La matematica nella vita di tutti i giorni. I nuovi sbocchi occupazionali per chi sceglie la facoltà scientifica

Scritto da Francesco Giannoni |    Settembre 2008    |    Pag.

Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria dal 1991, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

Per tradizione noi italiani abbiamo sempre dato maggiore importanza alla cultura umanistico-letteraria: chi se ne importa se non conosciamo le equazioni, ma se non sappiamo chi sono stati Dante o Leopardi ci sentiamo ignoranti. Così dimentichiamo che sia la musica che la pittura (tanto per fare due esempi) vivono di matematica: senza le frazioni non ci sarebbero “Rigoletto” o la “Quinta” di Beethoven; se studiamo la vita di Piero della Francesca, scopriamo che a scuola era un ragazzino bravissimo a matematica; applicandola alla pittura, è diventato uno degli artefici della prospettiva. Rovesciando quindi un’opinione molto diffusa, dobbiamo convincerci che la matematica è una delle basi della nostra cultura.

Sulla matematica e sul futuro professionale del laureato in questa materia abbiamo parlato con il professor Enrico Giusti.
La difficoltà di tanti a “digerire” i numeri e la loro apparente freddezza è dovuta anche al fatto che “questi non descrivono il mondo com’è”.
Nella divulgazione scientifica di botanica, zoologia, biologia c’è una componente descrittiva che mostra come sono fatti gli animali, com’è fatto il Dna, come sono fatti i geni, che cosa ci si può fare e a cosa si può andare incontro manipolandoli: tutti aspetti che sicuramente interessano l’uomo della strada.

La matematica, non avendo questa parte descrittiva, sembra mancare di tale aspetto accattivante. Però, se è vero che una persona su due ha problemi scolastici con i numeri, alla resa dei conti (è proprio il caso di dirlo), se ne serve ogni giorno, magari senza accorgersene. Dobbiamo “rassegnarci”: contrariamente a quello che tanti pensano, la nostra vita quotidiana è intrisa di matematica, e anche in questo sta l’interesse della materia.
Questo ovviamente vale per la matematica che potremmo chiamare “classica”, mentre per quella “moderna” il discorso cambia: è utile, ma ad un livello estremamente sofisticato perché è molto più astratta, e “non è materia per l’uomo della strada” come si legge, chiaro e tondo, nel sito internet del Giardino di Archimede.



Dalle barche al caffè
«La laurea in questa disciplina è tra quelle che garantiscono maggiori sbocchi professionali – dice il professor Giusti –: oltre a quelli tradizionali, come l’insegnamento e la carriera scientifica, negli ultimi tempi si è aperta una serie di possibilità lavorative essenzialmente nel settore industriale, medico e finanziario.
Dopo il boom dell’informatica nell’ultimo quarto di secolo che ha coinvolto i matematici, si sta aprendo il campo connesso alla modellizzazione. «elaborare modelli è un lavoro interessante e creativo che coinvolge persone qualificate che sappiano dove mettere le mani: cioè i matematici».
Facciamo l’esempio classico: un’industria progetta una nuova automobile e ha bisogno di sapere come questa reagirà a certe sollecitazioni, a certe velocità, alla stabilità in curva; una volta lo faceva su modelli reali, usando prima la galleria del vento e poi il collaudo su strada. Oggi, con lo sviluppo dei sistemi di calcolo e con la potenza di computer sempre più raffinati, è possibile creare modelli virtuali estremamente precisi. Possiamo esemplificare parlando di Alinghi, la barca svizzera vincitrice dell’America’s cup. Questo capolavoro tecnologico è stato progettato e sperimentato da un’équipe di alcune centinaia di matematici diretti da un milanese. Il gruppo ha compiuto una gigantesca modellizzazione al computer della barca analizzandone tutti gli aspetti e i classici punti critici (specialmente la chiglia e la deriva) per diminuire la resistenza all’acqua e all’aria. Poi, a bordo, avevano a disposizione un computer che faceva calcoli estremamente precisi e sofisticati per risolvere in tempo reale i problemi che via via si presentavano durante la navigazione.
Il matematico modellizza anche cose più semplici che vengono utilizzate quotidianamente. Una nota ditta di caffè ha sponsorizzato una ricerca per modellizzare il passaggio dell’acqua attraverso la cialda del caffè, perché se il liquido passa troppo al centro della cialda senza interessarne i bordi, la miscela del caffè non viene sfruttata uniformemente.

Medicina e finanza
Un altro campo dove i matematici entrano a frotte è la medicina: oltre che per eseguire calcoli statistici sul propagarsi di una patologia, realizzano modellizzazioni del flusso sanguigno, del modo in cui i grassi si depositano nelle arterie, del grado di suscettibilità di un paziente a certe malattie.
Infine il campo della finanza e della borsa: «le società che operano in borsa hanno al loro interno gruppi di matematici che compiono analisi di mercato per cercare di prevederne l’andamento», conclude il professor Giusti.
Il matematico dunque sembra avere notevoli prospettive di lavoro, anche senza pensare di dover andare all’estero. Attenzione, però: il mercato del lavoro ormai è globalizzato, e in un qualsiasi istituto di ricerca di un certo rilievo gli scienziati provengono da tanti paesi della comunità europea e oltre: la mobilità è un dato di fatto. Anche perché volendo fare ricerca in un settore ben definito, i centri specialistici sono localizzati, e allora bisogna andare in Germania, in Francia, in Inghilterra o, magari da quei paesi venire in Italia.



Il Giardino di Archimede
No Euclide? No calcio

Quando nostro figlio, disperato, ci assilla con la classica domanda (che tanti anni fa ponemmo ai nostri genitori), “a che mi serve la matematica?”, possiamo tranquillizzarlo spiegandogli che la usiamo tutti i giorni, magari senza rendercene conto, e non solo per fare i conti della spesa.
È quello che cercano di spiegare al Museo della Matematica, «dove non vogliamo insegnare la materia: questo avviene a scuola - chiarisce il professor Giusti -. Qui mostriamo l’applicazione pratica di questa branca del sapere: per esempio è esposta una macchina da cucire dove il meccanismo per avvolgere il filo sul rocchetto si basa sulla “spirale di Archimede”». I responsabili del museo la fanno disegnare, ne spiegano le proprietà e dimostrano che serve per arrotolare il filo sul rocchetto.
Senza la geometria euclidea non potrebbe esistere il calcio, e allora addio Montolivo & co.: se vogliamo fare delle linee che siano perpendicolari o un cerchio perfetto, applichiamo le regole della geometria euclidea, sennò col cavolo che vien fuori un campo da gioco che non provochi accese discussioni ai vari processi del lunedì.
Della geometria euclidea fa parte il teorema di Pitagora, uno dei più conosciuti e popolari. A questo è dedicata un’ala del museo dove «possiamo divertirci insieme e mostrare cose che magari a scuola non si vedono, tramutandolo in un gioco».
Nei giorni feriali il museo lavora essenzialmente con le scuole, ma le prime domeniche di ogni mese svolge attività di vario tipo con le famiglie: atelier di piegatura della carta, stages di musica e matematica e altro.



La curiosità
Il matematico pacifista
“In matematica la cosa più difficile è avere un’idea sul possibile impiego di quel teorema o di quel concetto”. Giusti mi illustra tale asserzione facendomi l’esempio di Godfrey Harold Hardy, un matematico inglese del XX secolo. Era un pacifista convinto, e, dovendo scegliere il settore in cui lavorare, ne scelse uno in cui secondo lui sicuramente non ci sarebbero state applicazioni militari: la teoria dei numeri primi. Quando mai sarà possibile un’applicazione bellica dei numeri primi? - pensava Hardy.
Ebbene, questi divennero il fondamento di tutta la crittografia dei moderni servizi segreti militari.

Il Giardino di Archimede
Via San Bartolo a Cintoia 19/a, Firenze, all’imbocco della Fi-Pi-Li, tel. 0557879594, www.math.unifi.it/Archimede. Il museo è aperto dal lunedì al venerdì con orario 9-13, la domenica 15-19. Prezzi: intero 5 euro, ridotto (da 6 a 12 anni) 3 euro, gratuito sotto i 6 anni. È necessaria la prenotazione

L’intervistato
Professor Enrico Giusti, docente di Storia della Matematica all’Università di Firenze e presidente del “Giardino di Archimede”, museo della matematica


Foto di Francesco Giannoni