E' Doc, sarà Igp

Scritto da Laura D'Ettole |    Gennaio 1998    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

Olio toscano
L'olio toscano è in cerca di una certificazione di qualità. Sarà Igp (Indicazione geografica protetta) per tutti e Dop (Denominazione d'origine protetta) solo per qualcuno? Con tutte queste sigle c'è da perderci la testa, ma per ora è Doc (Denominazione di origine controllata). Ossia un prodotto con un protocollo che prevede che le olive siano prodotte in Toscana da oliveti iscritti all'albo; che le caratteristiche di raccolta siano di tipo tradizionale; e che la trasformazione e il confezionamento dell'olio avvenga nella nostra regione.
La guerra degli agricoltori toscani con l'Unione europea per il pieno riconoscimento della denominazione di origine inizia nel 1993, quando il Consorzio regionale dell'olio extravergine toscano, sostenuto da 15 mila agricoltori, denuncia il fatto che l'olio commercializzato in Toscana risulta di gran lunga superiore alla quantità effettivamente prodotta in regione, con il risultato che dell'appellativo "toscano" si fregiano prodotti la cui origine non è proprio regionale. E' così che, per tutelare produttori e dare qualche certezza ai consumatori, viene richiesta la Dop. Ossia, in sintesi, il riconoscimento a livello europeo che quel prodotto è buono perché trae le sue qualità da quel luogo e solo da lì: da quell'aria, da quell'acqua, da quella terra e da quelle caratteristiche di lavorazione. Passano alcuni anni e gli scambi di carte fra la Regione Toscana - che gestisce istituzionalmente la vicenda - e la Commissione europea si sprecano. Non pochi, perché l'atteso responso è di quattro anni più tardi, del luglio '97, e non è affatto favorevole. Niente Dop per la Toscana perché l'area regionale è troppo vasta e diversificata per stabilire caratteristiche unitarie di un prodotto. Casomai si potrà attribuire la Dop ad alcune aree particolarmente omogenee e, a livello nazionale, accontentarsi provvisoriamente della Doc, mettendosi in lizza per l'Igp. L'ennesima sigla, sì, ma è davvero l'ultima. Si tratta del marchio dell'Unione europea che attesta il fatto che quel prodotto ha origini regionali e lì viene trasformato e elaborato. Di solito le Igp hanno delle regole meno pignole e selettive di quelle dei prodotti che possono fregiarsi della Dop, ma la Regione Toscana (è questa la trovata che fa meno amaro il mancato ottenimento della Dop) propone anche per la Igp le stesse regole e le stesse garanzie che erano previste per la Dop.
Siamo alla fine di questa annosa vicenda? Non ancora, perché il giudizio definitivo della Ue, se tutto va bene, sarà operativo da marzo prossimo.
E nel frattempo? Da quest'anno è previsto dal regolamento europeo che gli stati membri possano accordare una protezione transitoria ai prodotti in attesa del riconoscimento della Commissione europea. E infatti, con decreto ministeriale del 4 luglio 1997, è stata riconosciuta la Denominazione d'origine controllata (Doc) all'olio extravergine d'oliva "Toscano" che quindi è garantito da norme severe e restrittive come quelle in discussione a livello europeo. Perciò da luglio nessuna oliva mediterranea lavorata qui potrà più fregiarsi della "toscanità". Ma il problema vero è che in Toscana si producono solo 200 mila quintali di olio l'anno e solo una piccola parte di quest'olio viene immessa sul mercato, perché il grosso se lo tengono i contadini per proprio uso o lo vendono direttamente. Per cui solo una piccola parte dei 600 mila quintali di olio imbottigliato nella nostra regione sarà vero toscano e questa piccola parte costerà sempre di più.
Ad ogni buon conto i consumatori faranno bene ad imparare a districarsi fra marchi e denominazioni con il proprio buonsenso e, ci sia perdonata l'ovvietà, continuare a comprare semplicemente l'olio che gli piace di più e costa il giusto.