La produzione di latte caprino e ovino a rischio per gli attacchi dei predatori

Scritto da Andrea Schillaci |    Aprile 2017    |    Pag. 6

Giornalista professionista, laureato in Scienze Politiche, è stato redattore de La Città e della Gazzetta di Siena, ha lavorato per l’Ansa, la Voce, il Classico, Toscana Qui. Negli ultimi quindici anni, ha collaborato con varie riviste dell’Editoriale Olimpia ed è stato vice caposervizio di Mondo Sommerso.

pecore al pascolo

Foto F. Giannoni

AGRICOLTURA

Diminuiscono le aziende con allevamento di ovini e caprini, ma aumenta la consistenza media delle greggi nella nostra regione: questa la fotografia della situazione attuale, sulla quale, però, incombe l’emergenza lupi. È questo, infatti, il problema che affligge gli allevatori, e non solo per gli animali uccisi durante gli attacchi dei predatori, ma anche per la conseguente interruzione di produzione di latte da parte di quelli spaventati. «In alcune zone di allevamento – afferma Andrea Righini, direttore del Consorzio Pecorino Toscano Dop –, soprattutto quelle più vicine ad aree boschive, il problema dei predatori è molto rilevante, sia in termini di danni diretti, con uccisioni di capi, sia in termini di diminuzione delle produzioni o aborti, derivanti dallo shock patito dagli animali a seguito dell’attacco subito. E dai dati diffusi anche dalla stampa, questi attacchi sono in forte aumento». In Toscana, alla fine degli anni ‘80 veniva stimata una presenza di 100 lupi. Il monitoraggio curato dal Centro interuniversitario della fauna, su incarico della Regione, ha censito nel 2015 109 branchi, pari a circa 600 lupi. Negli ultimi due anni nella nostra regione sono stati denunciati (e verificati dai veterinari delle Asl) oltre 1300 attacchi alle greggi da parte dei predatori, per un danno che supera i 2,4 milioni di euro.

La situazione, dunque, è critica, anche perché nell’area che corrisponde alle province di Grosseto, Siena e Pisa (zona del Volterrano e della Val di Cecina), dove si concentra l’allevamento ovino, si sono sviluppate aziende specializzate prevalentemente nella produzione del latte. Mediamente circa l’80 per cento del fatturato di un allevamento ovino è rappresentato dal latte, i ricavi per la vendita della carne risultano secondari (gli agnelli seguono una forte stagionalità, Natale e Pasqua, ma la vendita è in forte calo) e per quanto riguarda la lana, questa non rappresenta da anni un ricavo per gli allevatori, che spesso sono in difficoltà nel trovare chi ritiri il prodotto.

Secondo i dati di Coldiretti Toscana «alla fine degli anni ‘90 in Toscana erano presenti oltre 3000 aziende con allevamento di ovini; i capi allevati erano 600.000. Consistente la presenza di allevatori che si erano trasferiti in Toscana da altre regioni (soprattutto Sardegna). Il censimento Istat del 2010 rileva 2400 aziende con 470.000 capi. Oggi si può stimare che il numero di aziende sia circa 1200 ed il patrimonio ovino sia ridotto a circa 400.000 capi».

Una caratteristica particolare della produzione di latte ovino (che differenzia questa produzione da quella del latte bovino) è legata alla spiccata stagionalità. Nel periodo marzo - giugno viene prodotto circa il 55% della produzione annuale di latte ovino; di contro nel periodo fine estate - autunno (quadrimestre agosto - novembre) la percentuale prodotta non arriva all’11%. Ciò determina diversi problemi, soprattutto per quanto riguarda la commercializzazione. In sostanza i caseifici hanno difficoltà a garantire alla distribuzione forniture costanti per quantità e per gamma di prodotti: in alcuni periodi c’è un eccesso di prodotti freschi, che mancano invece in autunno. I caseifici hanno cercato di ovviare a questo problema incentivando la produzione del latte nel periodo critico. Ma produrre fuori stagione comporta un notevole aumento dei costi per l’alimentazione del bestiame, oltre a difficoltà organizzative e minori ricavi per la vendita degli agnelli. Tornando, infine, al pecorino, i dati relativi al periodo 2015-2016 per quello toscano Dop fanno comunque ben sperare. La produzione, infatti, è aumentata del 24%, passando da 2.944.380 chili a 3.651.635, con un incremento delle vendite complessive dell’1,58%, divise tra pecorino tenero e stagionato, con una leggera prevalenza del secondo. Il Consorzio che tutela il prodotto provvede anche alla commercializzazione ed alla promozione sia in Italia che all’estero attraverso eventi e fiere.


L’intervistato

Andrea Righini, direttore del Consorzio Pecorino Toscano Dop


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