La Toscana vista dalla bicicletta. Dalla piana di Prato alle colline del Chianti

Scritto da Letizia Coppetti |    Gennaio 2016    |    Pag. 40

Giornalista Fiorentina, laureata in lingue e letterature straniere, ha lavorato per tredici anni alla redazione di Firenze dell'Agenzia Ansa, occupandosi sia di cronaca nera che di bianca. Collabora dal 1990 con l'Informatore e dal giugno 2001 a dicembre 2002 si è occupata dei contenuti del sito di Unicoop Firenze. E' stata anche direttore del periodico Celiachia Notizie, house organ dell'Associazione Italiana Celiachia. E' stata coordinatore redazionale dell'Informatore fino al giugno 2006, la rivista dedicata ai soci.

Foto di E. Caracciolo

Il personaggio

Per uno scrittore, le varie vicende della vita prendono da subito anche un significato “letterario”: come trasformerei questa esperienza sulla carta? Cosa racconterei? Emiliano Gucci, 40 anni, pratese, fra la primavera e l’autunno scorso ha percorso in bicicletta vari itinerari nella piana pratese, il Montalbano e poi inoltrandosi fino al Chianti, spinto dalla passione per la due ruote e per il buon vino.

Emiliano, cosa ti ha spinto a partire?

Uso la bicicletta tutti i giorni, per gli spostamenti tra casa e il lavoro. Itinerari quindi abbastanza “grigi” e metropolitani. La voglia di allungare il passo, di intraprendere un viaggio, può nascere da varie esigenze. 

Nel mio caso, il desiderio di fuggire dalla monotonia della città per cogliere con sguardo diverso quello che la periferia e poi la campagna ti danno come prospettiva nuova. Ma non solo. La fatica di pedalare ti svuota la mente dai pensieri e dalle beghe di ogni giorno, ti apre spazi dentro per riflettere. Catartico e salutare allo stesso tempo.

E cosa hai scoperto?

In sella a una bicicletta, magari con i ritmi rallentati determinati da una salita, l’occhio ti cade su particolari che altrimenti non avresti visto e potuto apprezzare: il tronco secolare e contorto di un olivo, i colori che si accendono nell’autunno tra i filari di viti. 

Certo, c’è anche il rovescio della medaglia: noti la talvolta eccessiva antropizzazione del territorio, le villette moderne costruite dietro l’angolo di un meraviglioso paesello di case fatte in pietra, il rapido mutare di un paesaggio che dalla promiscuità di una volta, fatta di olivi, viti, cipressi e orti, si sta trasformando – per ragioni economiche – per diventare simile a quello che puoi trovare in altre parti del mondo, dalle Langhe alla Borgogna, con il loro susseguirsi monotono di viti.

Sono più le cose che deludono o che entusiasmano inoltrandosi nella campagna toscana?

Si parte comunque da un assunto di bellezza assoluta. La delusione può derivare dal fatto che ci si rende conto che l’uomo ha comunque e dovunque lasciato l’impronta della sua mano. 

La natura selvaggia non esiste e non può esistere qui, tutto è come addomesticato. Ci sono scorci da cartolina incantata ma l’uomo, pur nella ricerca continua di armonia, non riesce mai a rispettare del tutto l’ambiente e la natura.

Hai abbinato il tuo viaggio alla passione enologica...

Sono andato alla ricerca di piccole realtà artigianali, e ho trovato alcune sorprese positive. Ero partito forse prevenuto verso i tanti stranieri – americani, tedeschi, inglesi – che hanno “colonizzato” il Chianti, ma invece ho trovato tanto amore per la nostra terra, le sue tradizioni e specificità, alla riscoperta di vitigni e metodi di coltivazione antichi. 

Un lavoro di recupero che portano avanti a stretto contatto di gomito con confinanti agricoltori chiantigiani, con cui condividono l’amore per vini non solo facilmente commerciabili, alla ricerca di un comodo guadagno. Certo, ci sono anche queste realtà. Ma soprattutto nelle piccole aziende trovi belle sorprese. 

Mi sono appassionato ai vini biologici, ma non mi basta che un vino sia naturale e salutare, questo deve essere solo un suo valore aggiunto. 

Fare un vino biologico ma cattivo riesce a tutti. Per questo è importante non tanto quello che c’è scritto sull’etichetta ma cosa c’è dentro la bottiglia. E per questo è importante andare alla scoperta del prodotto direttamente sulla terra e nelle cantine.

I tuoi viaggi sono sempre in solitaria?

La maggior parte delle volte parto da solo, e questo ha i suoi risvolti positivi e negativi. In compagnia ti distrai di più, vedi meno cose. Certo non c’è niente che cementifichi di più un rapporto di una lunga e stancante pedalata insieme.

Questo viaggio lo racconti in Sui pedali tra i filari - Da Prato al Chianti e ritorno. Ripartirai?

Non mollo mai la mia bicicletta da corsa. Mi piacerebbe raccontare anche altre terre che amo, zone diverse della nostra regione, qualche isoletta del Mediterraneo o magari le Dolomiti: ho fatto in sella i famosi Quattro Passi... niente a che vedere con le dolci colline toscane! E tutte le volte penso a come racconterei quello che sto vivendo, per restituire con la scrittura ciò che più mi emoziona.

Chi è l’autore

Emiliano Gucci è nato a Firenze nel 1975, vive e lavora a Prato. 

Ha pubblicato i romanzi Donne e topi (Fazi 2004), Sto da cani (Fazi 2006), Un’inquilina particolare (Guanda 2008), L’umanità (Elliot 2010), Nel vento (Feltrinelli 2013), le raccolte Firenze carogna (Pagliai 2009) e Più del tuo mancarmi (Noripios 2014), e Sui pedali tra i filari - Da Prato al Chianti e ritorno (Laterza, 2015).