Dieta e movimento contro il sovrappeso dei bambini

Scritto da Alma Valente |    Febbraio 2004    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

"Grassezza fa bellezza" recitava un antico detto popolare riferendosi, forse, al Giorgione o al Botticelli, nei cui ritratti le dame, oltre a splendidi volti aristocratici, avevano corpi morbidi e prorompenti. Un concetto di bellezza che ai tempi nostri è stato rivisto e corretto. Basta vedere i nuovi sex symbol, sia uomini che donne, tutti magrissimi e con un corpo perfetto. La maggior parte delle persone, invece, sembra essere sempre più grassa. E a dirlo non siamo noi ma l'Organizzazione Mondiale della Sanità che, da tempo, ha denunciato il pericolo derivante da un aumento costante della prevalenza dell'obesità nei paesi industrializzati, ma ancor più in quelli in via di sviluppo, tanto che si parla di "Peste del Terzo Millennio". Ma perché stiamo diventando sempre più grassi? «Colpa dello stile di vita, che negli ultimi 50 anni è completamente cambiato - sottolinea il professor Carlo Maria Rotella, docente di endocrinologia all'Università di Firenze -. La popolazione, infatti, è diventata sempre più sedentaria a causa della marcata urbanizzazione e della grande diffusione dei mezzi di trasporto, contemporaneamente ad un tipo di alimentazione inadeguata sia dal punto di vista della quantità che della qualità, con un eccesso di alimenti grassi».Un fenomeno che sembra iniziare fin dalla prima infanzia, con un impatto sociale di notevole rilievo. «I bambini con sovrappeso nei paesi industrializzati sono circa il 20%, mentre i bambini con vera obesità sono l'8% - afferma il professor Roberto Salti, direttore dell'Unità Operativa di endocrinologia pediatrica dell'azienda ospedaliera - universitaria Meyer di Firenze -. L'obesità può essere secondaria ad altre malattie, ma nella maggior parte dei casi è 'essenziale', cioè dovuta a uno stile di vita scorretto che si sovrappone ad un'eventuale predisposizione ereditaria. Essa è una malattia importante, con gravi complicazioni metaboliche e cardiocircolatorie. Nel tempo si instaura un circolo vizioso: il bambino sovrappeso fa fatica a muoversi e pertanto riduce ulteriormente la propria attività fisica ed il sovrappeso aumenta. Ci sono, purtroppo, addirittura casi di bambini di 12-14 anni che pesano oltre 100 chili». "Cerchiamo, dunque, di comprendere qual è l'iter assistenziale di questi piccoli pazienti presso un centro ad alto livello di specializzazione come nel caso del Meyer.

«Il percorso si sviluppa attraverso controlli ambulatoriali ed un eventuale day hospital - afferma il prof. Salti -. Un dato interessante è che se i genitori sono essi stessi sovrappeso, l'obesità dei figli non viene spesso da loro considerata come un problema. Infatti questi soggetti non vengono per l'obesità, ma per altri sintomi; per esempio per un presunto ipogenitalismo, quando, cioè, un grembiule di tessuto adiposo prepubico nasconde i genitali, che sono di dimensioni normali, oppure per valgismo delle ginocchia, per il piede piatto o per una lieve ipertensione». In questi casi il trattamento deve essere per forza di cose pluridisciplinare. «Certamente - prosegue Roberto Salti - può essere necessaria una consulenza psicologica (per comprendere sia se vi è una carenza affettiva che determina un'autogratificazione con il consumo eccessivo del cibo, sia le conseguenze psicologiche della malattia), esami endocrinologici, soprattutto per escludere anormalità della tiroide, del corticosurrene e del metabolismo glucidico o una consulenza genetica. Ovviamente è anche necessaria la presenza del servizio dietologico, che poi prenderà in carico il piccolo paziente con controlli periodici». Da quanto è emerso fino ad ora il problema non è quindi solamente dietologico, anche perché ridurre in maniera inadeguata l'alimentazione in un organismo in via di sviluppo potrebbe creare ulteriori problemi. «Accanto ad una dieta ipocalorica non troppo drastica, è necessario l'aumento dell'attività fisica. La dieta da sola non serve per ottenere la riduzione del peso corporeo: è calcolato che per perdere 100 grammi di peso è necessario diminuire l'introduzione di 1000 calorie in un giorno. Pertanto, per perdere 3 kg, dovremmo "affamare" il bambino per un mese». E allora cosa dovrebbero fare i genitori per aiutare i propri ragazzi a stare in forma? «Non mi stancherò mai di ripeterlo - conclude il prof. Salti -, è lo stile di vita che dovrebbe essere totalmente cambiato: invece del bambino che 'migra' in macchina dalla scuola a casa, dalla casa ad un'attività programmata dagli adulti, che ritorna a casa ai giochi domiciliari, dovremmo formare dei figli che abbiano la possibilità di frequentare spazi verdi in cui giocare spontaneamente con i loro coetanei. L'adolescente, poi, dovrebbe praticare uno sport scegliendo un tipo d'attività in accordo con la famiglia, con un primo periodo di rinforzo delle masse muscolari, con un aumento graduale degli esercizi e prediligendo uno sport di durata. L'attività motoria modifica il modello di vita, rinforza l'autostima e aumenta la quantità di tempo trascorsa fuori di casa». Ovviamente, il più possibile lontano dalle tentazioni del frigorifero!