Intervista a Beppe Dati

Scritto da Stefano Giraldi |    Luglio 2012    |    Pag.

Giornalista e fotografo Specializzato in arte ed architettura. Ha realizzato un gran numero di cataloghi per artisti contemporanei italiani e stranieri. È stato a capo di campagne fotografiche per la realizzazione di numerosi volumi sui palazzi e chiese di Firenze per importanti case editrici con le quali collabora tuttora.

Che la Toscana sia la patria dei grandi artisti, come Botticelli, Ghirlandaio, Donatello, o di navigatori, come Amerigo Vespucci che diede il suo nome all'America, è risaputo. Ma la Toscana è anche la patria di autori come Giancarlo Bigazzi che ha scritto bellissime canzoni che hanno accompagnato nella loro vita giovani e meno giovani. È scomparso non molto tempo fa; ce lo ricorda un altro autore fiorentino che ha collaborato con lui a scrivere alcune delle più belle canzoni: Beppe Dati.

Quando ha conosciuto Giancarlo Bigazzi?
«Nel 1987, grazie al cantante Masini; io allora non ero nessuno. Eravamo nella sua villa di Settignano, ed erano presenti anche i cantanti Tozzi e Raf. Poi nel dicembre del 1988 mi chiamò per farmi sentire una cassetta di Raf in un inglese maccheronico. Mi chiese di sistemarla in italiano. Il lavoro piacque molto a Bigazzi. In seguito, sempre per Raf scrissi Cosa resterà degli anni ‘80 che fu un grande successo; Bigazzi, che era anche l'editore, mi prese con sé».

Com'era sul lavoro?
«Bigazzi era risoluto. Tenacia e grande capacità erano le doti del suo carattere. Per me è stata come l'antica bottega fiorentina che faceva il lavoro di squadra. Nel lavoro era burbero e severo, ma lo era anche con se stesso, ed è per questo che molte belle canzoni hanno visto la luce».

Si sente dire che c'è in progetto una fondazione...
«Sì, con la famiglia Bigazzi è in progetto la fondazione "Giancarlo Bigazzi", corsi specifici di come fare ma anche come disfare una canzone, pensati per giovani autori ma anche per giovani interpreti».