Un disturbo diffuso. Come combatterlo

Scritto da Alma Valente |    Novembre 2004    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Paura della paura
La selva oscura
con cui Dante dà inizio alla Divina Commedia descrive bene la sensazione che si prova durante un attacco di panico: ovverosia il buio a mezzogiorno.
Ma per capire meglio facciamo un piccolo riferimento al mondo animale. Se si osserva il comportamento degli uccelli nel corso di un'eclissi totale di sole si nota che questi volano senza riferimenti, sbattendo contro le mura delle case, in preda ad azioni incontrollabili ed incomprensibili. Il loro istinto, cioè, non è più adeguato all'imprevedibilità dell'evento. Questo, in parte, è il comportamento di un essere umano che, durante un attacco di panico, proprio come gli uccelli non riesce più a "volare" nel verso giusto.

Per aiutarci a comprendere questa patologia, non grave, ma che peggiora notevolmente la qualità della vita, siamo andati ad intervistare il professor Carlo Faravelli, ordinario di psichiatria presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli studi di Firenze e uno dei maggiori esperti europei di panico.

Professore, in parole semplici, che cosa è un disturbo di panico?
E' una crisi d'ansia acuta, della durata variabile da poche decine di secondi a 10 minuti, caratterizzata da una violenta ed improvvisa comparsa di sintomi misti, sia fisici che psichici.
Tra i primi i più tipici sono le palpitazioni, la difficoltà a respirare, l'affanno e la fame d'aria, il tremore, la sudorazione, la sensazione di sbandamento. I sintomi psichici sono la paura di morire, di impazzire, di perdere il controllo su se stessi e il mondo circostante, un senso d'estraneità rispetto a se stessi, al proprio corpo o all'ambiente.

Quanto è diffuso questo fenomeno nel nostro Paese?
Molto. Circa due persone su 100 soffrono di disturbo di panico, e questa percentuale è simile in tutto il mondo occidentale. E' più presente nelle donne che negli uomini, ma può colpire indifferentemente tutte le fasce d'età, anche se l'esordio avviene di solito tra i 20 e i 25 anni.
Non ci sono differenze nella prevalenza di questi fenomeni riguardo al livello economico, sociale o scolastico. Si può considerare un disturbo che colpisce trasversalmente tutta la popolazione.

Qual è la differenza tra attacchi di panico e ansia?
L'attacco di panico rappresenta la forma più acuta, più intensa e di breve durata del complesso quadro dell'ansia, e si contrappone all'ansia generalizzata.
L'ansia si definisce come un "sentimento di attesa apprensiva". Il soggetto ansioso vive in uno stato di allarme più o meno permanente, nell'attesa che si verifichi qualcosa di spiacevole. Così come il panico, anche l'ansia generalizzata si associa a sintomi fisici, quali sudorazione ed oppressione toracica, ma questi sono assai più sfumati che nel panico. Alcuni soggetti, poi, tendono a manifestare il proprio stato ansioso attraverso una somatizzazione dell'ansia stessa, che si traduce in sintomi vari, quali diarrea, stipsi, senso di debolezza, difficoltà digestive, sudorazione, dolori a muscoli e articolazioni.

Quali sono le cause degli attacchi di panico? Come per la maggior parte delle patologie psichiche, non è possibile affermare che esiste una singola causa che determina l'insorgenza di questi disturbi. Si ritiene che alla base vi siano condizioni predisponenti di ordine biologico e psicologico, su cui poi possono agire dei fattori scatenanti.
Brevemente, nell'ambito dei fattori biologici si deve considerare un'alterata o eccessiva reattività dei sintomi vegetativi (battito del cuore, sudorazione, circolazione) su base costituzionale, probabilmente genetica. Il nostro gruppo di ricerca ha potuto recentemente dimostrare come durante l'attacco di panico sussistano delle modificazioni transitorie del circolo cerebrale.
Nell'ambito delle condizioni predisponenti di tipo psicologico, una personalità caratterizzata dalla tendenza alla drammatizzazione e da una visione apprensiva di se stessi e della vita può favorire l'insorgenza del panico. D'altra parte abbiamo anche dimostrato che traumi infantili, o un'educazione che abbia limitato l'autonomia del soggetto e la sua voglia di esplorare l'ambiente, spesso vissuto come potenzialmente pericoloso o ostile, aumentano il rischio del panico.
I fattori precipitanti sono spesso rappresentati da eventi fortemente stressanti.

Gli attacchi di panico possono essere curati, e come?
L'attacco di panico di per sé non è grave e non necessiterebbe di una cura specifica. Il problema si verifica quando alla "paura" (l'attacco) si associa la "paura di avere paura" e quindi l'evitare quelle situazioni in cui l'individuo pensa "e se mi sento male qui ...?".
In questi casi l'impatto del panico sulla qualità della vita può essere devastante. Il disturbo di panico è curabile e la risposta terapeutica è spesso molto buona.
Gli interventi terapeutici possono essere di tipo farmacologico, psicologico o combinato.
Le terapie farmacologiche si basano essenzialmente sull'impiego di sostanze ad azione antidepressiva.
Le terapie psicologiche che danno risultati migliori sono rappresentate dalla terapia cognitivo-comportamentale e dagli interventi psico-educativi. Questi ultimi in particolare si basano sull'informazione del paziente circa il suo disturbo, le possibili cause scatenanti, le strategie da mettere in atto per affrontare gradualmente le situazioni temute.
Le terapie combinate utilizzano sia gli interventi farmacologici che psicologici, e sono probabilmente le terapie più efficaci nel lungo periodo.

L'intervistato
Prof. Carlo Faravelli, ordinario di psichiatria presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Firenze.