In Mugello i bovini pascolano liberi per molti mesi l’anno

Scritto da Andrea Schillaci |    Febbraio 2017    |    Pag. 6

Giornalista professionista, laureato in Scienze Politiche, è stato redattore de La Città e della Gazzetta di Siena, ha lavorato per l’Ansa, la Voce, il Classico, Toscana Qui. Negli ultimi quindici anni, ha collaborato con varie riviste dell’Editoriale Olimpia ed è stato vice caposervizio di Mondo Sommerso.

mucche mugello Agricoltura

Esiste un’eccellenza in Toscana, alla quale perfino la trasmissione “Piazza Pulita” ha dedicato un servizio dal titolo esplicativo, Mucche felici : riguarda gli allevamenti di mucche da latte e da carne, in particolare nel Mugello. Qui i bovini, in gran parte di razza Limousine, hanno a disposizione per pascolare un territorio molto maggiore rispetto al resto d’Italia; per questo le loro carni sono particolarmente apprezzate.


Carne di montagna

«Il nostro è il distretto zootecnico più importante a livello regionale - racconta Alessio Serra, direttore della Cooperativa agricola Firenzuola, nata nel 1973 e con 103 aziende associate - anche per la conformazione dei territori, con la possibilità di pascolare i bovini per molti mesi all’anno sull’Appennino. Qui il processo di filiera corta trova la sua sintesi migliore, grazie al Centro carni Mugello di Vicchio, con lavorazione delle carni e vendita diretta in gestione alla cooperativa. Inoltre la Caf è inserita nella distribuzione di Unicoop Firenze per i prodotti biologici nei due punti vendita di via Forlanini a Firenze e Pontassieve».

Da sottolineare che le quantità sono modeste, rispetto alle richieste e ai consumi, quindi la presenza sui banchi è poca e discontinua.

«Lo scopo principale dei nostri soci - continua Serra - è valorizzare le produzioni di montagna. Le aziende, infatti, sono ubicate in collina e in montagna dove non è possibile praticare l’agricoltura intensiva. Gli allevamenti seguono il sistema della “linea vacca-vitello”, nel quale il vitello nasce libero e resta con la madre fino allo svezzamento, un sistema sviluppato per la valorizzazione zootecnica della collina e, in particolare, della montagna mugellana, territorio che permette solo questo tipo di sfruttamento, ma che così viene mantenuto e non abbandonato».


Solo cento l’anno

Ma veniamo ai dati, aggiornati al 30 novembre 2016 e forniti da Coldiretti. Secondo l’Associazione toscana, nella nostra regione gli allevamenti bovini si confermano fortemente orientati alla produzione di carne. L’ultimo censimento vede 87.300 capi bovini, con un incremento del 3,9% rispetto al 2015. Fra i capi macellati, la percentuale di quelli nati e allevati in Toscana è pari a circa il 37%. In questi allevamenti il numero dei capi inviati al macello supera raramente i 100 capi all’anno: il dato evidenzia che nella regione le dimensioni produttive aziendali sono di piccola/media entità, caratterizzate da un adeguato equilibrio di sostenibilità ambientale, sociale ed economica, coerente con i principali orientamenti europei per produzioni di qualità.

L’allevamento del bovino da carne in Toscana è per lo più di tipo tradizionale, con allevamenti semi-estensivi di dimensioni medio piccole. Solo un terzo dei capi macellati è nato e allevato sul territorio regionale e la maggior parte dei bovini introdotti, sia per l’ingrasso che per la sola macellazione, è di origine francese.

Tra i capi nati e allevati, la razza Chianina riveste sicuramente grande importanza, sia per la diffusione che per la tipicità e qualità. La razza Limousine, tuttavia, si sta imponendo come realtà emergente e sta in parte sostituendo la Chianina: in provincia di Firenze è ormai la razza da carne più diffusa. Accanto ai marchi di tutela storici legati a particolari razze, l’istituzione di un nuovo marchio “Toscana-Toscana”, da parte dell’Associazione regionale allevatori per la valorizzazione dei capi nati e allevati in Toscana, vuole garantire e promuovere la qualità anche dei capi meticci, un’altra quota significativa del prodotto locale (la maggior parte). Le altre razze autoctone (Calvana, Maremmana, Pisana) sono presenti in numero decisamente inferiore.

«Quando parliamo di Limousine - spiega Roberto Nocentini, presidente dell’Associazione italiana allevatori, e protagonista anche del servizio di “Piazza Pulita”-, stiamo parlando di una razza ormai italianizzata da quarant’anni, che si è adattata molto bene ed è apprezzata per la qualità della carne; non a caso il congresso mondiale di questa razza, nel 2008, si è tenuto proprio qui. In Toscana abbiamo un’eccellenza; con il nostro tipo di allevamento, inoltre, riusciamo a mantenere integro il territorio: questo è un grande valore aggiunto».


Gli intervistati

Alessio Serra

Direttore della Cooperativa agricola Firenzuola

Roberto Nocentini

Presidente dell’Associazione italiana allevatori


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