Montalcino e la sagra del tordo

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Ottobre 2002    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Nella terra dei lecci
Chi avesse visitato Montalcino qualche anno fa, avrebbe avuto la sensazione di trovarsi nella tipica cittadina toscana, di antiche origini, sulla quale la patina del tempo ha come steso un velo, così da lasciare tutto immutato. Chi la visita oggi ne riceve tutt'altra impressione. Gli innumerevoli restauri le hanno conferito un diverso aspetto. Restauri opportuni, senza dubbio, che hanno restituito la luminosità di un tempo alle antiche pietre ormai annerite, ai portoni in legno massello spesso tarlati, alle ampie vetrate di chiese e musei rese opache da polvere e inquinamento.
Certo, se è vero che ogni medaglia ha il suo rovescio, c'è da mettere sull'altro piatto della bilancia la sparizione quasi totale delle vecchie botteghe, specialmente quelle di artigianato.
Oggi, seguendo la moda del momento, è tutto un brulicare di "boutiques", di "beauty shop", di hotel e di "bed and breakfast". Che fine ha fatto il vecchio vinaio dove potevi bere un paio di bicchieri di Brunello senza mettere a rischio lo stipendio di un mese? E il nero - e anche tetro, ma interessante - fondaco del fabbro dove si lavorava il ferro battuto, dov'è finito? Ormai sono solo ricordi.

Da convento a museo
Fra le operazioni decisamente positive compiute nel passato più recente va annoverata la costituzione del Museo civico e diocesano nei locali dell'ex convento di Sant'Agostino. Si tratta di una raccolta davvero importante perché nelle sue sale si offre al visitatore una panoramica esauriente dell'arte senese dal Medioevo al Cinquecento, con opere che vanno dalla scuola duccesca, passano per Simone Martini e arrivano ai seguaci del Beccafumi e del Sodoma.
D'altronde, indipendentemente dai restauri e dal riassetto urbanistico recente, la cittadina è sempre stata un piccolo grande gioiello d'arte, che si integra alla perfezione nel più vasto contesto della ricca - culturalmente parlando - Toscana. Che nel suo territorio si siano stanziati gruppi di famiglie etrusche è probabile; è certa la presenza romana, confermata dal toponimo latino "ilex" - leccio - per gli estesi boschi che punteggiano le morbide colline. Se mancano i documenti ad attestare la primitiva costituzione dell'agglomerato urbano (IX, X secolo?), ecco puntuale la leggenda a stabilire la data di nascita dell'edificio più rappresentativo del suo territorio comunale: l'Abbazia di Sant'Antimo (o meglio, la sua più piccola progenitrice) sarebbe nata nel 781 per volontà dell'imperatore Carlo Magno. Che la notizia abbia una matrice fantasiosa poco importa; resta il fatto che la chiesa, che tuttora possiamo ammirare con quel senso di stupore che mai diminuisce né col tempo né con il numero delle visite, costituisce uno dei più straordinari esempi di architettura romanica; per di più arricchita da quei singolari capitelli interni - quelli sì, davvero fantasiosi - ognuno dei quali è un'opera d'arte a sé stante.
Percorrendo la campagna attorno al capoluogo, ci si accorge che anche qui la ventata di modernità ha portato i suoi frutti. Tutto il territorio coltivabile è sfruttato in maniera superba, con vigneti e oliveti di un tale nitore che sembrano curati dalla mano di un artista. Però - ecco di nuovo la legge del contrappasso - quasi non si vede più una casa colonica di tipo classico. Molti edifici rurali, puntualmente ristrutturati e restaurati, sono oggi trasformati in agriturismo, in cantine con vendita diretta di vino e olio, in "residence" con piscina e campo da tennis.

Appuntamento col tordo
A mantenere ancora intatto un forte legame con il passato, ecco le due rievocazioni storiche che ormai fanno parte del patrimonio culturale ilcinese: la "Festa dell'apertura delle cacce" - la seconda domenica d'agosto - e la "Sagra del tordo" - l'ultima domenica d'ottobre. Oggi forse non è più come nel passato, ma si racconta che le boscaglie che circondano Montalcino fossero frequentate da un numero incredibile di volatili, tanto da giustificare la convinzione che Gaio Mecenate, uomo politico romano vicino all'imperatore Augusto, avesse dato vita ad un vero e proprio commercio di tordi fra Montalcino e Roma. E al termine stagionale di queste operazioni venatorie e mercantili, non è inverosimile immaginare che la popolazione del luogo festeggiasse l'evento con balli e canti.
Tutt'oggi, al culmine delle due rievocazioni, è consuetudine ballare sulle note del "trescone", antica danza forse originaria di queste parti. Ma le danze sono precedute da un intenso pomeriggio di attività. Per entrambe le rievocazioni il programma è simile. Iniziano i cortei dei quattro quartieri, in cui è divisa la cittadina, che si riuniscono in piazza Cavour, da dove poi procedono uniti per le arzigogolate viuzze fino alla trecentesca Rocca dove si dà vita alla competizione vera e propria.
Ogni quartiere è rappresentato da due arcieri che si impegnano a centrare il bersaglio (o perlomeno ad andarci vicino) almeno una volta in più rispetto agli avversari. Il quartiere che totalizza più punti ha tutte le ragioni di festeggiare la vittoria. Ma lo stesso fanno i tre sconfitti, che cercano di mitigare il disappunto con la musica e magari con un bicchiere dello splendido vino locale.

Pro Loco Montalcino, tel. 0577 849331, www.prolocomontalcino.it