Possono aiutare, ma non sostituire le diete dimagranti

Scritto da Francesco Morelli |    Aprile 2001    |    Pag.

Specialista in scienza dell'alimentazione e dietetica

Pasticche mangiagrassi
Una pillola contro l'obesità. Ecco il sogno più cullato da chi, in eccesso di peso, vorrebbe vedere risolti i propri problemi rapidamente e soprattutto senza grandi sacrifici.
E così, nel corso dei decenni, si sono moltiplicate le "scoperte" di pillole dimagranti, mangiagrassi ecc. Anche una sostanza recente e farmacologicamente attiva, come l'Orlistat, è stata etichettata come "pasticca mangiagrassi", mentre in realtà agisce bloccando parzialmente un enzima (la lipasi lipoproteica) che è deputato all'assorbimento dei grassi della dieta. Tuttavia, anche per non creare false illusioni, occorre subito dire che non ci troviamo di fronte alla soluzione del trattamento dell'obesità, dal momento che con l'assunzione di 2-3 compresse di questo farmaco si avrà (con una dieta ipocalorica equilibrata che contenga circa il 20-30% di grassi) una mancata utilizzazione di circa 20 grammi di grassi che, tradotti in calorie, equivalgono a 180 calorie al giorno. Ossia, conti alla mano, si perderebbero circa 500-600 grammi al giorno (6-7 chili in un anno). Di conseguenza, se un paziente in sovrappeso pensasse di risolvere il suo problema con questa sostanza, continuando a mangiare a volontà e senza seguire una dieta dimagrante, andrebbe incontro a una delusione, dal momento che questo pur valido farmaco può essere utilizzato solo come ausilio alla dieta dimagrante. Del resto, conti alla mano, 6-7 chili in un anno non sono davvero pochi.
Altri composti che riducono l'assorbimento, sempre modesto, dei grassi, sono quelli a base di fibra sia idrosolubile che non idrosolubile (come la cellulosa, la crusca, ecc.), nonché una resina (detta DEAD-D, dietilaminoetildestrano) che, intervenendo nel circolo degli acidi biliari (quest'ultimi costituenti della bile), riduce anch'essa l'assorbimento dei grassi in genere e del colesterolo in particolare. Esistono poi i cosiddetti farmaci "termogenetici", ossia sostanze che stimolano il consumo dell'organismo e, di conseguenza, dovrebbero far perdere peso. Queste sostanze, come l'efedrina, la caffeina e soprattutto gli estratti tiroidei, vanno usate con cautela in quanto, a dosi efficaci, possono essere particolarmente pericolose e, soprattutto per gli estratti tiroidei, possono far perdere, oltre al grasso, anche proteine e muscolo, cosa ovviamente non auspicabile per la salute del paziente.
Un farmaco che sarà distribuito a breve (la sibutralina) sembra che, oltre ad aumentare il senso di sazietà, possa intervenire anche stimolando particolari recettori del tessuto adiposo (detti B3-adrenergici) sul consumo energetico, facendolo aumentare.
Accanto a tutte queste sostanze farmacologiche, provate con criteri scientifici, ci sono altri prodotti che dovrebbero ridurre l'assorbimento dei grassi e degli zuccheri e, di conseguenza, dare perdite di peso miracolose e risolutive.
In realtà sono solo dei miscugli che contengono sostanze più o meno naturali, spesse volte dal nome accattivante, ma mai comunque provate scientificamente. Come si vede, il panorama è assai complesso ed eterogeneo e alla domanda se esista la cosiddetta "pasticca mangiagrassi o bruciagrassi" si può rispondere, senza paura di sbagliare, che purtroppo questa pasticca non esiste ancora. Di conseguenza, prima di affidarsi ad una certa pubblicità che, spesse volte, promette fumo e poco più, sarebbe sempre meglio consigliarsi con un buon nutrizionista.