Cambia la legge

Scritto da Alma Valente |    Aprile 1999    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Pane, amore e fantasia
L'evento è di quelli storici. Per la prima volta, l'alimento più amato dagli italiani è stato liberalizzato. Dal 16 febbraio, infatti, è entrato in vigore un nuovo regolamento che adegua le norme di panificazione italiane a quelle europee. Un provvedimento che sta destando non poche preoccupazioni tra gli addetti ai lavori, soprattutto per le ripercussioni negative che potrebbe avere su qualità e tradizione. Con la normativa europea sono stati modificati alcuni articoli di legge tra cui il numero 20, quello cioè relativo ai cosiddetti "pani speciali", che stabiliva in maniera molto rigida i tipi di ingredienti consentiti. Da oggi, invece, il pane si potrà fare con tutto: dalla farina di pesce ai semi di cotone; dal mais transgenico, cioè alterato in laboratorio, alla Coca Cola e perché no, anche con la carne macinata, il ragù e il goulash. Ma al di là delle novità, che all'inizio spaventano sempre, il pane toscano è veramente a rischio? "E' troppo presto per dirlo - spiega Mauro Capperi degli Artigiani Panificatori (Cna) -. Per evitare confusioni però sarebbe bene dare anche ai tipici pani regionali una Denominazione di origine controllata". Una soluzione sul modello francese dunque, che per salvaguardare la sua baguette ha varato addirittura due leggi: una per definire il "pain maison", cioè "il nazionale"; e l'altra sulla denominazione esatta dell'azienda che la produce. E in attesa che i ministeri competenti elaborino le loro strategie, i consumatori dovranno fare molta più attenzione al momento dell'acquisto. Per legge, infatti, le confezioni del pane dovranno essere accompagnate da una specifica degli ingredienti, una prassi ormai consolidata nella grande distribuzione e che, dal mese di febbraio, è estesa anche ai negozi tradizionali. E per quanto riguarda i controlli? Ci penseranno le varie Asl, che dovranno garantire e tutelare la corretta osservanza delle norme in vigore. Insomma, con l'entrata in Europa molte delle nostre abitudini dovranno per forza di cose cambiare, a cominciare dal fornaio. Ma i primi garanti della sicurezza di ciò che mangiamo siamo sempre e comunque noi consumatori. Occhio dunque all'etichetta, alla qualità e non solo al prezzo!

Attenzione alle etichette
La nuova normativa (Dpr 502 del 30/11/98) non sacrifica certo la fantasia creativa dei panificatori, visto l'enorme elenco di ingredienti che possono essere aggiunti al pane. Una normativa, come la maggior parte di quelle approvate negli ultimi anni, ispirata a direttive della Comunità europea, tesa ad uniformare i comportamenti nel vecchio continente. La legge storica sul pane - la 580/67, che disciplina la lavorazione e il commercio dei cereali, degli sfarinati, del pane e delle paste alimentari - era stata in qualche sua parte modificata, e nuove disposizioni legislative riguardanti questo prodotto erano state approvate negli ultimi anni, seguendo l'evoluzione del mercato, dei gusti e delle nuove esigenze dei consumatori.
Le novità più salienti di questo regolamento, pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 1° febbraio 1999, consistono nella commercializzazione del pane ottenuto dal prodotto surgelato e non, parzialmente cotto, purché tenuto in comparti separati rispetto al pane fresco e contraddistinto dalla dizione "ottenuto da pane parzialmente cotto surgelato" oppure "ottenuto da pane parzialmente cotto".
Possono inoltre variare le denominazioni di vendita specifiche, qualora il pane sia ottenuto dalla miscelazione di diversi tipi di sfarinati. In tal caso occorre che nell'etichetta sia riportata la dizione: "Pane al..." seguito dal tipo di sfarinato aggiunto caratterizzante il prodotto. Per il resto, a parte la scomparsa dei pani cosiddetti "speciali" e qualche altra variazione riguardante l'umidità, i grassi aggiunti, i lieviti impiegati e le modalità di trasporto, tutto è rimasto invariato. Il consumatore quindi non avrà nulla da temere per queste novità: la tradizione alimentare del pane, che tanto caratterizza la nostra cultura mediterranea, verrà sostanzialmente rispettata.
(Bruno Santini)