Scritto da Alma Valente |    Marzo 2003    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Parole d'ordine: riabilitare
«Se bisogna ricostruire, la prima e più importante di tutte le ricostruzioni è quella dell'uomo. Bisogna ridare agli uomini una meta ragionevole di vita, una ferma volontà di conseguirla». Sono parole di don Carlo Gnocchi, sacerdote amoroso e concreto allo stesso tempo, alla cui instancabile attività dobbiamo oggi la presenza dell'omonima Fondazione, nata cinquant'anni fa per la riabilitazione, la cura e l'integrazione sociale dei bambini mutilati. Oggi ha alle proprie dipendenze 3000 operatori che erogano le proprie prestazioni, in regime di accreditamento con il Servizio sanitario nazionale, in venti centri, distribuiti in nove regioni. Ha ottenuto anche il riconoscimento di Organizzazione non governativa (Ong) per un più diretto intervento nei paesi in via di sviluppo.

Nato nel 1902, da una famiglia povera di San Colombano al Lambro vicino a Lodi, Carlo Gnocchi venne ordinato sacerdote nel 1925. Dopo un'esperienza con i giovani nella parrocchia di san Pietro in Sala, diventa direttore spirituale dell'Istituto Gonzaga di Milano. Nel '41 si arruola come cappellano militare e parte per il fronte greco-albanese, mentre nel '42 partecipa alla campagna di Russia. Nel gennaio del 1943 è tra i pochi sopravvissuti della ritirata degli alpini della Tridentina, ed è proprio in quell'occasione, tra malati e moribondi, che comincia a maturare il proprio sogno: darsi totalmente per aiutare gli altri. Ritornato in Italia partecipa alla Resistenza, facendo espatriare e proteggendo persone ricercate. A guerra finita, dopo vari passaggi, realizza il proprio progetto: la Fondazione Pro Juventute (ora Fondazione don Carlo Gnocchi Onlus). Muore a soli 54 anni, ma prima della fine compie un ennesimo gesto d'amore. Chiama il professore Cesare Galeazzi, suo grande amico ed allora primario dell'Istituto oftalmico di Milano e gli dice: «Cesare, ti chiedo un grande favore, non negarmelo: fra poche ore io non ci sarò più: prendi i miei occhi e ridona la vista ad uno dei miei ragazzi». Furono due i ragazzini che grazie a don Carlo riuscirono a vedere la luce, inaugurando nel nostro Paese l'era del trapianto di organi.

Col passare degli anni il raggio d'azione della Fondazione si è notevolmente ampliato. Si va dalla riabilitazione ortopedica, neurologica, respiratoria, cardiologica e neuropsichiatrica infantile (sia intensiva che di recupero) all'assistenza di persone anziane non autosufficienti e di malati oncologici in fase terminale. Anche la ricerca scientifica trova un largo spazio e si sviluppa prevalentemente in campo biomedico, biotecnologico e nella sperimentazione clinica finalizzata ad individuare nuove metodiche e tecnologie per il recupero dei deficit motori, neurocognitivi e per la riduzione delle condizioni di disabilità. C'è poi il settore dedicato alla formazione, rivolta sia ai disabili che agli operatori del settore.

In Toscana il centro più grande è S.Maria agli Ulivi di Pozzolatico, con attività di riabilitazione (ricovero e ambulatoriale) cardiologica, pneumologica, neurologica, ortopedica e vertebrale, per 94 posti letto, 10 di seminternato e altri 40 posti letto ospedalieri e 6 day hospital. Dal centro di Pozzolatico dipendono il Centro ambulatoriale di Colle Val d'Elsa e l'ambulatorio di via Caccini a Firenze (in attività dal 1° gennaio 2002). In Toscana sono inoltre presenti il Centro S. Maria alla Pineta di Marina di Massa, che assicura attività di riabilitazione in campo pneumologico e ortopedico. Dal centro di Marina di Massa dipende la nuova unità operativa di riabilitazione (60 letti) realizzata all'interno dell'ospedale di Sarzana, in Liguria.