Una data storica che ha oggi significati diversi

Scritto da Giulia Caruso |    Marzo 2009    |    Pag.

Giornalista Si è formata professionalmente come collaboratrice stabile della cronaca toscana de l'Unità, redazione cultura e spettacoli, dal '90 al '97, per la quale si è occupata di musica - in prevalenza rock - moda, costume e cinema. Attualmente collabora con il Corriere di Firenze per il quale è corrispondente per la cronaca locale da Empoli, e per il mensile Rockstar. Esperta di linguaggi e culture giovanili, di viaggi e turismo, è inoltre appassionata di enogastronomia.

New York 1908. Le operaie dell’industria tessile “Cotton” incrociarono le braccia contro le condizioni disumane in cui erano costrette a lavorare. E fu proprio l’8 marzo che il padrone dell’azienda, tale Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica e diede ordine di appiccare il fuoco. Nel rogo morirono 129 donne. Successivamente, Rosa Luxembourg propose all’Internazionale socialista di istituire in quella data, una giornata mondiale di lotta per i diritti delle donne.

8 marzo 2009. Tanta acqua da allora è passata sotto i ponti, innumerevoli mimose sono fiorite e appassite. La ricorrenza che da più di un secolo si festeggia in tutto il mondo occidentale, ha perso molto dello spirito originario di giornata simbolo dell’emancipazione femminile. Ormai da tempo, tra fiori e regali, per molte, la “festa” della donna rappresenta l’occasione giusta per lasciare a casa mariti e fidanzati, e uscire a far baldoria con le amiche.

Tanta strada resta ancora da percorrere. Lo sanno bene le donne straniere, una risorsa preziosa per il nostro paese. Soprattutto colf e badanti che per molti anni hanno rappresentato la maggioranza dei lavoratori extracomunitari. Filippine e capoverdiane, ucraine e polacche, una moltitudine silenziosa. «Donne che aiutano altre donne a colmare l’ormai cronica carenza di servizi fondamentali per la famiglia», come sottolinea Mercedes Frias, lei che è originaria di Santo Domingo, laureata in geografia, madre di due figli. In Italia ormai da 20 anni, è stata sempre impegnata in prima fila per i diritti degli immigrati. Già fondatrice dell’associazione di donne straniere “Nosotras”, è stata poi assessore ai diritti di cittadinanza, pari opportunità e ambiente del comune di Empoli. Infine, parlamentare nel 2006, unica straniera eletta alla Camera dei deputati.

«Riconoscere a ogni donna come soggetto di diritto in quanto essere umano, parità di trattamento, nel rispetto delle diversità di genere. Questo vale per tutte, straniere e italiane», dice Mercedes che considera l’8 marzo l’occasione giusta per un momento di riflessione. «In un clima di violenza, sia contro le donne che contro i cittadini stranieri, mentre crescono la paura e la diffidenza contro chi non è nato in Italia, bisogna lottare tutti insieme, uomini e donne, per superare il divario tra migranti e nativi, per garantire diritti uguali per tutti senza alcuna distinzione».

Anna Meacci, invece, spara a zero sull’8 marzo. Una ricorrenza che secondo lei non ha più alcun significato. «Basta mimose, non me la sento più di festeggiare. Accadono cose mostruose, le donne subiscono tanta violenza, dovremmo scendere in piazza tutti i giorni». L’attrice fiorentina, attualmente, sta lavorando a un nuovo spettacolo dedicato alla pittrice caravaggesca Artemisia Gentileschi, anch’essa vittima, della violenza maschile nell’Italia del XVI secolo. «Ora come allora, le donne continuano a essere usate e abusate. Con Artemisia continuerò a gridare tutta la mia indignazione».


Nelle foto, a partire dall'alto, Mercedes Frias, ex parlamentare, e Anna Meacci, attrice.


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