Strumenti per l'educazione musicale dei bambini. Nascono a Pistoia, dalle mani di Sergio Venturi

Scritto da Francesca Magnelli |    Gennaio 2011    |    Pag.

"Perché ci vuole orecchiooo...". Così cantava qualche anno fa Enzo Jannacci, così ripete convinto Sergio Venturi, artigiano pistoiese, a chi gli chiede come fa ad accordare al tornio i campanelli, affidandosi solo alla sensibilità del suo udito. Sergio ci accoglie nel salotto di casa, le sue "creature" sono dappertutto, esposte sui mobili, dentro teche di cristallo. Campanelli soprattutto, ma anche gong più o meno grandi, impreziositi da amorini e da altre figure mitologiche.

«La prima volta che sono entrato in una fonderia per lavorare insieme a mio padre avevo 14 anni», racconta Sergio, che oggi di anni ne ha 78 e a lasciare il tornio non ci pensa nemmeno. Era il 1946, la fonderia era quella del Tronci, azienda storica che nel dopoguerra si era specializzata nella produzione di strumenti musicali a percussione - come piatti, campane, triangoli e sonagliere - molto richiesti da orchestre teatrali, bande e artisti di strada.

In quegli anni nelle scuole si stava diffondendo un metodo d'insegnamento innovativo, messo a punto da una maestra che sarebbe passata alla storia, Maria Montessori. «Era venuta a Pistoia, in fonderia, e aveva parlato con mio padre, che era capofficina. Voleva inserire i campanelli tra gli strumenti didattici per far conoscere ai bambini le note musicali».

Per farmi capire meglio il risultato della richiesta della Montessori, tira fuori dalla vetrina e sistema sul tavolo 26 campanelli lucenti, in ottone nichelato, disposti in due file gemelle da 13, esattamente speculari. «Riproducono una scala musicale, e sono tredici perché vanno da do a do» - spiega Sergio, mentre suo nipote Tommaso, che a nove anni ha già ereditato la passione del nonno, mi fa sentire il loro suono: pieno, vibrante, lunghissimo, per dare il tempo di pensare e di capire. In classe i campanelli vengono mescolati: a orecchio i bambini devono riordinarli, individuando le note uguali e riformando le giuste coppie di campanelli.

Sergio è forse rimasto l'unico artigiano a fare questi campanelli, che accorda con il solo aiuto del suo infallibile orecchio. Un lavoro tutto manuale, fatto al tornio, dove tra una capatina nell'orto e due chiacchiere con gli amici, ancora trascorre gran parte delle sue giornate. «È lo spessore del campanello a fare la nota - spiega -. Il tornio gira, e con l'utensile si scava fino a raggiungere lo spessore, e quindi la nota, che vogliamo. Se si sbaglia bisogna buttare tutto, e ricominciare daccapo». Lo spessore non deve essere inferiore ad un millimetro e mezzo né superare i tre millimetri.

Durante la lavorazione bisogna stare attenti anche alla temperatura: perfino il calore della mano può far cambiare la nota, facendola salire o scendere di tono, così come la temperatura dell'ambiente in cui si lavora. «L'unica cosa di cui ho veramente bisogno quando lavoro è il silenzio - dice Sergio -. Quando le note cominciano a sembrarmi tutte uguali spengo il tornio e vado a casa. Vuol dire che sono troppo stanco per continuare».

I suoi campanelli vanno nelle scuole di tutto il mondo, soprattutto in Olanda, dove la Montessori ha vissuto ed è morta, e dove moltissime scuole hanno adottato il suo metodo educativo, che lascia i bambini liberi di sperimentare, stimolando il loro interesse e la loro curiosità.

«L'altro giorno Tommaso mi ha detto: Nonno, me lo lasceresti il tuo mestiere?». Mi ha fatto tanto piacere sentirglielo dire, sarei davvero contento se qualcuno continuasse in questo lavoro iniziato quasi un secolo fa da mio padre Paris. Mio figlio è ingegnere elettronico, conosce e ama il mio lavoro, però non se la sente di proseguirlo. Negli anni passati ho provato ad insegnarlo a qualche ragazzo che veniva da me a bottega, ma ci vogliono tempo, un po' di pazienza e tanta passione...». Merce rara da trovare di questi tempi, quasi quanto i campanelli del Venturi...

 

La nota del campanello può variare anche in base alla grandezza del diametro. Più piccolo è, più acuta è la nota

 

La collezione
Al centro della musica

L'idea è di farne un museo della musica; per il momento è un Centro di documentazione aperto a tutti. Vi sono esposti alcuni strumenti musicali appartenenti ad una tradizione artigianale che ha nella famiglia Tronci uno dei suoi capostipiti più illustri. Cinque generazioni di costruttori, prima di organi, anche per compositori come Verdi e Puccini, poi di nuovi strumenti, soprattutto a percussione. Nel 1936 i Tronci si uniscono con le altre tre ditte concorrenti della zona, dando vita alla Ufip (Unione fabbricanti italiani di piatti e tam-tam), una società che ancora oggi produce piatti di altissima qualità per bande, orchestre e musicisti come Tullio De Piscopo. L'idea di creare una Fondazione è dell'ultimo erede di questa dinastia, Luigi Tronci, la sede è nelle stanze del Conservatorio di San Giovanni Battista, dove sono esposti strumenti a percussione provenienti da tutto il mondo. Nel centro si organizzano anche visite didattiche con dimostrazioni pratiche per le scuole.

Centro di documentazione Fondazione Luigi Tronci, Corso Gramsci 37, Pistoia, tel. 0573994350, www.fondazioneluigitronci.org. Orario 10-12, dal lunedì al sabato. Ingresso libero

 

 

Nelle immagini:

  1. Sergio Venturi al tornio
  2. Un gong realizzato da Sergio Venturi
  3. Sergio Venturi con i nipoti Silvia e Tommaso e i campanelli per il metodo Montessori

 


Notizie correlate




Musicastrada e cultura

Un mese fra concerti (tutti ad ingresso gratuito), concorsi e laboratori fotografici


Note alternative

Un atelier a Pistoia dove la musica si suona con strumenti innovativi, creati anche con materiale riciclato