Scritto da Stefano Giraldi |    Luglio 2006    |    Pag.

Giornalista e fotografo Specializzato in arte ed architettura. Ha realizzato un gran numero di cataloghi per artisti contemporanei italiani e stranieri. È stato a capo di campagne fotografiche per la realizzazione di numerosi volumi sui palazzi e chiese di Firenze per importanti case editrici con le quali collabora tuttora.

Omicidio su commissione
Finalmente oggi, dopo 528 anni
da quella terribile domenica di sangue del 26 aprile 1478 – passata alla storia come la “Congiura dei Pazzi” – un professore di storia e letteratura rinascimentale è riuscito a “incastrare” uno dei protagonisti occulti di quel delitto passato alla storia. Un potente dell'epoca, un uomo che finora era riuscito a restarne fuori, eludendo ogni sospetto su di lui: Federico da Montefeltro, duca di Urbino.
Marcello Simonetta, professore di storia e letteratura alla Wesleyan University in Connecticut, è “l'investigatore” che decifrando una lettera criptata inviata dal duca ai suoi ambasciatori a Roma, due mesi esatti prima che la congiura dei Pazzi avesse luogo, ha trovato le prove del coinvolgimento diretto di Federico da Montefeltro nella sanguinosa vicenda, e l'immagine che ne esce del duca è profondamente machiavellica: “Le sue opere non furono leonine ma di volpe”, per citare una frase che Dante riferisce a Guido da Montefeltro, un antenato del duca sprofondato nell'Inferno.
Ne esce una fosca vicenda della nostra storia passata, dove intrighi e tradimenti si mescolano alla religione e alla politica, in cui un papato che aspirava a “conquistare” tutta l'Italia centrale non si tira certo indietro, anzi promuove complotti e orrendi delitti. Fu così che nacque una vera e propria congiura internazionale: il manovratore Francesco della Rovere, ovvero papa Sisto IV, un procacciatore di killer, Federico da Montefeltro, due vittime designate, Lorenzo il Magnifico e il fratello Giuliano dei Medici. Altri congiurati: la potente famiglia dei Pazzi, banchieri concorrenti dei Medici, e il re di Napoli, Ferrante d'Aragona.

Il piano del complotto era già messo a punto. La mattina della domenica 26 aprile 1478, gli sgherri armati partirono dal castello del Trebbio a Santa Brigida, vicino Firenze, di proprietà dei Pazzi, e arrivarono in tempo per la messa nel Duomo fiorentino dove erano già presenti i due fratelli Lorenzo e Giuliano. L'assalto dei killer fu terribile: Giuliano venne ucciso orrendamente mentre Lorenzo, benché ferito, riuscì a riparare al sicuro dietro le pesanti porte della sagrestia. Il complotto fallì e la vendetta di Lorenzo non si fece aspettare, ma tutta la verità non venne mai a galla. Federico da Montefeltro non fu mai scoperto e ci sono voluti più di 500 anni e un investigatore studioso per fare piena luce su uno dei grandi misteri del Rinascimento.

Per saperne di più:

Marcello Simonetta
Il Rinascimento segreto: Il segretariato da Petrarca a Machiavelli
Franco Angeli Editore
 

Nella foto: Il Castello del Trebbio, XII-XV secolo, Santa Brigida (Pontassieve)