Riapre dopo venti anni e un lungo restauro, con opere dal periodo longobardo al Novecento

Scritto da Andrea Schillaci |    Maggio 2017    |    Pag. 39

Giornalista professionista, laureato in Scienze Politiche, è stato redattore de La Città e della Gazzetta di Siena, ha lavorato per l’Ansa, la Voce, il Classico, Toscana Qui. Negli ultimi quindici anni, ha collaborato con varie riviste dell’Editoriale Olimpia ed è stato vice caposervizio di Mondo Sommerso.

museo

Giovanni Maria Tolosani, Adorazione dei Magi, 1522, Museo Diocesano

Toscana da scoprire

Situata a metà strada tra Firenze e Siena, Colle di Val d’Elsa merita senz’altro una visita per ammirare il suo centro storico (il Castello), rimasto intatto nei secoli e ricco di palazzi storici importanti. Ma oggi c’è un motivo in più per programmare una visita a Colle Alta: la riapertura, dopo vent’anni e un lungo restauro, del Museo San Pietro, situato nel seicentesco monastero omonimo in via Gracco del Secco, 102.

Questa istituzione riunisce le collezioni dei musei Civico e Diocesano, del Conservatorio, il fondo di Romano Bilenchi e le opere di Walter Fusi, in un percorso che parte dal dominio longobardo per arrivare al Novecento, con oltre 200 opere e testimonianze distribuite su circa duemila metri quadrati di superficie.

«Un progetto che finalmente siamo riusciti a terminare per dare alla città un luogo degno della propria storia - ha detto l’assessore alle politiche culturali del Comune di Colle di Val d’Elsa, Anna Maria Cotoloni -, un grande investimento che si propone di proiettare Colle in una nuova dimensione culturale e turistica».

Si inizia con il Tesoro di Galognano, una preziosa collezione di oggetti sacri, per continuare con le opere della pittura religiosa di scuola senese e fiorentina, da Cennino Cennini al Maestro di Badia a Isola, dalle pale di Giovanni Maria Tolosani (sua l’Adorazione dei Magi del 1522) a Girolamo Genga. Il ritorno di Colle ai fiorentini nel 1481 fu pagato a caro prezzo: le continue guerre, infatti, distrussero gran parte del patrimonio architettonico. E i cambiamenti urbanistici sono ben visibili nel museo osservando alcune opere del Trecento e Quattrocento e confrontandole con altre del Seicento, quando a Colle fu istituita la diocesi, che divenne il motore di un profondo rinnovamento artistico e architettonico.

Il percorso continua con una bella galleria dei ritratti dei personaggi illustri di Colle: dal busto di Arnolfo di Cambio ad alcuni esponenti della famiglia degli Usimbardi, dal garibaldino Giuseppe Bordi al ritratto del granduca Leopoldo, che per Colle fece molto.

Si arriva così alle opere dell’Ottocento e Novecento con le tele del tardo macchiaiolo Antonio Salvetti, che oltre che artista fu anche politico e primo sindaco socialista di Colle fra il 1897 e il 1898, e che raccontano la vita fra i suggestivi paesaggi colligiani (un grande dipinto, in particolare, è molto caro ai locali, quello dove si vedono alcuni ragazzi fare il bagno nell’Elsa, una consuetudine nell’Ottocento). Ma anche i dipinti astratti dai colori brillanti del pittore Walter Fusi e le opere provenienti dalle collezioni di Romano Bilenchi e mai esposte al pubblico prima d’ora. Acquista particolare importanza questa sezione, che propone una scelta della ricca biblioteca dello scrittore colligiano, donata al Comune di Colle di Val d’Elsa dalla moglie Maria Ferrara: le tele di Ottone Rosai, Moses Levy e Mino Maccari raccontano la formazione di Romano Bilenchi, arricchendo il quadro fornito dalle sue opere letterarie, specificandone la personalità.

All’interno del museo troveranno spazio anche un laboratorio didattico per le scuole e una sala per mostre temporanee di vari artisti.

E sempre a proposito del fermento culturale colligiano, a breve riapriranno sia il Museo Archeologico Ranuccio Bandinelli che il Museo del Cristallo.

Info: www.collealtamusei.it



L’intervistata

Anna Maria Cotoloni

assessore alle politiche culturali del Comune di Colle di Val d’Elsa




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