Quando apre Coop è scandalo. Intanto le multinazionali nel silenzio di tutti...

Monopolio a chi?
Il settore della distribuzione commerciale vive un momento di estremo sommovimento. Anche nel nostro Paese. Le grandi catene estere sono diventate - e non da oggi - potenti multinazionali in grado di "esportare" ipermercati e centri commerciali. In Europa, nel corso del 1994, le fusioni e le acquisizioni erano state 4, mentre soltanto nei primi 6 mesi del 1999 ne sono già state registrate 18. Il loro fatturato complessivo non è certo trascurabile, dato che ormai supera abbondantemente, ogni anno, i 200 miliardi di dollari, circa 387 mila miliardi di lire. E così l'Italia, che è relativamente povera di grandi strutture commerciali, per i grandi gruppi internazionali diventa uno dei paesi più appetibili per la loro espansione. E' appena il caso di ricordare che Coop per sua natura non può e non vuole seguire la strada delle alleanze estere o quella di massicce acquisizioni. E Coop potrebbe, del resto, rimanere l'unica grande catena di distribuzione ad identità nazionale.
Tutto ciò può non importare, ma rimane essenziale il fatto che Coop è una catena di consumatori associati; offre prezzi che costringono la concorrenza a seguirla nel loro contenimento (nel 1998 i prezzi delle cooperative toscane si sono mantenuti sotto il tasso di inflazione); restituisce più del 33% dei propri utili in varie forme ai suoi soci e clienti e in opere sociali necessarie alla collettività. Il rimanente degli utili non va a nessun privato ma resta, solo per lo sviluppo della cooperativa, anche alle generazioni future. Non solo: Coop valorizza anche la produzione locale, rafforzando così le risorse e le forze legate allo sviluppo economico del territorio su cui opera. Unicoop Firenze, ad esempio, fattura il 30% del suo complessivo giro d'affari con fornitori locali e l'impegno è di aumentare il proprio sostegno allo sviluppo dell'economia toscana. E ancora: Coop vuole rispondere meglio alle esigenze dei consumatori e segnare con la sua presenza, anche storica, il territorio, con tutte le tipologie di negozio, anche in caso di difficoltà e in mercati marginali per la grande distribuzione. Proprio per questi motivi in Toscana vi sono più di 200 punti vendita Coop sotto i 400 metri quadrati e solo 15 al di sopra dei 2000 metri.
Ebbene, ogni volta che, specialmente in Toscana, Coop vuole aprire un centro commerciale od un supermercato succede un finimondo. Quando, invece, catene diverse - italiane o straniere - si insediano con superfici commerciali tra le più grandi del paese il silenzio vince sovrano.
E in più si ripete continuamente che le regioni guidate da governi di centro sinistra favoriscono la grande distribuzione cooperativa per affinità politica. Guardando le cifre possiamo osservare che in Lombardia, governata dal polo opposto, gli ipermercati sono presenti con 59,85 metri quadrati di superficie per 1000 abitanti mentre in Toscana con 21,35 metri quadrati per 1000 abitanti.
Allora sorge un dubbio, che si fa sempre più certezza: le cooperative di consumatori disturbano gli interessi di alcune forze politiche e di chi vuole guidare il mercato, per imporre i propri interessi economici al di sopra dei consumatori e della mutualità.

Paolo Cantelli
Presidente Associazione cooperative di consumatori distretto tirrenico