Il regno degli animali

Scritto da Matilde Jonas |    Gennaio 2004    |    Pag.

Giornalista Fiorentina, laureata in pedagogia con indirizzo psicologico, vive a Vejano (Viterbo), in piena Tuscia. Collaboratrice di numerose riviste letterarie, di quotidiani e mensili, a cui alterna l'attività di ufficio stampa per manifestazioni artistiche, ha anche pubblicato libri di poesie e narrativa (La lunga notte dei nove sentieri, Ed. Quaderni di Hellas; Tra silenzio e parole, Nardini Editore; Venerdì, MCS). Per la collana 900 di Mondadori/De Agostini ha curato le prefazioni di autori del Novecento. Direttore responsabile fino al giugno 1995 del mensile della Newton Periodici Firenze ieri, oggi, domani, ha progettato e realizzato il mensile Firenze Toscana, per il gruppo editoriale Olimpia, di cui ha assunto anche la direzione.

Abruzzo: dall'orso alla vigna 2
La policromia autunnale
delle ampie faggete a ricoprire le pendici accidentate degli Appennini. La vetta di monti a creare indimenticabili scenografie. Tra macchie scure di pino nero - varietà esclusiva del Parco degli Abruzzi - e di pino mugo, praterie d'altura e petraie d'alta quota, dove non di rado - complice un briciolo di fortuna e un buon binocolo - si possono vedere al pascolo cervi e caprioli.

Questo luogo - antica terra di scontro tra Sanniti e Romani - è la patria dell'orso bruno marsicano, un socievole ghiottone che, assieme al lupo appenninico e al camoscio d'Abruzzo, sarebbe già estinto da anni senza la protezione del Parco.
Stesso discorso vale per la lince, la martora, l'aquila, la pernice: esemplari di una popolazione globale di 60 specie di mammiferi e 230 specie di uccelli.
Ma per incontrare questi animali bisogna essere proprio dei miracolati: di norma occorre sapersi accontentare di riconoscere i segni del loro passaggio. Non possono invece fuggire i rari Iris Marsicani, le orchidee, i gigli rimasti a testimoniare - assieme ad altre 2 mila specie di piante - la ricchezza e la varietà dell'enclave appenninico originale.
Insomma, oggi nel Parco l'unico genere in via d'estinzione pare sia solo l'endemica povertà delle comunità montane: centri che la miseria per secoli ha dissanguato di abitanti ma che ora, grazie all'ecoturismo, sono tornati a ripopolarsi e a rivivere.
Primo nucleo di quello che sarebbe diventato il parco-pilota per le aree protette di tutta Europa, la riserva reale di caccia istituita nel 1872 per la protezione di alcune specie animali, già allora di anno in anno sempre meno numerose.

Il progetto del Parco Nazionale d'Abruzzo risale al 1917, ma fu realizzato solo a guerra finita sui 500 ettari messi a disposizione dal Comune di Opi - esempio seguito a stretto giro da altri Comuni - con l'istituzione dell'Ente Parco.
Soppresso durante il fascismo, l'Ente si ricostituì solo nel 1950, giusto in tempo per arginare i danni inflitti al territorio da una selvaggia speculazione edilizia, che in nome dello sviluppo turistico aveva sacrificato ben 650.000 piante d'alto fusto.

Abruzzo: dall'orso alla vigna 3
Oggi il Parco
si estende su 50.000 ettari, cui sono da aggiungere gli 80.000 della fascia di protezione esterna dalla quale da qualche anno è stata bandita la caccia: un territorio che comprende 18 comuni abruzzesi, molisani e dell'alto Lazio, da dove si irraggiano 150 percorsi ecoturistici, i più noti dei quali conducono alla Camosciara, alla Val Fondello, alla Cicerana, al monte Marsicano.
Paesi inerpicati sui crinali dei monti, accovacciati sulle creste, rannicchiati in brevi vallate, tutti legati alla cultura pastorale, alle vicende della transumanza. Spesso già abitati in epoca preromana, come rivelano i reperti archeologici sannitici e dei Marsi. Quasi tutti conservano intatto l'impianto medievale, con le case affacciate su vicoli ripidi e stretti, col saliscendi delle scalette a coprire i dislivelli.

A Scanno - nota per le filigrane d'oro e d'argento - le donne anziane vestono ancora il costume tradizionale con la lunga gonna scura e il fazzoletto nero annodato sulla nuca; siedono spesso sull'uscio di casa, il tombolo in grembo a ricamare.
Le botteghe di Scapoli (ma anche di Castelnuovo Volturno), custodiscono ancora il segreto degli artigiani che fabbricano zampogne: in paese - dove ogni anno d'estate si svolge il Festival della zampogna e una mostra-mercato - esiste il museo di questo antico strumento (tel. 0865954411).

L'avvicendarsi degli stili - romanico, rinascimentale, barocco abruzzese - di castelli e palazzi, monasteri, santuari e parrocchiali resta il solo segno tangibile del trascorrere di secoli in questa terra di streghe e negromanti da sempre sospesa nel mito.

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