Le nuove frontiere della ricerca: dalla cura della pelle all’alimentazione

Scritto da Monica Galli |    Luglio-Agosto 2017    |    Pag. 17

Esperta in scienze dell'alimentazione e merceologia alimentare Lavora nella formazione professionale di cuochi, pasticceri e camerieri-barman. Nel 2000, insieme ad Alessandra Pesciullesi, ha costituito uno studio associato che si occupa della divulgazione di informazioni sull'alimentazione e la merceologia alimentare, tenendo corsi per il Comune di Firenze e per alcuni quartieri cittadini. In quest'ambito nasce anche la collaborazione con l'Informatore.

nanoparticelle Cosmetici

Permettono dei risultati che un tempo si pensavano irrealizzabili e ai quali oggi non possiamo più rinunciare: tessuti che non si scoloriscono o assolutamente impermeabili, vetri autopulenti, pannelli solari efficientissimi e di ridotte dimensioni, rilascio mirato di farmaci. È per questo che, negli ultimi anni, si stanno diffondendo rapidamente le nanotecnologie e i nanomateriali. Anche l’industria cosmetica da qualche tempo si è avviata in questa direzione sviluppando prodotti con proprietà assai interessanti.


Nano che?

Le nanoparticelle sono aggregati di atomi o di molecole di varia forma che vengono dispersi in un sistema più grande, come le fibre di un tessuto o la superficie di un vetro, un dentifricio o una crema. Lo scopo è conferire proprietà particolari al materiale in cui si trovano. Per la normativa europea relativa ai cosmetici (Reg. 1223/2009) si tratta di aggregati di dimensioni comprese fra 2 e 200 nm (1 nm, o nanometro, è un milione di volte più piccolo di un millimetro), che devono seguire regole specifiche per l'autorizzazione e la commercializzazione. Il consumatore finale può identificare i nanomateriali leggendo l'elenco degli ingredienti, dove devono essere chiaramente indicati con il loro nome, seguito dalla dicitura “nano” riportata tra parentesi. I prodotti cosmetici nei quali è ormai diffuso l'uso di nanoparticelle sono i solari. Invece di disperdere direttamente nelle creme i singoli principi protettivi, come il biossido di titanio o l'ossido di zinco, usati per protezioni molto alte, si utilizzano nanoparticelle, che evitano l’effetto “cemento” tipico dei solari con fattore di protezione superiore a 15 e rendono la texture estremamente più gradevole. Un altro esempio è rappresentato dalla presenza di nanoparticelle di argento in alcuni dentifrici e sulle setole degli spazzolini da denti. L'effetto antibatterico di queste particelle non ha confronto con un prodotto che ne è privo.

Con le nanotecnologie si possono anche costruire dei nanocontenitori nei quali introdurre principi attivi. In alcune creme antiage, il coenzima Q10 o l'acido ialuronico sono inseriti in piccole vescicole che ne garantiscono una maggiore conservabilità e penetrabilità.


Cosmetici o farmaci?

Molte nanoparticelle potrebbero avere la capacità di entrare in profondità attraverso la pelle. Se, per esempio, l'acido ialuronico potesse essere veicolato con questo sistema negli strati profondi, la pratica delle iniezioni diventerebbe obsoleta. Al momento questo è solo uno scenario futuro, perché la normativa dà una definizione univoca dei prodotti cosmetici: sono destinati unicamente alle parti esterne del corpo e non hanno funzione curativa. Resta comunque molto difficile stabilire l'esatta capacità di penetrazione di queste sostanze.


Quasi fantascienza alimentare!

Una frontiera possibile per questi prodotti è rappresentata anche dal settore alimentare, dove è già stato coniato il termine nanofood. Le nanotecnologie potrebbero migliorare il valore nutrizionale degli alimenti o la loro conservabilità. Ci sono già numerose proposte: il pane con nanocapsule riempite con olio di tonno diventerebbe una sorgente di acidi grassi omega 3, importanti per la prevenzione di malattie cardiocircolatorie. Le capsule si aprono nello stomaco e rilasciano l'olio senza che il sapore del pane sia alterato. Un’azienda tedesca ha messo a punto la molecola di licopene in forma nano per renderla più facilmente assorbibile dal nostro organismo. Il licopene, presente nel pomodoro, è ormai ben noto come antiossidante e preventivo nella formazione di tumori. E infine, proprietà assai importante per chi vende, le nanotecnologie possono migliorare e allungare la vita di un prodotto alimentare producendo imballaggi estremamente efficaci.


Quali dubbi

Parlare di nuove tecnologie senza considerare i rischi che esse potrebbero comportare, non sarebbe del tutto corretto. L'effetto delle nanoparticelle è uguale a quello delle singole molecole? Se adesso possiamo studiare soltanto i risultati a breve termine, come comprendere gli effetti anche di piccole dosi in tempi più lunghi? Qual è l'impatto sull'ambiente quando queste particelle entrano nel nostro ecosistema? Al momento non abbiamo risposte certe perché i dati scientifici a disposizione non sono sufficienti. Si tratta di prodotti sintetizzati in laboratorio che offrono grossi vantaggi che i consumatori ricercano. La normativa dovrà affrontare una grande sfida: da una parte rispondere alle richieste di sicurezza e dall'altra garantire lo sviluppo di un settore che il mercato richiede. 


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