Al Museo del tessuto la mostra dedicata a Gianfranco Ferrè

Scritto da Edi Ferrari |    Marzo 2014    |    Pag. 34

Giornalista. Dal 1988 nel magico mondo della comunicazione (uffici stampa, pubbliche relazioni, editoria, eccetera), e con una quasi (senza rimpianti) laurea in Lettere, collabora con Unicoop Firenze anche per l'aggiornamento dei contenuti del sito internet, per le pagine del tempo libero. Ha lavorato anche nella redazione di Aida (attuale Sicrea), dove si è occupata principalmente della realizzazione di trasmissioni televisive, fra le quali anche InformaCoop. Per l'Informatore si occupa delle pagine degli "Eventi".

«Nel lessico contemporaneo dell’eleganza mi piace pensare che la mia camicia bianca sia un termine di uso universale. Che però ognuno pronuncia come vuole». Così lo stilista Gianfranco Ferré – uno degli esponenti più conosciuti del made in Italy – definiva quello che era per lui un vero e proprio “capo icona” della sua capacità progettuale: la camicia bianca. Così la prima mostra dedicata al grande stilista-architetto, scomparso nel 2007, non poteva che partire proprio da qui.

Organizzata dalla Fondazione Museo del Tessuto di Prato e dalla Fondazione Gianfranco Ferré, e curata da Daniela Degl’Innocenti, “La camicia bianca secondo me. Gianfranco Ferré” è un omaggio al lavoro e al talento dello stilista, che fin dagli esordi si fece portavoce di un dialogo continuo fra architettura e moda.

All’ingresso della prima sala, il visitatore è accolto da un sistema sospeso di teli su cui scorrono macro immagini dei disegni autografi di Ferré, che rappresentano la chiave per accedere all’universo insito in ciascun progetto. Accanto a loro, inedite macroinstallazioni fotografiche di alcuni dei capi che si trovano in mostra (realizzate dal fotografo fiorentino Leonardo Salvini con una tecnica particolare sviluppata in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze), che ne rivelano la complessa struttura architettonica come se fossero sottoposte ai raggi X.

Nella sala successiva, ecco le ventisette camicie bianche, piccolo esercito di capolavori sartoriali, che testimoniano vent’anni di genialità creativa e progettuale; ma anche i disegni tecnici, i bozzetti per le uscite in sfilata, scatti di grandi maestri della fotografia, immagini pubblicitarie e redazionali provenienti dall’Archivio della Fondazione Ferré. Chiude la mostra un affascinante montaggio di sequenze delle sfilate più importanti, dal 1978 al 2007.

«Ho pensato che una mostra antologica complessa non sarebbe stata la cosa migliore – dice Rita Airaghi, direttore della Fondazione Gianfranco Ferré, e a lungo braccio destro dello stilista – perché Gianfranco era talmente ‘bulimico’ (e lo dico con affetto) nell’affrontare tanti temi, che una mostra antologica avrebbe messo insieme molte cose in maniera probabilmente un po’ superficiale.

Mostra museo tessuto prato ferreDunque in questo caso ho voluto fortemente, ovviamente condividendo il pensiero del Museo del Tessuto, non esporre solo le camicie, ma raccontarne l’intero iter. Siamo partiti dalla camicia bianca, perché a detta di molti era il capo icona di Gianfranco: cosa sulla quale si può poi discutere.

Comunque è vero che la camicia bianca lo rappresenta in maniera assolutamente perfetta, perché ha un contenuto di struttura architettonica e quindi di ragionamento sulle forme e sui volumi, da una parte; è un sogno, una poesia, una fuga nella fantasia più sfrenata, dall’altra. E quindi mi sembra davvero che questi due elementi siano tutto Ferré».

I capi in mostra (tutti originali: sono quelli che venivano utilizzati durante le sfilate) «sono stati scelti per le diverse capacità espressive – spiega la curatrice della mostra, e conservatrice del Museo del Tessuto, Daniela Degl’Innocenti -.

Da un lato quella geometrica, dall’altro quella costruttiva, il saper distruggere e ricomporre un canone della camicia che tradizionalmente è fatta di colletto, polsini, maniche, petto e dorso. In alcune si è proprio divertito a stravolgere e a ricomporre il canone, nella sua idea di dare a questo capo un’identità sempre diversa. A volte invece è semplicemente trasferire nella camicia l’evocazione di una terra lontana».

A Prato va indubbiamente il merito di aver pensato, e realizzato, per prima una mostra dedicata a Ferré, prima ancora di Milano, dove la maison è nata: «siamo orgogliosi di questa iniziativa – sottolinea il presidente della Fondazione Museo del Tessuto, Andrea Cavicchi – e che la Fondazione Ferré abbia voluto collaborare con noi per un progetto come questo.

L’averlo fatto prima di Milano è sì un orgoglio ma non si tratta di fare una gara: è che siamo davvero soddisfatti di poter esporre un talento del genere a Prato, e che a Prato si parli di moda, di moda italiana, di made in Italy vero. Per noi è una grande occasione, proprio come distretto tessile, tornare a parlare di moda, grazie all’occasione che ci viene da questa mostra».

Aperta fino al 15 giugno al Museo del Tessuto di Prato, “La camicia bianca secondo me. Gianfranco Ferré” è certamente anche una buona occasione per scoprire il ricco patrimonio del Museo ospitato nella ex fabbrica tessile Campolmi, un vero gioiello di archeologia industriale riconvertito a contenitore culturale.

Orari: da martedì a giovedì 10-15, venerdì e sabato 10-19, domenica 15-19, lunedì chiuso. Ingresso 8 euro, per i soci 5 euro. Info 0574611503, sul web www.museodeltessuto.it


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