Anni di benessere diffuso, ma anche di sangue: dall'omicidio di Lando Conti ai delitti del "mostro di Firenze"

Scritto da Pier Francesco Listri |    Ottobre 2005    |    Pag.

Giornalista e scrittore Caporedattore per oltre un ventennio del quotidiano "La Nazione", è stato collaboratore del "Ponte" e de "L'Espresso". Profondo conoscitore della storia fiorentina e toscana, alla quale ha dedicato numerosi volumi. Ha curato a lungo i problemi della scuola, redigendo manuali e fondando le riviste "Tuttoscuola" e "Palomar". Ha diretto a Firenze l'emittente televisiva Rete A, al suo attivo ha anche una collaborazione trentennale con la RAI.

Mutamenti lesti 2
Il decennio fu, per la Regione Toscana,
guidato con continuità dal 1983 al 1990 da Gianfranco Bartolini come presidente della Regione; quanto invece ai primi cittadini di Firenze, questo periodo registra un susseguirsi di sindaci e anche una tragedia.
Nel marzo del 1983 diventa sindaco lo scrittore Alessandro Bonsanti. Precisamente un anno dopo è eletto il repubblicano Lando Conti, che il 10 febbraio, quando ha già lasciato la sua carica, sarà assassinato dalle Brigate Rosse. Gli succede il musicologo Massimo Bogianckino, che nell'89 è sostituito da Giorgio Morales.
Una vera ridda di primi cittadini, a dire la non stabile situazione amministrativa della città che tuttavia registra alcuni eccezionali eventi.
Nel 1986 Firenze è eletta "Capitale Europea della Cultura". Nel medesimo anno visita la città il pontefice Giovanni Paolo II, che nell'occasione sosta a lungo - significato che non sfugge agli attenti fiorentini - sulla tomba di Galilei, in vita perseguitato dall'Inquisizione. Nel discorso di saluto che il poeta Mario Luzi dedicò al Pontefice, vi furono queste parole che la città non ha dimenticato: «L'uomo. Si imparò qui a Firenze a dire questa parola con particolare intenzione. Penso che in ciò che resta ancora da dire, la cultura fiorentina pensi più all'uomo come nuda creatura che al mitico esemplare umano del Rinascimento».
Fra gli eventi artistici più insigni, il decennio si apre con la tetralogia wagneriana al Comunale, anticipando quello che sarà più tardi il Maggio Musicale di Luciano Berio, mentre dall'86 responsabile artistico diviene il maestro Zubin Mehta.
Poiché la cronaca mescola sacro e profano, bisogna anche ricordare che fu questo il decennio in cui più volte e fittamente compì le sue gesta assassine il "mostro di Firenze": un delitto nel giugno dell'81 a Scandicci, nell'ottobre dello stesso anno un altro a Calenzano; nell'82 presso Montespertoli, nell'84 a Vicchio di Mugello, e il 7 settembre dell'85 agli Scopeti; catena di delitti che lasciarono la città interdetta e stravolta.

Mutamenti lesti 1
Primo il terziario

Ma la Toscana e Firenze sono anche in qualche modo misurabili in questo decennio da qualche significativa cifra riassuntiva. Già il censimento del 1981 indicava la Toscana come una delle regioni economicamente più sviluppate: scesa l'agricoltura al 6,7% (nel decennio precedente si era al 12%), giganteggia il terziario con il 49,6% degli addetti. A livello regionale la Toscana primeggia ora nelle industrie del marmo, della lana, nella pelletteria, nella concia, e si attesta su ottime posizioni nelle calzature, nell'oreficeria e nel mobilio.
Quanto al benessere della vita quotidiana dei fiorentini, qualche altra cifra ci aiuta. Col crescere del benessere aumenta la spesa alimentare in valori assoluti, ma diminuisce in percentuale rispetto al reddito, passando dal 50% degli anni '60 al 30%. Aumenta il consumo delle carni, meno amidi e più zuccheri semplici, più grassi e proteine di origine animale. I toscani, tradizionali mangiatori d'erbe, aumentano in questo decennio il consumo dei cereali, resta stabile il consumo della pasta mentre diminuisce quello del pane a favore di biscotti, grissini e cracker. Ridotto anche il consumo dei legumi, un tempo utili integratori proteici. Comincia a farsi strada la memoria alimentare mediterranea, mentre nei week-end volentieri si va a "mangiare fuori", cercando di riscoprire i sapori della tradizione.
Si entra anche qui nella sfera di quella ormai avviata scoperta della corporeità che si fissa sulle parole "bellezza e benessere". Senza che fiorentini e toscani ne prendano immediatamente atto, il benessere generale è aumentato. Prendiamo l'automobile: ormai le famiglie senza autovetture sono appena il 26%, mentre quasi il 20% ne possiede due. Il tutto dopo che nel decennio precedente la crisi energetica aveva messo a dura prova il mercato dell'automobile e mentre cresce (tuttora) nelle città il difficile traffico urbano. Meno evidente, ma costante, anche un'inversione di tendenza nei flussi demografici e abitativi. Così al posto della corsa verso la città e all'accentramento, si instaura ora un fenomeno di decentramento, di fuga dalla città verso i piccoli centri o verso le periferie di collina.

Senza salotto
Gli specialisti dicono che intanto muta il comportamento nei consumi e gli stili di vita si moltiplicano, lasciando il posto alla differenziazione e alla personalizzazione (che alcuni studiosi chiamano "riflusso nel privato").
Un decisivo mutamento di abitudini e di gusti si registra nell'ormai modificata struttura della casa privata. Abolito da tempo il "salotto buono" (quello dove non si doveva entrare mai e sulle poltrone erano stese coperte protettive), sostituito dal soggiorno-pranzo mutuato dal living anglosassone; ormai istauratasi la televisione come unico e vero caminetto di famiglia, anche altre stanze, come per esempio la cucina, subiscono rinnovamenti radicali, grazie fra l'altro all'arrivo di frullatori, tostapane, spremiagrumi e gelatiere, mentre l'arredo agognato è la cucina incassata all'americana.
Anche la stanza da bagno subisce in questo decennio un potenziamento e un ampliamento di funzioni mai visto prima, che accompagna la riscoperta della corporeità in nome dell'igiene, dell'estetica e del benessere, sicché creme, vasche-piscina, cyclette arricchiscono l'arredo fra chimico, ginnico e sacrale.
Mentre l'arredo della casa di città si piega alle proposte talora assai incongrue degli stili scandinavi o indorientali, si consolida in città la possibilità delle "ristrutturazioni" e si arricchisce il numero delle "seconde case" di campagna, dove si riversa tutto quello che nella prima casa appare obsoleto o troppo tradizionale, in realtà ricostruendo finalmente nel luogo delle vacanze un arredo caldo, domestico e familiare.
Quanto alla voce più cara alle casseforti toscane, il turismo, nonostante le complesse situazioni internazionali nel decennio continua a tirare. Un turismo ormai non solo d'arte, che spinge milioni di viaggiatori di paesi anche lontani verso questa terra mitizzata per la salubrità dell'aria e del vivere, per i cibi genuini, per gli incantati paesaggi ancora integri, per una vita, almeno fuori dalle grandi città, ancora "a misura d'uomo". Senza dire dei cibi e della cucina, che la tenace tradizione toscana ha salvato e che ora ripropone agli ospiti accanto al David e alla Primavera botticelliana.