Le bellezze naturali del Parco della Peschiera

Scritto da Càrola Ciotti |    Giugno 2013    |    Pag. 42

Fotografa. Collabora dal 1994 con l'Informatore, soprattutto realizzando immagini, ma ultimamente anche scrivendo testi. Ha iniziato a fotografare nel 1979 dedicandosi da subito allo sviluppo e alla stampa delle proprie immagini in bianco e nero. Nel 1987, dopo alcuni anni di collaborazione con professionisti, apre un proprio studio. Portata alla ritrattistica e alla moda, non trascura il reportage e la fotografia naturalistica. In varie esposizioni ha presentato il frutto di una ricerca sul corpo e sul volto femminile.
Ha partecipato come fotografa ufficiale al festival "France Cinéma". Sue fotografie sono apparse su libri, cataloghi e riviste.

Capoluogo culturale del Monte Amiata, l’antico paese di Santa Fiora, in provincia di Grosseto – da cui dista sessanta chilometri – conta poco meno di tremila abitanti; il luogo offre ai visitatori atmosfere di altri tempi e vi si respira, oltre ad un’aria fresca e incontaminata, pace e tranquillità.

Le bellezze naturali di questo territorio si arricchiscono di numerose realtà storico-artistiche di notevole valore, tutte degne di essere conosciute, come il Parco della Peschiera, una delle maggiori attrattive del paese; è situato a nord-est del borgo e si raggiunge varcando la Porta di San Michele, discendendo poi verso il terziere di Montecatino, dove si trova anche l’oratorio della Madonna delle Nevi.

La peschiera

Si tratta di un piccolo parco, molto caratteristico, con una grande vasca adibita – ancora oggi, come in passato – all’allevamento del pesce. Ci guida alla scoperta di questo sito il signor Luciano Pacini che insieme al figlio Cristiano, gestisce il parco (di proprietà comunale) e il bar pizzeria ospitato nella zona finale della Peschiera.

«La sorgente del fiume Fiora, il nostro maggior corso d’acqua, scaturisce dalle pendici dell’Amiata – racconta Luciano – proprio dove sorge il paese di Santa Fiora; la Peschiera fu edificata nel Settecento, su una struttura risalente a epoche ancora più remote, per imprigionare le acque sorgive del fiume».

L’ampia vasca in pietra, che ancora oggi si ammira in tutto il suo splendore, all’interno del Parco, era impiegata per allevare trote e carpe destinate alle tavole dei Conti Sforza-Cesarini, signori di Santa Fiora. «Il Parco si estende per poco più di un ettaro – spiega Pacini – la vasca, lunga 50 metri è costeggiata da un vialetto affiancato da un basso muro; da qui ci si può affacciare a osservare i pesci.

Peschiera parco con vasca articolo informatore unicoop firenzeLe acque ospitano trote di tre specie diverse: Iridea, Fario e Macrostigma, tipica della zona, che vive soltanto qui, e alcuni storioni di dimensioni gigantesche che si distinguono molto bene, data la trasparenza delle acque. Nella vasca nuotano una coppia di germani e un grosso papero, mascotte del Parco».

Le trote allevate in vasca, quando sono abbastanza cresciute, sono liberate nel fiume Fiora per ripopolarlo e consentire così la pesca sportiva; è questo, oggi, l’unico scopo dell’allevamento in Peschiera.

Fascino intatto

Intorno alla vasca si sviluppano molti sentieri scavati nella trachite – che qui chiamano peperino – una pietra di origine vulcanica tipica della zona: a Santa Fiora, case, muretti, stipiti, scale, sono costruite, perlopiù, con questa bella pietra dalla superficie ruvida e di colore scuro.

Le presenze arboree alla Peschiera sono molte, importanti e spesso secolari: i grandi pini, gli abeti bianchi, i cipressi, le magnolie, i lecci, le querce, i cedri e i castagni, vero simbolo amiatino, rendono fresco e ombroso il soggiorno nel Parco che è, non a caso, attrezzato con tavolini e panche per consumare liberamente merende o pic-nic.

Luciano pacini parco con vasca articolo informatore unicoop firenzeùPer abbellire questo spazio, ogni anno il signor Moreno Scapigliati (il giardiniere che si occupa della manutenzione quotidiana del parco e che ogni mattina nutre i pesci) impianta molti fiori, disposti in tantissime cassette e vasi, disseminati ovunque, mantenendo viva la tradizione dei maestri giardinieri. 

Ecco come lo storico Romei descrive l’aspetto della Peschiera a metà ‘800: “Ammirasi a questa [la Peschiera] unito un delizioso parco all’inglese […] ivi s’intrecciano i rami del pino con quello dell’abete e del cipresso.

La Magnolia odorifera ed i rododendri sono ombreggiati da antichi castagni […] Alle molteplici rose sono unite le viole, le fucsie, le camelie e i mughetti fragrantissimi…”. Oggi il parco, pur col suo aspetto diverso, conserva ancora intatti il fascino e la bellezza di una volta.

  • Orari di apertura del Parco: dalle ore 9 fino anotte. Biglietto d’ingresso: 1 euro

Nella foto di F. Magonio, l’intervistato: Luciano Pacini

Il Museo delle Miniere

Il Museo delle Miniere e dei Minatori si trova nella centrale piazza Garibaldi, ospitato nel bel palazzo cinquecentesco Sforza-Cesarini. Inserito nel circuito del Sistema museale amiatino, è nato per volontà dell’Amministrazione comunale e dell’Associazione “Minatori per il Museo”.

Il museo delle miniere con vasca articolo informatore unicoop firenzeùInaugurato nel 2002, offre al visitatore notevoli spunti di riflessione e la possibilità di conoscere e comprendere più a fondo tutto ciò che il lavoro nella miniera ha rappresentato per questa terra, per il suo tessuto socio-economico e per la sua cultura.

Articolato in sei piccole sale, presenta esaurienti testi, cartine, fotografie, oggetti, modellini e documenti che illustrano in modo semplice e immediato, la lunga storia delle miniere amiatine, i sacrifici compiuti dai minatori, le tecniche di lavoro, le diverse dinamiche connesse all’attività estrattiva.

Particolarmente emozionante è la discesa nella galleria, allestita nella terza sala: è stata scavata nella roccia e riproduce molto fedelmente l’ambiente di lavoro in cui operavano i minatori. Inoltre, in questa sala è predisposto un corretto spazio per la proiezione di un toccante documentario che presenta vive testimonianze, intrecciate a storie ed eventi storici del ‘900.

Da segnalare l’interessante sistema di guide palmari, in dotazione al museo dal 2005, che per mezzo della tecnologia wireless consente di ampliare la conoscenza del tema attraverso la fruizione di un ricco archivio documentale.

Info:


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