Una grave patologia oculare derivata dal diabete, prima causa di cecità in occidente

Scritto da Alma Valente |    Maggio 2011    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Il diabete mellito è una patologia cronica che può peggiorare nel tempo. Ne esistono due forme principali: quello di tipo 1, il più raro, con una prevalenza dello 0,02%, e che interessa prevalentemente i più giovani. La causa è la distruzione delle cellule del pancreas che producono insulina per un fenomeno legato all'autoimmunità, cioè alla formazione di anticorpi che distruggono le cellule del nostro organismo, per cui i soggetti non producono più insulina, l'ormone che fa entrare lo zucchero dentro le cellule.
Ben più frequente è l'altra forma di questa malattia: il diabete mellito di tipo 2, che coinvolge circa il 5% degli italiani ma che, purtroppo, aumenta progressivamente per stili di vita sbagliati (sedentarietà ed alimentazione non adeguata). I casi di diabete non diagnosticato equivalgono a quelli già noti, tanto che le principali società scientifiche che si occupano dell'argomento, l'Associazione medici diabetologi (Amd) e la Società italiana di diabetologia (Sid) da anni fanno appelli per poter effettuare una diagnosi precoce della malattia.
Anche se la malattia è cronica, oggi esistono numerosi farmaci che consentono di equilibrare i valori della glicemia, di condurre una vita normale e di impedire l'evoluzione delle complicanze croniche della malattia stessa.
Il diabete può produrre anche conseguenze gravi, sia delle arterie (aterosclerosi), che del cuore (angina ed infarto), del cervello (ictus), del rene (insufficienza renale cronica), del piede (piede diabetico). La più temibile però è la retinopatia diabetica che è la prima causa di cecità nei paesi occidentali.

Possono esserci sintomi premonitori della comparsa di questa malattia?
«Purtroppo no - risponde il professor Carlo Maria Rotella, ordinario di Endocrinologia dell'Università di Firenze -, in quanto le lesioni più precoci a livello della retina non alterano la visione, e quando compaiono i primi disturbi, le lesioni retiniche sono già seriamente compromesse».

Come fa il diabetologo ad accorgersi dei primi segni del problema?
«Per prima cosa occorre adoperarsi per tenere bassi i valori glicemici ed indirizzare il paziente a fare visite oculistiche con frequenza annuale o, se del caso, anche più frequenti».

La diagnosi della retinopatia diabetica si avvale oggi di test molto sofisticati che consentono un riconoscimento delle lesioni precoci.
«Di fondamentale importanza - spiega il dottore Alessandro Franchini, oculista presso l'Azienda ospedaliero-universitaria Careggi - resta l'esame del fondo oculare, dopo dilatazione farmacologia della pupilla, eseguito con la semplice oftalmoscopia diretta ed indiretta, che, se necessario, sarà completato dalla fluorangiografia e dall'Oct. La prima viene eseguita iniettando per via endovenosa una sostanza colorante (fluoresceina) che evidenzia le alterazioni dei vasi retinici, mentre l'Oct consente di misurare gli spessori degli strati retinici mettendo in risalto l'eventuale presenza di edema».

Ma se il tempo è importante in tutte le patologie, quanto è determinante per chi rischia di perdere la vista?
«La terapia sarà tanto più efficace quanto più precocemente instaurata; ancora oggi si avvale soprattutto della fotocoagulazione laser che, in maniera ormai ampiamente dimostrata da importanti studi internazionali, riduce drasticamente l'insorgenza di gravi complicanze».

Cosa occorre fare nei casi più avanzati in cui siano presenti gravi coinvolgimenti della porzione posteriore dell'occhio?
«L'intervento chirurgico di vitrectomia - prosegue il dottor Franchini - resta sempre il più indicato. Inoltre, nei pazienti in cui sia presente un'importante presenza di liquido a livello della macula, cioè la zona della retina dove avviene la visione distinta (che permette di leggere e vedere correttamente), dato che questo rende difficile o addirittura impossibile eseguire la fotocoagulazione, oggi ci possiamo avvalere dell'utilizzo della terapia basata sulla iniezione dentro l'occhio di farmaci capaci di migliorare la permeabilità vascolare per ridurre l'edema».

Da quanto è stato detto fino adesso, emerge chiaramente che, anche chi è colpito da una malattia seria, non dovrebbe preoccuparsi, ma occuparsi del problema, seguendo i consigli degli specialisti. Proprio come diceva Gandhi, "vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre".

Gli intervistati:
Professor Carlo Maria Rotella, ordinario di Endocrinologia dell'Università di Firenze
Dottor Alessandro Franchini, oculista Azienda ospedaliero universitaria Careggi

(L'illustrazione è di Lido Cortemori)