Un centro e un’associazione per una malattia rara dell’occhio nei bambini

Scritto da Olivia Bongianni |    Ottobre 2016    |    Pag. 31

Laureata in scienze della comunicazione con una tesi su "Il cuore si scioglie", è giornalista professionista.

Si è occupata di organizzazione di eventi e ha collaborato con alcuni uffici stampa. Ha scritto articoli per l'Unità.

Collabora con un'agenzia di comunicazione e ha scritto per la rivista "aut&aut" su tematiche relative all'innovazione nella Pubblica amministrazione.

È appassionata di lettura, cinema, calcio.

salute occhi bimbi Siena

Guardare negli occhi il proprio bambino è sempre importante, ma a volte può esserlo ancora di più, contribuendo a salvargli la vista e, nei casi più gravi, la vita. Il retinoblastoma, infatti, è il tumore oculare più frequente in età pediatrica e in Italia colpisce ogni anno circa 40 bambini.

Di questa patologia, rara ma aggressiva, di come si riconosce e delle nuove terapie per sconfiggerla abbiamo parlato con la dottoressa Doris Hadjistilianou, che dirige il Centro di riferimento per i tumori dell’occhio e per il retinoblastoma di Siena, primo in Italia per numero di casi trattati e fra i più importanti a livello europeo.

Di origine greca, laureatasi giovanissima a Siena in medicina e specializzatasi prima in oculistica e poi in oncologia negli Stati Uniti, Hadjistilianou ha focalizzato i propri studi sui tumori dell’occhio.

«Siena – spiega la dottoressa – è stata individuata come sede di alta specializzazione per gli studi dei tumori dell’occhio fin dagli anni ’50-’60, quando il Centro è nato per iniziativa del professor Renato Frezzotti. Oggi lo dirigo portando avanti la tradizione scientifica della clinica».


Dottoressa, che cos’è il retinoblastoma?

«È un tumore maligno che colpisce un bambino su 15.000, nella fascia di età fra 0 e 5 anni. Nel 40 per cento dei casi è ereditario, mentre nel restante 60 per cento è sporadico. La patologia può interessare uno solo o entrambi gli occhi. Di solito è bilaterale, quando è di origine genetica».


Da quali segnali si può riconoscere la presenza del tumore?

«Nei bambini affetti da retinoblastoma la pupilla anziché essere scura ha un riflesso argenteo. Un altro sintomo della malattia può essere lo strabismo, ovvero uno o entrambi gli occhi storti, da non sottovalutare, perché potrebbe derivare da una patologia. La diagnosi precoce è fondamentale per salvare il bulbo oculare e la vista: sarebbe quindi ideale che i bambini facessero una visita oculistica alla nascita, a sei mesi, a un anno e a tre anni».


Il Centro di riferimento che lei dirige è il primo in Italia; ci racconta cosa fate?

«Annualmente vediamo circa 40 bambini, provenienti non solo dall’Italia ma anche da Paesi europei come la Grecia, la Romania, la Slovenia, la Spagna, la Polonia. La squadra di medici è capitanata dall’oculista con cui collabora un gruppo formato da pediatri e neuroradiologi, oltre al genetista e al patologo. Sono queste le figure principali nella cura del retinoblastoma».


Quali terapie vengono effettuate per la cura del tumore?

«Si tratta di terapie complesse, una combinazione di più terapie: chemioterapia, laserterapia, radioterapia, terapia focale. Nel corso degli ultimi dieci anni abbiamo sviluppato a Siena una terapia innovativa: quando abbiamo iniziato, oltre che in Italia, veniva effettuata in America e in Giappone, ma ormai è diffusa in diversi centri al mondo. Consiste in una chemioterapia non nelle vene del corpo ma direttamente nell’arteria dell’occhio del paziente. Questo tipo di terapia localizzata è meno invasiva, non provoca danni al resto dell’organismo e non comporta gli effetti collaterali tipici della chemioterapia tradizionale, come la perdita dei capelli o il vomito».


Lei è consulente scientifica di Asroo, l’Associazione scientifica retinoblastoma e oncologia oculare, che ha contribuito a fondare. Qual è lo scopo di questa associazione?

«Oggi la principale linea di ricerca sul retinoblastoma è la ricerca di farmaci chemioterapici sempre più efficaci e attivi, da usare per la terapia focale. Supportare la ricerca è fondamentale. Asroo è nata nel 2010 per volontà di medici e ricercatori con questa finalità. Oltre che nella ricerca, la raccolta fondi viene indirizzata alla creazione di rapporti di lavoro in ospedale per medici che assistono i bambini nella cura di questa malattia. E se i risultati sono eccellenti in questo settore, si deve alla collaborazione ventennale fra specialisti che io ringrazio e con cui mi complimento».


L’intervistata

Doris Hadjistilianou

Direttore del Centro di riferimento per i tumori dell’occhio e per il retinoblastoma di Siena


Asroo

Via Aldo Moro 4, Siena

Tel. 3934712747

http://www.asroo.org/

info@asroo.org, segreteria@asroo.org


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