Un doloroso e diffuso inestetismo dovuto ad una patologia del piede

Scritto da Alma Valente |    Marzo 2014    |    Pag. 44

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Nel linguaggio comune si fa riferimento a “cipolla” o “patata”, quando un inestetismo dei piedi, soprattutto nelle donne, può causare dei problemi per indossare alcuni tipi di scarpe, visibile soprattutto in estate, quando i piedi sono più scoperti.

Il termine esatto è: alluce valgo, ed è una vera e propria patologia che procura dolore, anche a riposo e difficoltà a camminare. Quanto è frequente questa patologia? Ci risponde il dottor Lapo De Luca, dirigente Medico, Sod Traumatologia e ortopedia generale, Aou Careggi, Firenze. «La prevalenza dell’alluce valgo è del 23% nella popolazione adulta fra i 18 e i 65 anni, e aumenta al 36% oltre i 65 anni».

Sicuramente un problema molto diffuso, ma esistono delle differenze di genere? «Indubbiamente colpisce più frequentemente le persone di sesso femminile, con un rapporto tra i due sessi anche di dieci a uno, secondo studi recenti, ma con l’aumentare dell’età questa differenza tende a diminuire».

In parole semplici di che cosa si tratta?

«L’alluce valgo consiste nella deviazione laterale del primo dito del piede - ci dice il nostro esperto - a cui spesso si associa anche la sua rotazione, e conseguente formazione di callosità, per cui possono essere presenti arrossamento e dolore alla base del dito».

Queste sono le motivazioni più frequenti per cui una persona si accorge di essere affetta da questa patologia; può essere anche ereditaria? E comunque qual è la causa?

«L’alluce valgo può essere o meno congenito - continua De Luca -. Può derivare da un’instabilità meccanica congenita, come a esempio un grado di tensione minore del normale dei tendini e dei legamenti (per esempio in malattie genetiche come la sindrome di Marfan o la sindrome di Down) ma può anche essere dovuto a malattie reumatiche, come l’artrite reumatoide o la gotta, o neuromuscolari come la sclerosi multipla.

Inoltre può insorgere in seguito ad esiti di fratture e altri traumi del piede, anche magari ad alcune alterazioni strutturali congenite come il ginocchio “varo” (cioè ruotato verso l’esterno) o “valgo” (ruotato verso l’interno), ed altre che provocano un’alterazione del normale appoggio plantare del piede».

Si possono prevenire o alleviare i sintomi con terapie mediche?

«Non esiste una vera e propria prevenzione - prosegue  l’esperto -. Si possono eseguire determinati esercizi di stretching dei tendini delle dita, una terapia antiinfiammatoria locale, sia con farmaci che con terapie fisiche, quali, per esempio, ultrasuoni in acqua.

A seconda dei casi, può essere consigliato anche l’utilizzo di strumenti con azione meccanica quali distanziatori in lattice e plantari con apposite correzioni».

Quando è necessario intervenire chirurgicamente?

Lapo de luca sod traumatologia careggi«È la persona affetta da questa patologia che di solito richiede l’intervento - dice De Luca -. Questo avviene quando il dolore non è più sopportabile e controllabile in altra maniera, e quando siamo in presenza di una limitazione della normale vita quotidiana o nell’indossare determinati tipi di calzature.

L’intervento deve essere eseguito quasi “obbligatoriamente”, quando le deformità del piede portano a una lesione della cute, soprattutto in pazienti diabetici, che sono maggiormente esposti a infezioni».

Molti dicono che il decorso post-operatorio è doloroso. È vero?

«L’intervento è indubbiamente fastidioso, ma il dolore viene controllato bene con un’adeguata terapia antidolorifica da eseguire a domicilio. Esistono vari tipi di intervento per l’alluce valgo, che variano a seconda della gravità della patologia e delle richieste funzionali. Ogni tipo di tecnica chirurgica ha delle specifiche indicazioni post-operatorie».

Per quanto tempo è necessario fare una riabilitazione?

«Normalmente per ottenere la guarigione completa occorrono circa 3-4 mesi. Per i primi 30-40 giorni normalmente è necessario utilizzare una scarpa idonea ortopedica tipo “Talus”, che permetta l’appoggio del solo tallone durante il cammino.

Successivamente, dopo una visita ortopedica di controllo, si devono utilizzare, per ulteriori 30 giorni circa, scarpe basse a pianta larga, di solito scarpe da ginnastica o sandali. Quindi per questo tipo di intervento non è necessaria una vera e propria riabilitazione motoria».

Si sente parlare di un nuovo tipo di terapia: la Pulsed Signal Therapy. In cosa consiste e soprattutto è già correntemente in uso?

«Questa è una tecnologia non invasiva - conclude De Luca – che, grazie a una strumentazione apposita, crea un campo elettromagnetico a bassa potenza con un segnale pulsato diretto sull’area interessata, andando così a interagire con i naturali potenziali elettro-magnetici delle cellule dell’organismo umano e stimolando i naturali processi rigenerativi.

Nell’alluce valgo può essere applicata per il trattamento della sintomatologia dolorosa sia in fase pre-operatoria che post-operatoria, ma non per il trattamento della deformità e la risoluzione della patologia».

Una terapia, a dire dal nostro esperto, non molto diffusa nei vari centri di cura, e di conseguenza scarsamente utilizzata. Inoltre la documentazione scientifica a riguardo è ancora estremamente esigua.

Piedi

Occhio alle scarpe

Sovente le signore, per motivi estetici, amano portare calzature inadatte a una corretta postura, abitudine che può influenzare l’alluce valgo.

Nella quasi totalità dei casi, infatti, l’uso di scarpe inadatte, come quelle con tacchi troppo alti, strette in punta e larghe in corrispondenza della base delle dita, favoriscono l’insorgere della deformazione e della sintomatologia, più che costituirne la causa.

Quindi la scarpa migliore da indossare deve riprendere la forma naturale dell’arco plantare, fornendo sostegno, protezione dagli urti e contenimento del piede.

La suola dovrebbe adattarsi comodamente al tallone e la parte anteriore dovrebbe essere sufficientemente spaziosa e flessibile per accogliere la punta del piede ed assecondarne i movimenti: in parole povere questo è il modello delle normali scarpe sportive. Il tacco non dovrebbe mai superare i 4-5 cm.

Immagine di L. Contemori


Nella foto di metà articolo, Lapo De Luca, dirigente medico, Sod Traumatologia e ortopedia generale, Aou Careggi, Firenze