Università di Pisa; tiene workshop e seminari nelle Università di Firenze, Pisa e Siena. Tra i suoi libri: Il pensiero dell'esilio (1986); La Sfida. Il pensiero e il coraggio di Robert Kennedy (1999); Il sogno e la memoria (2000); Il lato oscuro (2002); Sui crinali della storia (2005); Oltre l'immagine (2006).

Dal 1807 al 1814 la Toscana fece parte dell'Impero francese. Il 1° aprile 1809 Elisa Bonaparte entrò a Firenze come nuova Granduchessa, ma, in realtà la Francia operò un'annessione mascherata. Tanto che la nostra regione fu divisa in tre dipartimenti (Tirreno, Arno, Ombrone) che, di fatto, dipendevano da Parigi. Quanto ad Elisa, ottenne dal fratello l'ambita corona, all'età di trentadue anni, dopo aver dato prova, come principessa di Lucca e Piombino, di una capacità di governo superiore a quella dei fratelli del grande còrso.

 

Madame l'antipatica

Da parte loro i lucchesi, che avevano mal digerito di aver dovuto rinunciare alla loro antica Repubblica, la chiamavano ironicamente "la Madame". Elisa fu sempre molto attiva e sebbene condividesse le responsabilità di governo con il marito, Felice Baciocchi, seppe dare un'impronta personale all'amministrazione del Principato; riuscì a modernizzare l'apparato pubblico, rilanciò l'economia, attuò un'imponente trasformazione urbanistica, promosse l'istruzione pubblica e l'assistenza. La popolazione, però, non le mostrò mai grande simpatia: in particolare, osteggiava i suoi sforzi per francesizzare l'antica Repubblica. Tanto più che come il celebre fratello univa la rapidità delle decisioni ad un atteggiamento brusco e sbrigativo che non poteva essere apprezzato nella pacifica e tradizionalista provincia toscana.

 

Paganini mon amour

Napoleone era un grande comunicatore. Sapeva che l'annessione della Toscana all'Impero francese, operata nel 1807 aveva suscitato malumori a causa dell'esoso fiscalismo, della soppressione degli ordini religiosi, dell'abolizione delle antiche Magistrature. Firenze, in particolare, mal sopportava di essere stata ridotta al rango di una provincia francese. Pensò d'indorare la pillola restituendo alla Toscana un granduca, nella persona della sorella Elisa, che afferrò al volo la grande occasione. Tuttavia, la granduchessa restò sempre legata a Lucca. Al fasto di palazzo Pitti preferiva la villa reale di Marlia, o la villa medicea di Poggio a Caiano che, secondo alcuni, sarebbe stata il teatro di un amore segreto con Niccolò Paganini.

 

La più capace

Elisa è descritta come una donna dai tratti quasi mascolini e non particolarmente avvenente. In realtà, non mancava di una sua bellezza. Alta, formosa, elegante non sfigura nella ritrattistica bonapartista. Il suo abbigliamento sontuoso le conferiva, però, un atteggiamento austero, specchio di un carattere duro che si distingueva dalla capacità di seduzione della celebre Paolina immortalata dal Canova o dal fascino della sorella più giovane, Carolina, la moglie di Gioacchino Murat.

Ma Elisa fu l'unica che governò in proprio. Carolina fu regina di Napoli ma visse all'ombra di Murat, e Paolina fu soprattutto regina dei salotti. Napoleone era maggiormente affezionato alle due sorelle minori nei cui confronti fu sempre condiscendente. Ad Elisa si sentiva legato ma con una sorta di timore reverenziale perché la sorella non alimentava il suo spirito protettivo. Ne apprezzava, però, l'intelligenza e la determinazione al punto che la definì "il più capace dei miei ministri".

 

Contro il cognato

Ambiziosa, Elisa si dedicò con passione al governo degli Stati che governava in nome del fratello verso il quale nutriva una sincera ammirazione. Anche a Firenze mostrò un attivismo riformatore, sebbene il suo potere fosse limitato e dovesse governare con lo sguardo sempre rivolto a Parigi. Seppe affrontare le conseguenze economiche del blocco continentale, fu costretta ad attuare la coscrizione obbligatoria e una dura politica fiscale per rinsanguare le esauste casse dell'Impero: misure che suscitarono malcontento nella popolazione. Ma non si perse d'animo. Né si demoralizzò quando le giunse la notizia della ritirata di Russia. Napoleone le mandò a dire "in questa circostanza conto sul vostro carattere", ed Elisa si preparò a difendere la Toscana dall'invasione. Tuttavia, priva di un valido esercito, non poté contrastare le truppe del cognato Murat che, passato nel campo nemico, il 1° febbraio 1814 occupò Firenze. Elisa fu costretta all'esilio; dopo aver chiesto, invano, di poter risiedere a Lucca, si stabilì a Trieste. A differenza degli altri Bonaparte, aveva conservato un notevole patrimonio e poté ricostituire una piccola corte dove visse con agiatezza fino alla data della sua morte, il 7 agosto 1820.

 

Modi di dire

Cani bigotti

Si racconta che il termine vernacolare "sciabigotto" (balordo, stupido, detto, in genere, con un'accentuazione bonaria) ancora in uso a Lucca, derivi da un'espressione adirata dell'imperatore francese che, mentre parlava dal balcone del palazzo Ducale, (che si affaccia sull'attuale piazza Napoleone), udendo il rumoreggiare della folla avrebbe detto stizzito "che vogliono questi chiens bigots? Un'espressione divenuta, appunto, proverbiale. In realtà l'etimologia del termine non è questa, ma l'aneddoto è egualmente suggestivo.

 

 

 


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