La tradizione della mimosa come simbolo femminile e femminista nasce nel 1946, quando l'Udi (Unione donne italiane) stava preparando il primo 8 marzo del dopoguerra, e cercava un fiore per simboleggiare la giornata. La scelta cadde sui gialli pallini che sbocciano proprio in questo periodo, effondendo il loro tenue profumo.

È un fiore delicato, "la mimosa effimera", la chiamava il poeta Vincenzo Cardarelli. Una volta reciso, per farlo durare più a lungo, si elimini con un coltellino affilato le foglie eventualmente rovinate e quelle in basso che marciscono rapidamente, se a contatto con l'acqua. Si abbia l'accortezza di riempire il vaso con acqua tiepida, tenendolo però lontano da fonti di calore.

Per seccarne i fiori, bisogna eliminare tutte le foglie dagli steli, appendere il mazzolino con la testa in basso in un locale asciutto, con poca luce e buon ricambio d'aria.

Avendo a disposizione un giardino e volendolo arricchire di una bella mimosa, questa va piantata da ottobre a marzo, in un terreno acido e umido, ma senza ristagni d'acqua; è una specie che gradisce il sole ma non il vento. Va bagnata poco in inverno e un po' più di frequente in estate. Una volta che si è ambientata ed è cresciuta, è sufficiente l'acqua piovana. Non è quindi una pianta impegnativa.

Per l'8 marzo, giornata della donna, l'Unicoop Firenze propone un vasto assortimento di mimose in mazzo e in vaso, negli iper, super e mini mercati.


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