Dalla penna di Montalban le ricette afrodisiache del detective Carvalho

Scritto da Leonardo Romanelli |    Luglio 2007    |    Pag.

docente e pubblicista. Insegnante all'istituto alberghiero "Buontalenti di Firenze, è sommlier Ais e relatore ai corsi di degustazione di Slow Food. A partire dalla metà degli anni '90, ha iniziato un'intensa attività pubblicistica con una serie di collaborazioni con quotidiani come L'Unità, Corriere di Firenze e Tirreno, e dal '98 è direttore responsabile della rivista Gola Gioconda. Ha preso parte a numerosi programmi televisivi, oltre a condurre due programmi su Canale 10 "Vie del Gusto " e "Di vin parlando". Responsabile toscano della Guida Espresso dei ristoranti e coautore della Guida "Vini d'Italia" di Gambero Rosso e Slow Food Editore.

Penna arguta e pungente, spirito libero e passionario, profondo amante e conoscitore dei piaceri della tavola. Questi i tratti salienti a cui viene facile associare la figura di Manuel Vázquez Montalban, compianto scrittore catalano e padre del celeberrimo detective-gourmet Pepe Carvalho. Un rapporto con la cucina simbiotico e sincero, che lo ha accompagnato per tutta la vita, entrando prepotentemente nelle pagine dei suoi libri a donargli colore e umanità. E, al tempo stesso, divenendo un loro elemento distintivo e ricercato dai lettori.
Principale interprete di questa passione proprio l'ironico investigatore privato Carvalho, una sorta di alter ego cartaceo di Montalban attraverso cui l'autore ha saputo trasmettere integro tutto il suo amore per la buona cucina.
Lo ha fatto nelle quattordici opere che l'hanno visto protagonista, non perdendo occasione fra un caso e l'altro per descrivere con maniacale scrupolosità piatti e ricette della tradizione iberica, come ad esempio la potaje (zuppa) di carni e verdure nel libro "Le terme", del 1986. Una minestra "povera" per la cui preparazione occorrono una tazza di fagioli bianchi, tre litri di acqua (due freddi e uno tiepido), mezzo chilo di patate, circa 200 g di prosciutto ed altrettanti di pancetta magri, un cucchiaio di strutto, un cavolo cappuccio, una foglia di alloro, mezza cipolla, un paio di spicchi d'aglio e sale. Sgocciolati bene i fagioli lasciati in ammollo fin dalla sera prima, il nostro Pepe li mette in pentola con un litro di acqua fredda assieme a prosciutto e pancetta, aggiungendo per aromatizzare l'alloro, la mezza cipolla divisa in due, l'aglio e lo strutto, facendo cuocere per circa un'oretta ed avendo cura di interrompere via via il bollore con un goccio di acqua fredda.
Passato il tempo di cottura un paio di cucchiaiate di fagioli sono passati al passaverdura:il composto è poi rimesso in pentola assieme ad un altro litro di acqua tiepida, al cavolo e alle patate entrambi puliti e tagliati a cubetti, aggiustando di sale e lasciando bollire per circa tre quarti d'ora. Sminuzzati prosciutto e pancetta in piccoli pezzetti prima di servire, il tutto è poi servito rigorosamente caldo.

Un altro libro sperimentabile ai fornelli è "Ricette immorali" (1988), una sorta di trattato gastronomico-afrodisiaco dove non è più Pepe il protagonista, ma lo stesso Montalban, che propone una serie di piatti commentati con cui - come lui stesso sostiene - conquistare a tavola il proprio partner.
Decisamente stuzzicante il dessert, che necessita di un paio di banane, un etto scarso di burro, due scorze di arancia grattugiate, un bicchiere di succo d'arancia, tre cucchiai di limone, mezzo di cannella in polvere, un paio di miele liquido, ancora tre di rum bianco e panna da cucina densa. Fondete il burro in una pirofila, tagliate le banane per il lungo e adagiatele al suo interno, ricoprendo con il burro rimasto, scorze e succo d'arancia, limone, miele e cannella. Fate cuocere per circa un quarto d'ora nel forno già caldo, sui 190°. Scaldate poi il rum sul fornello, versatelo sulle banane e fatelo flambé, servendo ancora fumante assieme alla panna.