Cocomeri, poponi e carciofi, prodotti tipici estivi della Val di Cornia

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Luglio 2012    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.


(Foto di R. Gatteschi)

Fra i tanti aspetti piacevoli che presenta la Maremma toscana - paesi medievali arroccati sulla cima di una collina, pinete e spiagge, una vegetazione rigogliosa e armonica - non si deve dimenticare il dono forse più grande che la natura le ha elargito: una terra fertile e generosa nel dispensare all'uomo prodotti squisiti. Basta percorrere per qualche chilometro la Via Aurelia nel tratto che attraversa la Val di Cornia, per vedere, specialmente in periodo primaverile, distese a perdita d'occhio di piante di carciofi, allineati come tanti soldatini in parata, che costituiscono l'orgoglio degli agricoltori della zona; oppure spaziare con lo sguardo su altrettanto lunghissime teorie di basse e bianche serre all'interno delle quali maturano lentamente prelibatezze per il palato quali poponi e cocomeri.
Questi sono i tre ortaggi che in misura maggiore, insieme allo spinacio, tengono occupati gli agricoltori associati alla Cooperativa Terre d'Etruria, una grande associazione che, in Toscana, raggruppa circa 2700 unità agricole, di cui oltre centoventi sono gli ortolani che operano in Val di Cornia.


Paolo Simonelli è il responsabile del reparto commerciale ortofrutticolo, ed è lui che, mentre ci accompagna nella visita agli impianti, riassume quali sono le principali operazioni che gli agricoltori compiono dalla semina fino al raccolto di angurie che possono pesare anche una decina di chilogrammi ciascuna.
«Dopo aver lavorato il terreno nel periodo invernale, si procede, con una speciale macchina azionata da un trattore, a deporre una striscia di telo in plastica nera provvisto, a intervalli regolari, di un foro dove verrà sistemata la piantina. Con un altro attrezzo meccanico si procede in seguito a piantare ogni due metri un archetto metallico sopra il quale verrà deposto un altro telo, stavolta bianco, a protezione delle pianticelle». Un'operazione non proprio semplice. «Infatti - precisa Simonelli - occorre molta attenzione e precisione.
Ma non è tutto. Com'è noto i poponi, ma in misura maggiore i cocomeri, hanno bisogno di molta acqua e al momento della posa in terra del telo nero si procede anche a stendere un tubicino collegato a una pompa che provvede a dispensare l'acqua necessaria
».
Qua e là nella immensa distesa di serre - in Val di Cornia il terreno adibito alla coltivazione di angurie e meloni si aggira sui cinquecento ettari ogni anno - si notano delle arnie per le api: insieme al vento e agli altri agenti atmosferici, contribuiscono alla corretta impollinazione delle piantine. Dopo la raccolta, che è manuale e dunque lunga e faticosa, sia i poponi che i cocomeri vengono trasportati all'interno dello stabilimento dove ogni frutto viene pesato e gli viene misurato il grado zuccherino in modo da eliminare quei frutti che non corrispondono alle caratteristiche richieste. Cosicché oggi è scomparsa quella strana, ma indispensabile, pratica che consisteva nel tagliare un tassello quadrato nel cocomero per saggiarne le qualità.
«Attualmente sta prendendo campo la produzione dell'ormai ben conosciuto cocomero-baby - continua Paolo Simonelli -: si tratta di un frutto che ha le medesime caratteristiche dell'anguria classica, però ha un peso che non supera i due/tre chilogrammi. Come si comprende facilmente, si tratta di un prodotto molto più pratico e facilmente trasportabile».

In Val di Cornia si coltiva anche un ortaggio che possiede alcune caratteristiche che non si riscontrano in altre zone della Toscana. Si tratta del carciofo conosciuto con il nome di Terom. Un nome che proviene dalle iniziali dell'agronomo - Tesi Romano - che negli anni '70 dette vita, attraverso incroci e ibridazioni, a questo particolare carciofo che si distingue per il suo colore scuro, per la sua tenerezza e il sapore accentuato.
«Come ben sappiamo - prosegue Paolo Simonelli - la pianta del carciofo ha una vita media di quattro anni e può produrre, fra marzo e maggio, dai sei agli otto pezzi. Fra i nostri associati, la coltivazione del carciofo occupa circa 400 ettari di terreno. Una estensione piuttosto ampia, in grado di soddisfare la richiesta anche di varie Coop regionali».
La parte finale della Val di Cornia è forse poco attraente dal punto di vista paesaggistico - il territorio è piatto e monotono - ma non per questo meno seducente. E i frutti che questa terra generosa dispensa ogni anno, lo dimostrano.

L'intervistato è Paolo Simonelli, della Cooperativa Terre d'Etruria.


(Foto di C. Valentini)