Nel nuovo Museo della natura morta la biodiversità della Toscana rinascimentale

Scritto da Laura D'Ettole |    Luglio 2007    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

Mille frutti per i Medici
Si possono trovare opere
con piante o animali eccezionali per rarità o anomalie che li rendevano mostruosi ed unici. Ma si può trovare anche una straordinaria ricostruzione della "biodiversità", come si dice oggi, della Toscana nell'era medicea. È questo il suggestivo percorso che si snoda attraverso 200 dipinti del Museo della natura morta della villa medicea di Poggio a Caiano: il primo esempio del genere in Italia e nel mondo, che ha aperto i battenti a metà giugno.
In sedici sale - che si avvicendano su un intero piano della residenza di campagna fatta costruire da Lorenzo il Magnifico - è condensata la storia di una grande collezione messa insieme da quattro generazioni dei Medici nel corso di un secolo e mezzo. A partire da Cosimo II, che regnò agli inizi del '600, fino ad Anna Maria Luisa, l'ultima della dinastia, che visse nella metà del XVIII secolo. La maggior parte dei dipinti del museo è visibile al pubblico per la prima volta, perché finora erano conservati nei depositi degli Uffizi e di Palazzo Pitti.

«Vi sono esposte opere di artisti italiani, fiamminghi e olandesi, che costituirono la più importante raccolta del genere, in Italia e in Europa», sottolinea il curatore del museo nonché direttore della Villa medicea Stefano Casciu. Ci sono artisti più o meno noti al grande pubblico, da Bartolomeo Bimbi a Jan Brueghel, da Bartolomeo Ligozzi ad Andrea Scacciati e Franz Werner Tamm. Con soggetti che raffigurano animali, vegetali, frutti tolti dal loro contesto naturale (da qui "natura morta"), talvolta densi di significati simbolici. Oppure tele che ritraggono animali vivi o morti, specifiche varietà botaniche, realizzate per documentare a scopo scientifico le caratteristiche dei vari esemplari.
Questo genere di pittura di taglio scientifico, particolarmente apprezzato alla corte degli ultimi Medici, viene definito "natura viva". Esponente di spicco ne fu il pittore-illustratore scientifico Bartolomeo Bimbi, vissuto a cavallo fra il 1600 e il 1700, che si narra sia stato affiancato quasi quotidianamente dal granduca Cosimo III, per tratteggiare con il suo pennello la grande varietà della natura. Uccelli, aironi, gabbiani, galli e galline, guacchi, germani, beccacce, merli, barbagianni, gufi, piccioni, tordi, falchi e persino un fenicottero portato dalla tempesta sui lidi della Maremma grossetana. Questi soggetti furono scelti per documentare nel dettaglio la più comune fauna toscana che Bimbi riesce a descrivere con puntigliosa minuzia ed esattezza scientifica.

Il Museo della natura morta ha una storia suggestiva. L'idea ha origine negli anni '30, ma il progetto da allora ha dovuto fare molta strada prima di arrivare a compimento. Il primo passo necessario fu il censimento di tutte le tele di natura morta provenienti dalle collezioni medicee. Ossia di tutte le opere che i Medici, nella loro principesca grandeur, avevano destinato in gran numero alle ville, le loro residenze di campagna che formavano un vero sistema diffuso sul territorio.
Transitate nelle collezioni lorenesi e quindi in quelle sabaude, alcune delle nature morte medicee trovarono nell'Ottocento una definitiva destinazione museale, soprattutto a Palazzo Pitti, mentre molte altre rimasero ad arredare le ville e col passare del tempo vennero raccolte nei depositi dei musei fiorentini.

Info: Comune di Poggio a Caiano, tel. 0558798779 - 0558701280, www.polomuseale.firenze.it. Orario luglio e agosto: aperto tutti i giorni, dalle 8,15 alle 20 (a settembre la chiusura è anticipata alle 19 e ad ottobre alle 18). Chiuso il secondo e terzo lunedì del mese, Capodanno, I° maggio e Natale. Ingresso gratuito.

Nella foto:
Bartolomeo Bimbi, Spalliera con arance, limoni, lime e lumie, 1715