Scritto da Alma Valente |    Giugno 2004    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Recentemente è stato pubblicato uno studio effettuato dalla Scuola di medicina dell'Università di Harvard riguardante l'effetto dell'uso quotidiano del caffè su alcuni parametri biologici.
«In questo studio - spiega il professor Calogero Surrenti, direttore dell'unità di gastroenterologia dell'Azienda ospedaliera universitaria Careggi - è stato rilevato che il consumo quotidiano di tre tazze di caffè abbassa il rischio di contrarre il diabete di tipo secondo».

Merito della caffeina? «Sembra di no, visto che l'effetto positivo nei confronti di questa patologia compare anche in chi consuma caffè decaffeinato. L'effetto protettivo potrebbe essere imputabile ad altri ingredienti, quali potassio e magnesio, ma soprattutto a sostanze antiossidanti come i polifenoli e la vitamina E.
Questo studio non è una prova che dimostri un rapporto di causa/effetto fra caffè e diabete e quindi non ci consente di raccomandare l'uso del caffè per prevenire il diabete, ma rappresenta un'informazione utile a tranquillizzare tutti i soggetti che ne consumano abitualmente due, tre tazze al giorno».