Sulle strade della Toscana in motocicletta. Riti e miti dei centauri nostrani

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Febbraio 2010    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Lo dicono australiani e polacchi, americani e tedeschi, olandesi e lusitani. Strade belle come quelle toscane, per andarci in motocicletta, non ne esistono nel mondo intero. Perché sono movimentate, fitte di curve aperte, spesso con un buon asfalto e, tolte quelle di grande comunicazione, con un traffico limitato. Dunque, cosa vuole di più o di meglio un motociclista anche con una minima propensione sportiva?

Ma se i centauri nostrani possono dare per scontata una fortuna simile, sono quelli del resto del mondo che mostrano segni concreti di apprezzamento. Con le prime margherite d'aprile, eccoli scivolare giù dalle Alpi e ronzare felici lungo la Chiantigiana, per esempio, o sulla provinciale 429 che da Poggibonsi, con una serie infinita di curve, conduce a Castellina e a Radda in Chianti. O ancora - itinerari più impegnativi - arzigogolare su e giù per gli Appennini; oppure - percorsi più rilassanti - procedere a passo di crociera lungo le strade interne della Maremma grossetana.

Insomma, ce n'è per tutti i gusti: dallo sportivo al bradipo, dallo smanettone che si inerpica sulle non aspre colline per sentirsi una libellula, al turista, attento osservatore di ogni località di qualche interesse storico, artistico o paesaggistico.

In pista

Certo, non sono cifre che incidono in maniera significativa sulle statistiche, però aumentano di anno in anno i motociclisti che a ogni rifiorir di stagione scendono dall'Europa del Nord (ma ora anche da quella dell'Est), attraversano la monotona pianura Padana, si arrampicano sugli Appennini e ne ridiscendono, e si spalmano per la Toscana, spesso con idee e intenti ben precisi: guidare in tutta tranquillità senza perdere di vista il paesaggio che li avvolge e li circonda.

Esiste anche un gruppo consistente che scende in Toscana con uno scopo ancora più preciso: quello di infilarsi nella statale 65, raggiungere la località di Scarperia e seguire le indicazioni che portano dritto all'ingresso del mitico Circuito del Mugello. Qui è necessario mettere mano al portafogli, prelevare sessanta euro e con quella cifra guadagnarsi un lasciapassare che consente di sentirsi per mezz'ora Valentino Rossi o Casey Stoner su quelle impegnative curve e saliscendi che hanno reso famoso nel mondo il circuito toscano.

Moto memoria

Del resto la Toscana ha una ricca, lunga e nobile tradizione motociclistica; non tale da competere con quella dell'Emilia-Romagna, da sempre considerata la terra del "mutor" per antonomasia, ma comunque di tutto rispetto. Può annoverare uno fra i più antichi moto club d'Italia (nato nel 1903) e detiene il primato della più vetusta corsa in salita, quella della Consuma, disputata per la prima volta nello stesso 1903.

E se ha un solo museo dedicato specificatamente alla moto e allo scooter - quello di Piaggio e Gilera a Pontedera - ha un numero altissimo di collezionisti più o meno privati che mettono a disposizione i loro esemplari a tutti gli appassionati desiderosi di conoscere la genealogia della Moto Beta, per citare una marca fiorentina, o ammirare quasi tutti i modelli della Demm, sia da strada che da pista, costruiti fra il 1952 e il 1982.

Innumerevoli sono anche i raduni per gli amanti delle moto d'epoca. Si parla di un centinaio nell'arco dei dodici mesi. E la tipologia è vasta: solo moto di una certa età, per esempio, oppure solo di una marca; o ancora, solo da corsa o da fuori strada... In genere il raduno termina, dopo un breve tragitto lungo una strada panoramica, con una solenne scorpacciata.

 

Appuntamento al Passo

Poi c'è l'appuntamento fisso, al quale ogni motociclista che ci tiene ad essere chiamato tale, non può sottrarsi. Come il musulmano deve visitare la Mecca almeno una volta nella vita, così il centauro sportivo, sia toscano che emiliano, non può esimersi, minimo una volta all'anno, dal raggiungere il Passo del Muraglione per partecipare al cosiddetto rito dell'"annusamento" reciproco.

In sintesi accade questo: sia dal nord che dal sud, schiere di motociclisti percorrono la statale 67 con un itinerario comune e, in cuore, due scopi, uno palese e uno recondito. Quello palese è di parcheggiare nel grande piazzale da cui si diparte il massiccio "Muraglione", entrare nel bar e farsi un panino con il prosciutto innaffiato con un bicchiere di vino. Quello recondito è di mettersi a passeggiare, con apparente indifferenza, per il grande parcheggio zeppo di motociclette.

È a questo punto che inizia il rito: ogni motociclista, in realtà, guarda alle moto con estremo interesse e accentuato senso critico. E lo sguardo si farà altezzoso e quasi superbo quando ci troviamo davanti a una moto che si reputa inferiore alla nostra; mentre gli occhi prenderanno quel bagliore misto di ammirazione, e anche di un pizzico di invidia, quando siamo di fronte a una moto decisamente superiore.

I costruttori italiani conoscono bene quello che accade ogni sabato e domenica pomeriggio al Muraglione, e affidano volentieri a un loro dipendente l'ultimo modello uscito dalla fabbrica perché sfili e si faccia ammirare - come una Naomi Campbell metallica - su quella importante passerella.

 

Sempre in moto

Infine ci sono quelli che usano la moto come unico mezzo di trasporto per tutte le attività quotidiane: ci vanno in ufficio o a fare la spesa, portano il ragazzo a scuola o la ragazza al cinema, sfidano l'inclemenza delle stagioni e l'intolleranza degli automobilisti, si difendono dalle buche nell'asfalto e dalle pietre sconnesse. Poi, il sabato e la domenica, tirano a lucido la loro amica fedele e si fanno trasportare dovunque ci sia una strada e una mèta da raggiungere.

E sul loro volto - non importa se si tratta di un novellino appena maggiorenne o di un veterano di settanta anni - avranno stampata quella espressione di inebriante felicità che può provare solo chi apprezza con passione ed entusiasmo una rossa "desmodromica" Ducati, una nera moto guzzi dal passato lungo e glorioso o una delle tante giapponesi, forse troppo spesso liquidate come "belle senz'anima".

 


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