Dai campi toscani ai punti vendita

Scritto da Gianni Carpini |    Settembre 2018    |    Pag. 17

Giornalista, blogger e videomaker.

Laureato in Scienze della comunicazione all’Università di Siena, si occupa di contenuti per internet, strategia social e web, video produzioni e collabora con testate locali fiorentine per cui scrive approfondimenti e inchieste su temi di attualità.

Ha iniziato nel 2003 come giornalista radiofonico (syndication Cnr radio FM, Radio Cuore, Rdf 102.7) e ha lavorato per l’agenzia multimediale di RCS, per cui ha realizzato video anche per il sito Corriere.it.

Dal 2013 fa parte della redazione di Informacoop, la trasmissione tv di Unicoop Firenze.

Territorio

A colpo d’occhio più rustica di altre “cugine” italiane, la nostra patata gialla si è fatta strada nel cuore e nei menù dei toscani, anche perché adatta a tanti e diversi usi in cucina. Non è stato semplice creare una filiera tutta toscana della patata. Dopo anni di impegno, battute di arresto e ripartenze, nell’ultimo biennio Unicoop Firenze è riuscita a creare una squadra di oltre quaranta coltivatori locali, alcuni riuniti in cooperative e consorzi, per portare sui banchi dell’ortofrutta un “sacco” di patate: venticinquemila quintali di tuberi con pochi chilometri sulle spalle, solo tra il 2016 e il 2017. Ora, dopo il raccolto estivo, la patata a pasta gialla arriva nei punti vendita dal sud della regione, in confezioni da due chili e mezzo o cinque chili, e rimarrà in assortimento fino ai primi mesi del 2019 grazie proprio all’impegno sul territorio. «Storicamente la Toscana non è una terra vocata a questo tipo di colture - spiega Francesco Cappelli, assistente acquisti ortofrutta di Unicoop Firenze -: servono ampi spazi da seminare, grossi macchinari dedicati alla raccolta e importanti impianti di mantenimento e stoccaggio al fine di garantire il rifornimento durante più mesi. La nostra agricoltura non era molto sviluppata in questo campo, con il tempo però siamo riusciti a creare una filiera, controllata dal nostro Ufficio qualità, e continueremo a lavorarci». Il cuore della produzione è nel livornese, tra Venturina e Bolgheri: il suolo rustico della zona dona il caratteristico aspetto “ruvido” alla patata gialla nostrana. San Miniato e Capalbio sono terre di varietà precoci. In Mugello, Valtiberina e vicino all’Abetone cresce la patata bianca, più tardiva, mentre la rossa, prodotto ricercato e di nicchia, proviene dal Casentino. Unicoop Firenze, insieme ai produttori locali, programma annualmente la semina e il ritiro, così da consentire a chi ha scommesso sul tubero toscano di fare investimenti per il futuro. «Abbiamo cercato di dare stimolo ai produttori locali in diversi settori dell’ortofrutta - aggiunge Cappelli -, per creare delle filiere toscane lì dove la nostra terra era più carente, come per la produzione della patata».

 

Pomodoro

Rosso fiorentino

È il re tra i rossi. Si riconosce dalle tipiche “grinze” sulla buccia e dalla polpa carnosa, consistente, saporita, con pochi semi e poca acqua. La stagione di raccolta del pomodoro fiorentino arriva fino a settembre, ma ormai è disponibile nei supermercati tutto l’anno grazie alle serre. Coltivata in varie zone della Toscana, la pianta può dare frutti anche da 150-200 grammi, ma è meno produttiva rispetto ad altre tipologie, come il pomodoro liscio a grappolo, il che influisce sul prezzo finale. Se in passato il costoluto fiorentino era utilizzato soprattutto per sughi e passate, oggi è apprezzatissimo anche per le insalate, gratinato o semplicemente gustato su una bruschetta con un filo d’olio d’oliva. Toscano, naturalmente.


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