Dagli scarti di frutta e verdura nascono i prodotti della cooperativa AltreMani

Scritto da Sara Barbanera |    Gennaio 2013    |    Pag.

Laureata in Scienze della comunicazione presso l'Università La Sapienza di Roma nel 2001, nel 2016 consegue la laurea in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale presso l'Università degli studi di Firenze.

È giornalista dal 2001, dopo la collaborazione con la cronaca umbra del Messaggero e con altri periodici locali.

Dal 2004 lavora in Unicoop Firenze dove, per 5 anni, ha svolto attività in vari punti di vendita, con un percorso di formazione da addetta casse a capo reparto servizio al cliente. Dal 2009 al 2011 ha coordinato le sezioni soci Coop di Firenze.

Dal giugno 2011 è direttore responsabile dell'Informatore Unicoop Firenze, responsabile della trasmissione Informacoop e della comunicazione digitale presso gli spazi soci Coop.

Scorze di arance, foglie di cavoli, bucce di mele e tanti altri scarti vegetali sono i colorati ingredienti del marchio Altremani: un'idea nata nel 2007 da Maurizio Rossi, giovane presidente di Socialinrete, una cooperativa di ottanta dipendenti che dal 2005 opera nel circondario fiorentino per creare opportunità lavorative per persone in difficoltà.

Ancora prima dell'estro, la particolarità sta tutta nella tecnica di produzione che parte dall'essiccazione di scarti di lavorazioni agricole assemblati fra loro con un film di resina fino a costituire una vera e propria pelle totalmente naturale: pomodori, zucchine, cipolle, peperoni, insieme a scarti di giardinaggio, legno, carta, stoffa e cordame sono le materie prime da cui nasce la pelle vegetale di tutti gli oggetti prodotti nel laboratorio di Fiesole. Il tutto anche grazie alle aziende locali che donano eccedenze produttive, alimenti non più vendibili o scarti di lavorazione industriale

Verusca Valdambrini, delegata di Co&So, consorzio di cooperative sociali della provincia di Firenze, racconta come da una scommessa si è arrivati a un vero e proprio marchio registrato che inizia a farsi largo: «Dalla vecchia legatoria rilevata da Socialeinrete 2006, si è sviluppato il laboratorio Altremani, seguito dalla art design Vega Donati e dall'architetto Massimo Moradei: dopo tanti esperimenti e tanto lavoro dei ragazzi, è nata la vegetable skin, la pelle vegetale con cui sono realizzati tutti i prodotti Altremani. Un esperimento che ha funzionato e che oggi conta 8 persone con inserimenti lavorativi socio-terapeutici e di recupero dello svantaggio».

Ma il futuro è di chi non si accontenta e si muove fra ricerca e sviluppo: «Dopo i paralumi a basso consumo, i complementi d'arredo e la cartotecnica, la produzione si sta allargando anche agli accessori d'abbigliamento e alle scarpe pensate per alcune grandi firme della moda fiorentina».

Dalla Toscana le bucce di pomodoro e le foglie di cavolo sono arrivate a Miami e New York, dove la società Mywave commercializza i prodotti Altremani: «Con questa piccola quota di esportazioni estere - continua Verusca Valdambrini - speriamo di aumentare l'attuale fatturato di 30.000 euro per rendere il laboratorio autonomo dalla cooperativa madre Socialeinrete che, con un fatturato di circa 2 milioni di euro, ha finora sostenuto il laboratorio».

Nel frattempo il laboratorio semina anche sul terreno della responsabilità sociale d'impresa, come spiega la Valdambrini: «Stiamo proponendo i prodotti Altremani alle imprese locali più sensibili, che adottano criteri di basso impatto ambientale e che spesso ci donano i loro scarti di produzione: per queste stiamo pensando ad un bollino etico che sia il logo e il segno di un nuovo modo di fare impresa».

Altremani non è solo una stravagante invenzione di eco-artigianato ma una visione dove economia e società, profitto e bene comune si fondono in una proposta commerciale: quella di una linea di prodotti esposti e in vendita nell'atelier di Fiesole dove si lavora a pieno ritmo perché lo scarto diventi opera d'arte, fatta di terra, di sole e d'ingegno.

 

 

L'intervistata: Verusca Valdambrini, delegata Co&So

 

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