Tante curiosità su questo mese, fondamentale per l’esito dei raccolti

Scritto da Giampiero Maracchi |    Aprile 2017    |    Pag. 7

Presidente dell’Accademia dei Georgofili 

piazzale michelangelo in aprile

Foto F. Giannoni

APRILE

Aprile è il mese rappresentativo della primavera, dal latino “primo vere”, in francese “printemps”, cioè “primo tempo” dell’anno, perché nel calendario antico la primavera era il periodo con il quale cominciava l’anno. La natura si risveglia, sui viottoli compare il porcospino, uscito dal letargo invernale, e il pettirosso marca il suo territorio, più di mezzo ettaro, nel quale non ammette l’ingresso di nessun altro maschio.

È la stagione del dente di leone, della plantago, dell’ortica, della camomilla e di tante altre piante che una volta, quando le farmacie non erano a portata di mano e le medicine di sintesi così diffuse, venivano utilizzate, raccogliendole in questa stagione, per ovviare a piccoli disturbi quotidiani come mal di testa, pesantezza, stanchezza. Insieme agli indubbi vantaggi che la scienza ha portato nella nostra vita quotidiana e alla nostra salute, andrebbe comunque recuperata quell’antica saggezza che certamente aiuta a vivere con maggiore gioia e consapevolezza i ritmi delle stagioni.

La climatologia del mese di aprile è in genere caratterizzata da un anticiclone sull’Atlantico e una bassa pressione sul mar Baltico, che fanno affluire aria fredda ed umida con conseguenti frequenti piogge. “Aprile non t’alleggerire” è un vecchio proverbio toscano. In effetti, un anno su tre si possono aspettare ritorni di aria fredda da Nord-Est, un anno su cinque si hanno temperature minime inferiori a 0°C nella prima metà del mese, e un anno su dieci nella seconda metà del mese.

Gli uccelli migratori approfittano dei venti caldi meridionali e ritornano a nidificare nell’Europa del Nord, seguendo la dorsale est dell’anticiclone atlantico. C’è un curioso proverbio toscano, diffuso anche in Francia, che dice: “Al cinque di aprile il cuculo deve venire, se non viene al sette o all’otto o che è perso o che è morto, se non viene ai venti è perso per i frumenti, se non viene al trenta il pastor l’ha cotto con la polenta”. Recenti studi spiegano il significato di questo proverbio, stando al quale la migrazione del cuculo dipende dalla posizione del monsone indiano, e quest’ultimo è la causa prevalente del clima d’aprile, come il monsone africano lo sarà per il clima dell’estate. Infatti quando il monsone indiano tarda ad instaurarsi, anche l’alta pressione sul sud dell’Atlantico tarda a spostarsi verso nord e le perturbazioni provenienti dall’Atlantico investono il Mediterraneo. Per questa ragione aprile è il mese dell’anno che mostra la maggiore variabilità delle piogge: si passa dai 10 mm degli anni più aridi ai 180 mm di quelli più piovosi, con una media di 70 mm. Questa variabilità incide molto sui raccolti poiché, con un’evaporazione ancora modesta (2 mm a fronte dei 5 mm di giugno), il terreno immagazzina l’acqua che le piante utilizzeranno durante l’estate. Attualmente, tuttavia, si registra una tendenza ad una diminuzione delle piogge in questo mese.

In un’agricoltura come quella del passato, in cui i moderni mezzi di irrigazione ancora non esistevano, le piogge di aprile e di maggio decidevano del raccolto del frumento, del vino, dell’olio e delle biade, che potevano garantire, se abbondanti, un anno copioso al riparo dalla fame e dalla miseria. Per questo si dice “aprile n’ha trenta ma se piove trentuno non fa male a nessuno”. È un mese decisivo per l’agricoltura, perché ha luogo la gran parte delle fioriture delle colture, i cereali invernali ed i pascoli hanno il loro maggior sviluppo; si seminano le colture estive come il granturco e si trapiantano le colture da orto come il pomodoro.

In aprile, generalmente, cade la Pasqua, festa della Resurrezione di Cristo, che porta con sé il messaggio spirituale di speranza e il risveglio della natura dopo il sonno invernale. L’uovo, per i paesi del Mezzogiorno d’Europa, e il coniglio per i paesi del Nord, sono simboli della fecondità e della fertilità, ereditati dalle antiche civiltà precristiane. Così il cero pasquale che combina con la fede cristiana le tradizioni delle antiche feste pagane di primavera, nelle quali i fuochi simboleggiavano il Sole.

L’agnello richiama invece le civiltà del Mediterraneo, dedite prevalentemente alla pastorizia, e diventa il simbolo dell’innocenza e del sacrificio, oltre che dei freschi pascoli primaverili.

Aprile secondo Guccini

Con giorni lunghi al sonno dedicati il dolce Aprile viene, 
quali segreti scoprì in te il poeta che ti chiamò crudele... 
Ma nei tuoi giorni è bello addormentarsi dopo fatto l'amore, 
come la terra dorme nella notte dopo un giorno di sole...

Apertura 264° Anno Accademico dei Georgofili

Venerdì 7 aprile 2017, alle 10.30, nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio

Dopo il saluto delle Autorità e la relazione del Presidente, terrà la prolusione PHIL HOGAN , Commissario all’Agricoltura e sviluppo rurale della Commissione Europea.

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Fiori di primavera - Geo&Geo

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