Come si producono e in che cosa differiscono il vino novello italiano e il Beaujolais nouveau francese

Scritto da Carlo Macchi |    Novembre 2005    |    Pag.

Esperto di enogastronomia Uno dei pochi italiani in corsa per il prestigioso titolo di Master of Wine, rilasciato a Londra dall'omonima associazione. Scrive per alcune riviste italiane ed estere specializzate nel vino e nell'enogastronomia (Terre del Vino, Enotime, Merum). Ha condotto una trasmissione su Telemontecarlo sul cibo e sul vino, chiamata "Gnam". Curatore di Vini Buoni d'Italia, la prima guida italiana ai vini da vitigni autoctoni, alla seconda edizione.

Novello o nouveau?
Il vocabolario parla chiaro!
Prendo il Devoto-Oli e alla voce "novello" trovo: "Giovane, tenero, spesso riconducibile a un gradevole aspetto di freschezza".
Quindi il nome del vino più giovane e fresco per antonomasia è stato scelto bene, anche se non è proprio tutta farina del nostro italico sacco. Da moltissimi anni infatti, verso la metà di novembre (quest'anno sarà il 17), i francesi invadono il mercato mondiale con il loro Beaujolais nouveau. Questo vino è l'antesignano di tutti i novelli prodotti nel mondo e forse può essere interessante vedere in che cosa somiglia o differisce dal nostro.
Il sistema di produzione è molto simile: entrambi vengono prodotti quasi totalmente grazie ad un sistema di vinificazione che si chiama "macerazione carbonica". In pratica le uve vengono messe a fermentare in un contenitore dove non c'è ossigeno, con il risultato (la faccio breve e semplice!) di accentuare l'estrazione di aromi a scapito del corpo, della potenza e longevità del vino. Per questo i novelli vanno bevuti nell'arco di pochi mesi!

La grande differenza sta nella "location" e nel tipo di uve usate. Infatti in Italia il novello può essere fatto dalle Alpi a Pantelleria, usando qualsiasi tipo di uva (preferibilmente rossa) mentre Beaujolais è, come il nostro Chianti, un vino, ma anche un territorio nel centro della Francia, poco a nord di Lione. Qui si pianta da sempre un solo tipo di uva a bacca rossa, il Gamay. Il Beaujolais viene quindi fatto solo con questo tipo di uva. Ma come succede anche da noi, non tutto il vino di questa bellissima zona diviene "nouveau". Considerate che il potenziale produttivo del territorio è di quasi 180 milioni di bottiglie e di queste meno della metà diventano Beaujolais nouveau. Siamo comunque di fronte a cifre enormi, soprattutto per un vino che viene consumato (e pagato) nell'arco di pochi mesi. Forse è anche per questo che in Italia è nata da anni questa moda, che vede nel periodo novembre-gennaio consumare diversi milioni di bottiglie di vino novello.
Lo so che voi ora vorreste sapere se è meglio quello italiano o quello francese: purtroppo non posso rispondere a questa domanda perché le moltissime etichette sul mercato non permettono una generalizzazione di questo tipo. Credo comunque che ci siano uve più o meno adatte per fare del buon novello: il nostro tanto amato Sangiovese non è certo il primo in questa classifica, mentre il Canaiolo è sicuramente adattissimo allo scopo. Per me comunque i migliori novelli nascono dal Marzemino, vitigno che si coltiva soprattutto in Trentino. Non si trova invece molto Gamay in Italia, anche se alcune zone a noi vicine, come le colline intorno al Trasimeno, lo hanno adottato da tempo.

La palla adesso passa a voi: acquistate una bottiglia di novello ed una del cugino francese, mettetele in tavola e fatemi sapere come è andata. Voglio però sfatare un mito: non è assolutamente vero che questo tipo di vini deve essere abbinato solo a piatti leggeri. Provateli con una bella matriciana, accompagnata da un coniglio in porchetta, e poi mi ringrazierete. Almeno spero...

SUGLI SCAFFALI
Arriva il 6 novembre

Come ormai di rito, dal 6 novembre arriva sugli scaffali e sulle nostre tavole il vino novello. In Italia il settore è in crescita e sono oltre 300 i produttori di questo vino giovane, profumato e gradevole, sparsi fra il Veneto, la Toscana, il Trentino, il Friuli Venezia Giulia, l'Emilia Romagna. Per realizzarlo vengono utilizzati un po' tutti i vitigni, in particolare Merlot, Cabernet Sauvignon, Sangiovese. La gradazione minima è dell'11%, il termine ultimo per l'imbottigliamento è il 31 dicembre dello stesso anno della vendemmia, mentre, come detto, la commercializzazione non può avvenire prima del 6 novembre. Quest'anno in vendita nei negozi Coop (iper e super) fra i toscani, accanto ai classici San Giocondo Antinori e Anteprimo Ruffino, anche il vino novello biologico dell'azienda agricola Le Volute di San Gimignano. La particolare collocazione, in una delle zone più alte di San Gimignano, e il microclima favorevole, hanno permesso di praticare un'agricoltura di tipo biologico e di ottenere uve particolari, Sangiovese e Merlot, contraddistinte già nella fase della vinificazione da sapori di ribes, mora, lampone e ciliegia. È un vino dalle caratteristiche armoniche e fruttate, giovane, fresco, da accompagnare a piatti semplici. Eccellente con le castagne. (Rossana De Caro)


ALLERGENI
Solforosa in etichetta

A partire dal 25 novembre è obbligatorio indicare nelle etichette dei vini la presenza di anidride solforosa nel caso superi i 10 milligrammi per litro, come hanno stabilito i regolamenti CE 753/2002 e 199/2004. Fanno eccezione le etichette delle bottiglie già in vendita prima di quella data, fino ad esaurimento scorte. L'anidride solforosa è usata per evitare che il prodotto inacidisca e cambi colore ed è autorizzata anche nella vinificazione biologica, ma per alcune persone è una sostanza allergenica. Nei soggetti allergici può causare infatti capogiri, mal di testa, spasmi gastrici, vomito e aumento della pressione arteriosa. Le nuove etichette dovranno riportare la dizione "contiene anidride solforosa" o "contiene solfiti".



Le Beaujolais nouveau est arrivé!

Il 17 novembre alle ore 18, all'Istituto Francese di Firenze, ingresso libero e degustazione a 3 € di Beaujolais nouveau. Info: tel. 055 2718801, www.beaujolais.com