La sorprendente personalità di Davide Mengacci. Amico degli animali e fotografo di strada

Scritto da Silvia Amodio |    Maggio 2013    |    Pag. 6

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Ho avuto il piacere di incontrarlo ed è stata una sorpresa. Davide Mengacci è noto da 30 anni al pubblico per  trasmissioni molto popolari. L’ho conosciuto per il grande amore che ha per gli animali, per i cani in particolare.

«Cerco di capirli – ci dice - e di adeguare il mio comportamento al loro. Ho avuto cani meravigliosi, molti trovatelli, come Tweeg, il cane marinaio recuperato con un retino in mare. Sono molto protettivo con gli animali, li percepisco come creature deboli che mi sento in dovere di difendere.

Con mia moglie Cini, anche lei amante di tutti i quattro zampe, ogni giorno, da quasi trent’anni ci alziamo prestissimo per andare a fare una passeggiata di un’ora con i nostri cani. Un appuntamento che ci riconcilia con la natura e al quale per nulla al mondo rinunciamo».

Che cosa e la bat box ecco la vera storia il fumetto presentato da davide mengacci a milano per unicoop firenzeCon queste premesse ha accettato subito la proposta di presentare in una conferenza stampa il fumetto Che cosa è la Bat Box – La vera storia. E a differenza di tanti altri colleghi o personaggi che si limitano alla comparsata in conferenza, si è voluto documentare, ha approfondito l’argomento, si è appassionato alle storie dei pipistrelli, dei piccoli mammiferi volanti. E così anche a noi è piaciuto poter raccontare la sua storia.

Bambino al Piccolo

«Vengo da una famiglia di gente di spettacolo – ci racconta –; mia madre faceva la costumista e insieme a Giorgio Strehler e Paolo Grassi ha fondato il Piccolo Teatro di Milano. Mio padre, era direttore di scena al Teatro di Urbino e quando si è trasferito a Milano, ha conosciuto, proprio al Piccolo, mia madre e si sono innamorati. 

Erano giovanissimi quando sono nato, 22 anni lei e 23 anni lui. Si può dire che vivevo in teatro: non sapendo dove lasciarmi, mi portavano sempre con loro. Non era facile la vita dei teatranti di allora. Ricordo che sprofondavo nelle poltrone, ero così piccolino che gli attori li vedevo solo dalla vita in su, perché la visuale era impedita dalla poltrona davanti».

Dopo il periodo teatrale, il padre di Mengacci apre una delle prime agenzie di pubblicità internazionale, mentre il figlio, oltre a lavorare con lui, frequenta scienze politiche e si perfeziona due anni in Svizzera, a Losanna, dove studia direzione aziendale in previsione di occuparsi dell’attività di famiglia.

Questo, purtroppo, avviene molto presto, perché suo padre, quando Davide ha solo 24 anni, muore improvvisamente. «Mi sono ritrovato da un giorno all’altro a gestire una situazione più grande di me – ci spiega –: avevamo 35 dipendenti e sedi a Londra, Parigi, Svizzera, Berlino e Madrid.

Non ero ancora pronto, così mi sono fatto aiutare dai miei collaboratori, ho liquidato l’azienda e sono andato a lavorare presso un’agenzia più piccola. Ho imparato molto e quando mi sono sentito pronto, ho aperto la mia, la PubliLife, che ho diretto fino ai 37 anni».

Davide mengacci non solo tv popolare informatore unicoop firenzeL’avventura in tv

Andava tutto bene, ma il fallimento del secondo matrimonio lo destabilizza molto, così un amico, autore televisivo, gli viene in soccorso e gli propone, per distrarlo, di condurre un programma giornalistico intitolato Otto Italie allo specchio.

Una specie di candid camera ispirata ad una ricerca del sociologo Gian Paolo Fabris dove una telecamera nascosta rivelava le caratteristiche degli italiani. «In quell’occasione mi travestivo ogni volta da un personaggio diverso – ci spiega Davide – e mi sono divertito tantissimo. Il programma ha avuto un grande riscontro, tanto che mi ha chiamato Mike Bongiorno per lavorare con lui e da lì è stato un susseguirsi di nuove esperienze».

I programmi che ha condotto, in molti casi hanno anticipato le mode: Scene da un matrimonio è stato il primo reality, Perdonami ha ispirato C’è posta per te di Maria de Filippi, mentre La domenica del villaggio è statocondotto per 11 anni.

Solo per citarne alcuni. «Sono consapevole di fare programmi per un vasto pubblico, ma cerco sempre di divulgare un po’di cultura popolare per far conoscere la nostra terra e le nostre tradizioni – sottolinea Mengacci. Anche nel prossimo programma (in onda dal lunedì al sabato dalle 10.50 alle 11.30 su rete4 ) mi sono tolto il grembiule da cuoco per seguire tematiche legate al territorio».

Foto per strada

Nonostante il grande successo, Davide Mengacci sembra non essersi montato la testa. «Negli anni passati, in televisione giravano tantissimi soldi - ci confida -, puoi avere tutto quello che vuoi ed è facile cadere preda di un delirio di onnipotenza.

Per fortuna sono sempre riuscito a lavorare come se andassi in ufficio, con lo stesso atteggiamento e lo stesso rigore, cercando di rimanere una persona libera, fuori dal coro e non competitiva».

La vera grande passione che lo accompagna da una vita è la fotografia. Ha anche lavorato per “Il Giorno”, “la Repubblica” e “Qui Touring”, frequentando, quando era al liceo, anche le scuole serali di fotografia.

I famosi Ugo Mulas, Gianni Berengo Gardin e Alfa Castaldi sono stati amici e maestri. Ora si dedica alla street photography, ovvero immortalando la realtà della strada. Ha fatto mostre e pubblicato numerosi libri.

Foto di S. Amodio


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