Orchi, fate, folletti della tradizione toscana raccontati e disegnati

Scritto da Rossana De Caro |    Giugno 2012    |    Pag.

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

La terribile gatta Gnuda, il buffo nano Bagonghi, lo Gnepro, folletto burlone e dispettoso, sono alcune delle figure fantastiche della mitologia popolare toscana, frutto dell'immaginazione e delle credenze che si sono sviluppate nel tempo in diverse zone della nostra regione. Questi personaggi rivivono ora nel libro di Matteo Cosimo Cresti, Fate e folletti della Toscana, Lucia Pugliese ed.
Fiorentino, architetto, grafico e illustratore, docente di Storia dell'arte e disegno, Cresti descrive e rappresenta figurativamente questi mostri partoriti dalla fantasia popolare, una sorta di "bestiario" che illustra un patrimonio secolare tramandato di generazione in generazione, nato proprio dallo spirito toscano. Ne viene fuori un mondo curiosissimo, popolato da entità benefiche o malefiche, gentili o maligne, tipiche delle diverse località. Ecco così i folletti burloni che si aggirano per la Versilia, i lupi mannari che vagano in Maremma, mentre in alcune caverne sparse per la Toscana vivono fate bellissime e misteriose.

Professor Cresti, perché la Toscana è una terra così ricca di queste figure immaginarie?
«La nostra regione, per tradizione, è sempre stata un terreno fertile alla creazione di leggende e all'invenzione di personaggi fiabeschi, quasi una disposizione ad attingere nella sfera dell'immaginario, del fantastico, del magico irrazionale. Basti pensare ad esempio all'inferno dantesco e alle figure che lo popolano o allo stesso Leonardo da Vinci che si divertiva a tracciare schizzi di mostri ed altri esseri favolosi».

Come è nata l'idea di questo libro?
«Durante una cena in una trattoria, in una località montana toscana, sentii una nonna che "minacciava" il nipotino un po' discolo di chiamare il Barbantano, un'orrida creatura di cui dette una fantasiosa e affascinante descrizione. Così ho iniziato un lavoro di catalogazione di leggende, seguita da una serie di schizzi e disegni, ricavate sia da libri che dalla tradizione orale».

I mostri li ha anche raffigurati visivamente, in che modo?
«Disegnare queste creature immaginarie è stata forse la parte più divertente del lavoro. Mi sono tenuto lontano dall'iconografia corrente dei "fantasy" o dei videogames. Ho provato invece a immaginarli come li avrebbero disegnati dei naturalisti per catalogarli su un originale manuale scientifico, e soprattutto come mi piacerebbe che mia figlia li trovasse illustrati su un bel libro di fiabe».

Il prossimo libro di cosa parlerà?
«Di draghi, streghe e fantasmi, della Toscana, naturalmente!»

Matteo Cosimo Cresti, Fate e folletti della Toscana, Lucia Pugliese ed., 13 euro; in vendita anche nei punti vendita di Unicoop Firenze nello scaffale Toscana da leggere.
Online su www.toscanadaleggere.it