Alla guida della comunità don Stefano Livi, ex parroco cattolico convertito alla chiesa greca tradizionale

Scritto da Giancarlo Fioretti |    Settembre 2003    |    Pag.

Giornalista

La presenza di una comunità cristiano-ortodossa a Pistoia risale a circa venti anni or sono, quando don Silvano Livi, allora parroco cattolico del piccolo borgo montano di Piazza, decise di abbandonare il cattolicesimo per abbracciare la fede ortodossa.
Laureato in filosofia all'Università di Firenze ed in teologia alla Gregoriana di Roma, padre Livi era già, sul finire degli anni Settanta, un personaggio molto noto a Pistoia. Il suo immenso bagaglio culturale giocò un ruolo non indifferente nella maturazione delle sue nuove convinzioni religiose, che lo portarono nel 1986 in Grecia, e precisamente sul Monte Athos, luogo sacro dell'ortodossia. «Qua - ci dice sereno - vidi la vita delle comunità monastiche ed ebbi l'ispirazione per cercare di ricreare anche nella mia città un'esperienza religiosa e sociale che ne potesse ricalcare, almeno in parte, le orme».

Tornato ai piedi dell'Appennino, padre Silvano acquistò nel paesino di Lizzanello una villa d'antica costruzione, dotata, com'era usanza nel Sei-Settecento, di una piccola cappella gentilizia. «Questa minuscola chiesa annessa divenne la prima parrocchia ortodossa di Pistoia - prosegue padre Silvano -. Grazie all'aiuto di un primo nucleo di fedeli, la struttura fu adattata al culto ortodosso e consacrata alla Divina Sapienza e ai Santi Martiri Agapito ed Alessandro, del quale la chiesa conserva le reliquie».

Sul finire degli anni Ottanta, poi, la presenza di una realtà religiosa ortodossa dette alla città di Pistoia un'ulteriore caratteristica di attrazione nei confronti delle numerose comunità dell'Africa orientale e dell'Europa centro-orientale che, una volta caduto il muro di Berlino, si stavano stanziando un po' ovunque alla ricerca di nuove prospettive di lavoro. «E' indubbio che l'arrivo in città di un consistente numero di rumeni, ucraini, albanesi, russi e eritrei abbia aumentato il potenziale numero di fedeli cui far riferimento. Tuttavia - conclude il religioso - abbiamo sempre respinto l'etichetta di una chiesa riservata ai soli stranieri. Nelle nostre strutture chiunque può venire a pregare, rispettando chiaramente la sacralità del luogo. Inoltre ci teniamo a dire che ogni cerimonia liturgica viene celebrata in lingua italiana, proprio per evitare ogni forma di settarismo etnico».

L'aumento del numero di fedeli ha poi indotto la piccola ma attiva comunità ad inaugurare un'altra parrocchia, non più montana come quella di Lizzanello (tuttora in funzione) bensì urbana. I locali di questa nuova chiesa sono ubicati nel popoloso quartiere di Porta al Borgo, ai margini della famosissima piazza San Francesco. Qui, in una piccola stanza al piano terreno, pare proprio di trovarsi in un'altra dimensione, con una stupenda iconostasi in legno intarsiato (l'equivalente dell'altare cattolico), con bellissime icone dai colori oro, turchese ed argento appese alle pareti, e con la raffigurazione della volta celeste sul soffitto. L'iconostasi è senz'altro un'opera d'arte meritevole di essere visitata da coloro che amano l'arte religiosa. E, per poterla meglio mostrare all'ammirazione di tutti, i sacerdoti preposti alla parrocchia consentono l'ingresso alla chiesa dalle prime luci del giorno sino a notte inoltrata.

Autentici capolavori dell'arte cristiano-orientale sono gli affreschi che decorano le pareti del refettorio del Monastero di Lizzanello. Si tratta di opere d'arte piuttosto recenti, realizzate con colori di forte ed intensa tonalità, e raffigurano alcuni santi della tradizione ortodossa. La stessa chiesa di Lizzanello (adiacente al Monastero) conserva opere d'arte di pregio, anche se è la presenza della teca con le reliquie di Sant'Alessandro il principale motivo di richiamo.