Una patologia molto diffusa specialmente fra le donne, ma colpisce anche gli uomini. Fondamentale la prevenzione

Scritto da Alma Valente |    Giugno 2010    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

L'osteoporosi è una patologia antica quanto il mondo. Basti pensare che illustri malati, senza arrivare agli antichi egizi, vanno da Dante Alighieri a Giacomo Leopardi. Ma rimanendo all'oggi, a chi non è mai capitato, magari per caso, andando ad un mercato o al supermercato, di ascoltare delle piccole storie di persone di una certa età che si lamentano di una frattura avuta cadendo in casa anche facendo cose di tutti i giorni. Artrite? Reumatismo? No, spesso dietro questi incidenti, magari banali, c'è proprio questa nemica subdola: l'osteoporosi. La definiamo con questo termine un po' inquietante, perché secondo l'Istituto superiore di sanità "solo una donna su due sa si esserne affetta e la stessa mancanza di consapevolezza riguarda un uomo su cinque". Ma approfondiamo il discorso con il dottor Alberto Falchetti, endocrinologo e genetista medico, Malattie del metabolismo minerale ed osseo dell'Azienda ospedaliero-universitaria Careggi.

 

Cos'è l'osteoporosi?
È una patologia caratterizzata da una riduzione della massa ossea. In parole semplici l'osso diventa poroso (come se fosse pomice) e di conseguenza, diventando più fragile, è maggiormente esposto a fratture, la cui prevalenza ed incidenza aumenta col ridursi della massa ossea. Le sedi più frequentemente interessate sono la colonna vertebrale, la testa o il collo del femore, ed infine i polsi.

 

Come si può diagnosticarla?
Per definire il "rischio reale" di frattura occorre una valutazione globale, che consideri anche parametri quali: età, storia di fratture, massa ossea femorale, indice di massa corporea (se non disponibile la massa ossea), storia familiare di fratture femorali, abitudine al fumo, assunzione di alcool, inadeguato apporto alimentare di calcio e vitamina D, scarsa o assente attività fisica, terapia prolungata con cortisone e, magari, cause secondarie come diabete mellito o malattie reumatiche.

 

Quali sono i soggetti maggiormente a rischio?
Indubbiamente le donne, soprattutto in fase post-menopausale, causa legata alla accelerata diminuzione degli estrogeni circolanti. Inoltre chi è molto magro, con gravi carenze alimentari (vedi anoressici), chi assume ormoni tiroidei a dosaggio elevato per tumori della tiroide e chi ha un genitore o un fratello/sorella con osteoporosi grave

 

Anche gli uomini possono essere affetti da osteoporosi?
Sì, circa il 20% degli uomini in età superiore ai 50 anni, può avere esperienza di una frattura da fragilità ossea nel corso della vita. Un maschio ogni 4 donne soffre di osteoporosi.

 

In che modo si può prevenire l'osteoporosi?
Con uno stile di vita sano, un'alimentazione ricca di calcio (es. latte/latticini); evitando la sedentarietà, facendo adeguato esercizio fisico come il camminare, correre e ballare; condurre una vita allaria aperta, per favorire la produzione della vitamina D attraverso l'esposizione ai raggi solari (la vitamina D serve a fare assorbire il calcio nellorganismo); non fumare perché, a esempio, la donna che fuma va incontro alla menopausa prima del tempo; non abusare dellalcool perché causa malnutrizione.

 

Ultimamente vediamo sui media pubblicità che invitano a fare uso di derivati del latte per combattere questo problema. Ma per chi ha unintolleranza al lattosio possono esistere delle soluzioni alternative?
Esiste in commercio il latte HD (alta digeribilità) in cui il lattosio è già digerito in glucosio e galattosio, inoltre quasi tutti i formaggi stagionati non contengono lattosio perché metabolizzato dalla flora lattica (parmigiano, grana ecc.); nei formaggi a pasta filata, poi, il lattosio resta quasi tutto nel siero. Ma non è tutto: anche lacqua minerale può contribuire a soddisfare il fabbisogno di calcio. In alcune acque questo minerale è altamente biodisponibile ed assimilabile. Il loro utilizzo è particolarmente indicato in questa categoria di soggetti.

 

La Moc, cos'è, a cosa serve, ogni quanto va fatta?
La Moc (Mineralometria ossea computerizzata) è una tecnica che misura il contenuto di calcio e rappresenta la tecnica di riferimento per la diagnosi di osteoporosi, in accordo alle indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità. La scelta della sede anatomica dove misurare la densità minerale ossea dipende dalletà del soggetto. La diminuzione della densità ossea della colonna vertebrale precede di circa 10 anni quella di altri distretti scheletrici. Il riconoscimento di una osteoporosi vertebrale consente, pertanto, di identificare precocemente una categoria di soggetti a rischio di frattura di femore. Tuttavia nei soggetti anziani la presenza di osteoartrosi vertebrale sovrastima la densità minerale ossea misurata. Pertanto, si suggerisce la misurazione alla colonna vertebrale fino ai 60-65 anni, ed in seguito al femore o, se indicato, ad entrambe le sedi. La Moc può essere ripetuta, in accordo ai Livelli essenziali di assistenza (Lea), ogni 2-3 anni, se il primo esame è risultato normale o annualmente se al primo esame la massa ossea era ridotta più del 10% o se si è iniziata una terapia per l'osteoporosi.

 


Osteoporosi e animali
Latte e sole

Lo sapevate che anche gli animali soffrono di rachitismo? Il mio gattone bianco e rosso di nome Gics ne ha sofferto e ne soffre. Ora ha sedici anni e con i suoi occhi buoni mi sta guardando da una delle poltrone del mio studio. Chissà cosa penserà, forse alla pappa che gli spetta tra poco con i suoi fratellini "pelosi", come li chiamo io, Mini (una micetta) e Luna (una canina).

Ma torniamo all'argomento. Gics mi fu portato che aveva sì e no trenta giorni, era un ammasso di pulci denutrito e sporco. Lo spulciai, lo nutrii e gli regalai anche quei giochini da gatti, una pallina ed un topetto di gomma. Gli piacquero e giocando si infilò sotto ad un mobile; sentii un urlo straziante.

Strisciai sotto al mobile e, prendendolo, mi accorsi che aveva le zampette spezzate. Chiamai subito Giuliano Pellegrini che da bravo veterinario mi disse onestamente: «o lo addormentiamo o proviamo a mettergli una fissatore interno», scelsi la seconda ipotesi. Lo accompagnai così alla clinica e dopo sei ore di intervento me lo riconsegnò.

Era tutto rasato e con trentacinque punti, in quel corpicino piccolo, piccolo. Quanta calcitonina gli feci! Piano piano si riprese, però il consiglio di Giuliano fu: ogni giorno una ciotola di latte e tanto sole. Sono passati molti anni e, dopo tanto latte e sole alla casa al mare, non solo è guarito ma è diventato anche ladro!

 


Disegno di Lido Contemori

 


Notizie correlate

Il gusto pieno dell’inverno

Dal tipico sapore amarognolo, sono ottimi da consumare sia a crudo, in insalata, che cotti, alla griglia o in risotti


Ossa a posto

L'importanza del "giusto peso": né troppo magri, né troppo grassi