La ricostruzione dei fossili, un mestiere difficile che richiede competenze di vario genere

Scritto da Silvia Amodio |    Marzo 2010    |    Pag.

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Non è facile descrivere la professione di Alessandro Mangione, perché sconfina in tanti ambiti diversi; per comodità diciamo che ricostruisce fossili, anche se risulta una definizione un po' riduttiva.

Finiti gli studi alla scuola di disegno anatomico, presso la facoltà di Medicina e Chirurgia di Bologna, Alessandro è stato subito reclutato per lavorare presso il Museo di geologia e paleontologia di Firenze dove è partito alla grande, è il caso di dirlo, ricostruendo dinosauri e non solo. Si contano su una mano, infatti, i professionisti in questo settore così altamente specialistico.

Jurassic park in Valdarno

Il lavoro di Alessandro spesso inizia dalle operazioni di scavo sul territorio: è sul luogo infatti, che inizia l'osservazione e il rilievo del reperto che in un secondo tempo deve essere ricostruito unendo le tecniche più recenti come immagini digitali a 3 dimensioni a quelle più tradizionali del disegno o della ceroplastica scientifica, un metodo quest'ultimo per fare modelli di cera che risale al ‘600. Un esempio di quest'arte sono le suggestive cere anatomiche custodite alla Specola, uno dei musei di Storia naturale di Firenze.

«L'Italia - ci spiega Alessandro - è ricchissima di materiali fossili: dai vertebrati più antichi come i rettili marini e i pesci del triassico medio (200 milioni di anni) di Monte San Giorgio e di Besano, al confine con la Svizzera, fino agli enormi mastodonti, grossi ippopotami, cervi giganti e rinoceronti, che pascolavano tranquillamente anche nel nostro Valdarno tra 3 milioni e 250.000 anni fa». Per rimanere in zona, oltre al Valdarno, anche le zone di Empoli, Fucecchio, Sesto Fiorentino, Bilancino, nascondono molti tesori sia paleontologici (ciò che rimane di piante e animali) che archeologici (ciò che rimane della presenza dell'uomo, dai manufatti alle architetture).

Uno strano ungulato

Un animale piuttosto bizzarro è l'Hoplytomeryx matthei, uno strano ungulato, un po' cervide, un po' bovide e un po' giraffide, con cinque corna, risalente al Miocene superiore (circa 10 milioni di anni). I suoi resti sono stati ritrovati sia nel foggese che in Abruzzo una trentina di anni fa. «Quando ho iniziato a lavorarci avevamo solo pochissimi elementi, ma grazie al lavoro di squadra, con paleontologi e paleobotanici, siamo riusciti a dare forma a questa strana creatura. Tempo dopo sono stati trovati resti della stessa specie che hanno confermato che le nostre intuizioni erano esatte. Una soddisfazione enorme!» - prosegue Alessandro con una punta di orgoglio.

L'artista-paleontologo-artigiano ci racconta che, contrariamente a quanto si possa pensare, la tecnologia non è in grado di sostituire totalmente i vecchi metodi di lavoro. «Spesso mi avvalgo di fotografie e di indagini radiologiche, ma li uso solo come strumenti manipolabili e interpretabili che mi permettono di raggiungere lo scopo proposto».

Per esempio, la fotografia di un osso è ovviamente una riproduzione fedele della realtà, ma non è sufficiente allo scopo, perché è solo attraverso un disegno tecnico che si possono annotare le informazioni che ci interessano; il nostro occhio, infatti, vede e seleziona meglio. «È evidente - sottolinea Alessandro - che alla base ci debba essere una persona preparata su più fronti capace di registrare i dati utili. Ricordo, ad esempio, la ricostruzione di un cranio di orso (Ursus etruscus), ritrovato molto frammentato nel Valdarno superiore, risalente a circa 2 milioni di anni fa. Numerose lastre radiologiche mi hanno permesso di ricomporre il cranio nella sua interezza con una precisione quasi millimetrica... ma ho dovuto prima elaborare una serie di disegni».

 

Dettagli illuminanti

Un altro aspetto fondamentale e molto interessante di questo lavoro è la collaborazione tra gli studiosi; solo da questo presupposto è possibile raggiungere un risultato scientificamente corretto: «Quando si trova un fossile di animale - continua Alessandro - devo confrontarlo con l'anatomia di altri animali simili, al fine di darmi indicazioni che mi aiutino ad elaborare la forma delle ossa mancanti; lo stesso principio vale per la muscolatura e per tutto il resto. Il paleobotanico, invece, studia l'ambiente ed è proprio in base alle sue informazioni che posso tentare di ricreare un habitat verosimile in cui collocare l'animale: dalle sue indicazioni posso intuire, ad esempio, la colorazione e il tipo di manto».

Solo grazie all'aiuto d'altri studiosi possono quindi essere messi insieme tanti piccoli tasselli che daranno la forma finale all'animale, a quelle opere bellissime e affascinanti che vediamo esposte nei musei di tutto il mondo.

«Dettagli apparentemente insignificanti possono rivelarsi illuminanti - sottolinea Alessandro - tempo fa avevo urgentemente bisogno di ricostruire una foresta di mangrovie e un amico mi ha consigliato di vedere quel programma che si chiama L'isola dei famosi, dove alcuni personaggi, più o meno noti, si comportano da naufraghi su un'isola, appunto. Il luogo in questione era perfetto da prendere come modello per poter ricostruire un ambiente verosimile». Del resto qualche sacrificio in nome della scienza bisogna pur farlo...

 

Alessandro Mangione tiene lezioni e corsi di disegno naturalistico e scientifico per adulti e ragazzi nei locali dei musei di Storia naturale.

Per info: 3398356935 e http://www.mangionealessandro.it

 

Museo di storia naturale

Sezione di geologia e paleontologia, via La Pira, 4 50121 Firenze, telefono 0552757536, www.msn.unifi.it

Orari di apertura: lunedì, martedì, giovedì, venerdì e domenica dalle 9.00 alle 13.00, sabato dalle 9.00 alle 17.00, mercoledì chiuso

 


Fotografie di Silvia Amodio

 


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