Gli interventi delle personalità politiche in occasione dei 150 anni della cooperazione di consumo in Italia

Compiere 150 anni non è cosa di tutti i giorni. E compiere 150 anni è quello che è successo a Coop in questo 2004 appena chiuso. A questa ricorrenza sono stati dedicati diversi incontri e momenti di riflessione (dall'assemblea di Coop Italia in giugno a Torino, a un dibattito al meeting di Rimini in agosto, agli appuntamenti svoltisi a Roma nel mese di ottobre), ai quali hanno partecipato, assieme ai dirigenti del movimento cooperativo, esponenti del mondo istituzionale (a partire dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi), di quello politico, dell'associazionismo e dell'università. Tante voci diverse, per sensibilità, orientamento politico e culturale, ma che hanno parlato di Coop, proponendo spunti e riflessioni utili e significative.
Perciò, in questo numero dell'Informatore, abbiamo deciso di proporre quattro di questi interventi, per breve sintesi, perché siamo convinti che si tratti non tanto di raccogliere complimenti, ma di mettere insieme idee e motivi di riflessione.


Carlo Azeglio Ciampi
Presidente della Repubblica

Mille e 150 auguri 3
Il movimento cooperativo in Italia è un patrimonio che appartiene all'intero Paese. Un patrimonio economico e imprenditoriale, che produce ricchezza e occupazione, ma è anche un patrimonio civile. Nel corso della sua lunga storia, la cooperazione ha consentito a ceti e classi che per altra via ne sarebbero stati esclusi di accedere all'esperienza dell'impresa, che è esperienza di libertà, di responsabilità, di cittadinanza. Ha trasformato, con la formula dell'associazionismo, bisogni collettivi - quali la casa, i consumi di base, i consumi elementari - in realtà imprenditoriali.

Questi sono i valori veri, profondi che il movimento cooperativo ha espresso nel corso della sua lunga storia, a vantaggio dell'intera collettività nazionale. Ed è importante che ad essi la cooperazione italiana resti ancorata, che su di essi incardini la sua presenza e il suo sviluppo nel mercato e nella società. Dal 1992 il movimento cooperativo dedica una parte delle sue risorse allo sviluppo di nuove cooperative, in particolare fra i giovani e nel Mezzogiorno. Interpreta in questo modo in termini moderni la sua antica vocazione alla crescita dell'occupazione, che oggi si può perseguire solo attraverso lo spirito imprenditoriale.
Altro aspetto importante è quello dello sviluppo della cooperazione sociale, che si intreccia profondamente con la propensione dei nostri giovani ad operare a vantaggio degli altri. Sono fiducioso che saprete mantenere e accrescere il vostro impegno su questi terreni che, ripeto, investono l'intera collettività nazionale e corrispondono a quel ruolo che il movimento cooperativo si è dato sin dalle origini e che può continuare a svolgere per lo sviluppo della nostra Repubblica.


Michele Vietti
Sottosegretario Ministero della Giustizia

Mille e 150 auguri
Sono nato a Torino, come la Coop, e vengo da una formazione e da una cultura come quella cattolica torinese, che ha molti riferimenti comuni ai vostri valori antichi. Solidarietà, sussidiarietà, bene comune, sono antichi valori che stanno alla base sia della dottrina sociale della Chiesa, sia delle vostre cooperative, che si richiamano alle tradizioni socialiste. Per il mondo della cooperazione questi principi si sono tradotti nel concetto della mutualità, sulla base della quale si è organizzato un modo diverso di fare impresa.
La Costituzione ha voluto dare un segno di apprezzamento all'impresa organizzata in senso mutualistico, facendone una tipologia costituzionalmente protetta. Da più di 50 anni si è avvertita un'esigenza di razionalizzazione del sistema, onde evitare contaminazioni tra cooperative autentiche e spurie, operando nette distinzioni.
Il nuovo sistema valorizza la cooperazione, con un sistema di regole che, pur distinguendo sulla base della prevalenza mutualistica, lascia permanere un quadro di riferimento complessivo di cui possono continuare ad avvantaggiarsi anche coloro che non hanno la mutualità prevalente.
Anche grazie al vostro concorso è stato trovato un buon punto di equilibrio tra una riforma che voleva valorizzare l'impresa e la specificità della cooperazione, che rimane un'impresa caratterizzata dalla centralità della persona, dal voto capitario, dalla centralità del lavoro del socio.


Piero Fassino
segretario nazionale DS

Mille e 150 auguri 4
L'organizzazione mutualistica è stata la prima forma di organizzazione democratica della politica italiana. Dalle società di mutuo soccorso è nato il complesso di organizzazioni democratiche che lungo 150 anni hanno consentito l'emancipazione e lo sviluppo: leghe bracciantili rosse e bianche, i primi sindacati, il primo partito politico della sinistra.
La mutualità è una grande idea che percorre le società moderne e che lungo 150 anni non solo non si è smarrita, ma è venuta via via arricchendosi in molte forme di organizzazione e di espressione. Credo sia giusto ricordarlo, e ricordare 150 anni dopo come il movimento cooperativo abbia contribuito in maniera decisiva alla crescita del paese, per farlo diventare una grande e forte nazione moderna.

L'impresa cooperativa non è una forma che appartiene al passato. Vorrei ricordare che in Italia, tra le prime 100 imprese per fatturato, 30 sono società a forma cooperativa, le prime in graduatoria per livello di capitalizzazione. Perché il movimento cooperativo non è soltanto una forma di organizzazione della produzione e del consumo ma, appunto, è anche una grande organizzazione finanziaria e di raccolta del risparmio.
Ci troviamo dunque a celebrare non soltanto un pezzo della nostra storia, ma a riconfermare la validità di una formula economica.


Giuliano Amato
ex presidente del Consiglio

Mille e 150 auguri 2
Questo 150° è un meraviglioso compleanno della Coop, perché c'è in esso tanta storia passata, ma anche molto futuro. Nella storia passata c'è il fatto che dai bisogni reali della povera gente scaturisce un'organizzazione che si avvale della solidarietà, che fa rete sociale, che fa nascere i partiti degli esclusi, di coloro che non avevano voce.
Il Partito Socialista e il Partito Popolare sono figli di questa organizzazione sociale, il punto d'incontro tra loro avviene proprio su questo terreno, che è un terreno che durerà perché quello che chiamiamo modello sociale europeo è legato all'esistenza di questo tessuto.
L'economia sociale di mercato, invenzione della Germania degli anni '50 riaffermata ora nella Costituzione europea, si avvale in realtà degli ingredienti culturali e organizzativi che risalgono a questo movimento di cui siamo stati antesignani e partecipi.

Il modello cooperativo si allarga nel mondo. I governi che si adoperano nei paesi emergenti si avvalgono della modellistica cooperativa. Il Brasile sta facendo così nel nord est; più di un governo asiatico è su questa strada.

Ma nella vostra storia c'è anche molto futuro. Innanzitutto nel fatto che il movimento cooperativo esprime il punto d'incontro tra l'essere consumatore e l'essere cittadino. In secondo luogo è la sua capacità di legare tra loro le singole unità, di farne rete, di farne sistema, di farne attori in grado di reggere su un mercato di grandi attori e di grandi unità. In terzo luogo - tenendo presente che un sistema distributivo efficiente concorre a modernizzare l'Italia - il sistema Coop è la parte più efficiente del nostro sistema distributivo.


Raffaele Vignali
Presidente della Compagnia delle Opere

Il modello di sviluppo che è all'origine del benessere diffuso di cui ancora oggi l'Italia gode, è nato alla metà dell'Ottocento e lo si deve proprio al movimento cooperativo, che ha fatto entrare nella produzione le masse povere.
Il primo valore della Coop è la mutualità: in un'epoca caratterizzata spesso dall'egoismo, dalla frammentazione, questo valore sociale di relazione, di aiuto tra persone sui bisogni concreti è fondamentale. Poi se ne aggiunge uno di tipo economico; è innegabile infatti che, se i prezzi del consumo non sono cresciuti oltre certi limiti, il maggior merito va alle politiche di contenimento sempre realizzate da Coop. Ci sono poi valori che accomunano mondo della cooperazione, imprese e associazionismo cattolico: anzitutto il fatto che il modello cooperativo realizza una concezione dell'impresa che genera profitto sociale e non personale.
Nel modello cooperativo ciò è più evidente perché gli utili non vengono divisi bensì reinvestiti. Coop e mondo cattolico condividono una concezione del fare impresa per l'uomo, con al centro il valore forte della dignità della persona, della solidarietà, del bene comune. È molto facile lavorare insieme riconoscendosi in una impostazione condivisa.

Oggi la vera frontiera dell'economia è il capitale umano, la capacità di valorizzare uomini e donne per il gusto di fare bene il proprio lavoro, di fare cose nuove e guardare oltre l'orizzonte immediato. L'economia italiana può risollevarsi solo se imbocca la via di una innovazione che non riguarda i centri di ricerca dell'impresa ma un modo di concepire il lavoro; Coop ha appunto, per definizione, proprio questa impostazione.
Inoltre Coop sostiene le realtà del non profit, cosa che riveste un forte valore simbolico ed educativo in quanto rende evidente a tutti il valore della gratuità, del gesto d'amore che si fa per l'altro senza averne un ritorno.

Per saperne di più:

Vera Zamagni, Patrizia Battilani, Antonio Casali
La cooperazione di consumo in Italia
Centocinquanta anni della Coop consumatori: dal primo spaccio a leader della moderna distribuzione
Il Mulino, Bologna 2004, 30 euro