Michela Murgia si racconta, fra ricordi d’infanzia e critica del presente

Scritto da Sara Barbanera |    Marzo 2013    |    Pag. 8

Laureata in Scienze della comunicazione presso l'Università La Sapienza di Roma nel 2001, nel 2016 consegue la laurea in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale presso l'Università degli studi di Firenze.

È giornalista dal 2001, dopo la collaborazione con la cronaca umbra del Messaggero e con altri periodici locali.

Dal 2004 lavora in Unicoop Firenze dove, per 5 anni, ha svolto attività in vari punti di vendita, con un percorso di formazione da addetta casse a capo reparto servizio al cliente. Dal 2009 al 2011 ha coordinato le sezioni soci Coop di Firenze.

Dal giugno 2011 è direttore responsabile dell'Informatore Unicoop Firenze, responsabile della trasmissione Informacoop e della comunicazione digitale presso gli spazi soci Coop.

Michela murgia nel fuoco del racconto2Storie che attraversano luoghi, comunità, affetti e, fra un personaggio e l’altro, raccontano quello che eravamo e quello che siamo: «Storie – rivela la scrittrice Michela Murgia – che si accendono come fuoco che scalda.

 Quando scrivo, ho in testa una storia e la voglia di raccontarla, come faceva mia nonna quando “accendeva” i suoi racconti con noi bambini, seduti sulla porta di casa». Michela Murgia si presenta così, come una miscela anche caratteriale esplosiva, che non ha paura di accendere qualche fuoco qua e là, dove le sue storie evocano le memorie dell’infanzia in Sardegna, a Cabras precisamente, ma non mancano di toni ironici sul presente.

 Nel mese della “Giornata della donna” è questa la sua riflessione: «non c’è ancora un ruolo maturo per noi donne, nei racconti del presente. L’immaginario è ancora quello in cui la mamma cucina, il papà legge il giornale, la bambina gioca con cicciobello e il bambino con l’aeroplano. Addirittura sentenze e articoli di giornale descrivono una donna troppo dominante e per questo accoltellata.

Queste immagini e parole comunicano alla donna che deve stare al suo posto, un passo indietro, per non far saltare l’ordine sociale. È estremamente difficile modificare questi schemi, contro i quali serve un esercizio critico quotidiano».

Ecco Michela Murgia! Voce forte e chiara della letteratura e della cultura attuale.

Ha esordito nel 2006 con Il mondo deve sapere, un romanzo sul lavoro alienante in un call center che ha ispirato il film Tutta la vita davanti di Paolo Virzì.

 Poi è arrivato il tempo di Accabadora,un ritratto di famiglia ambientato in Sardegna e premiato nel 2010 con il Super Mondello e con il Premio Campiello. L’incontro, uscito lo scorso giugno, racconta di una piccola comunità sarda degli anni ’80: feste, processioni, piccole inimicizie e «infanzie spensierate che oggi non esistono più – dichiara la scrittrice –, perché la comunità non è più una rete che sorregge, ma un orto da recintare per proteggersi dalla paura dell’altro. Oggi i bambini non sono diventati più piccoli, sono le nostre paure a essere più grandi».

Perché nell’Incontro ha scelto i bambini per raccontare le vicende del paese?

«Nell’infanzia si formano le chiavi di lettura del mondo che da adulti ci porteremo appresso, in particolare il senso del noi e della collettività. Il bambino passa alla maturità proprio quando smette di dire io e impara a dire noi: mi interessava che fosse il bambino a raccontare questa storia, proprio nel momento in cui sta definendo la sua identità collettiva.

 I più piccoli, sì, sono più fragili ma, proprio per questo, affrontano meglio le contraddizioni della comunità a cui appartengono».

 I bambini del libro avevano tempo e libertà. Com’è stata la sua infanzia e com’è l’infanzia oggi?

«Il racconto è quello di un “bambino d’estate”, la stagione del tempo libero, all’aperto e in un gruppo dove formarsi e imparare le regole per essere adulti in società. Era il tempo della libertà che oggi noi adulti rubiamo ai bambini, riempiendo le loro vite di mille impegni e aspettative. Io, invece, vivevo in riva a uno stagno e la strada era un luogo sicuro, protetto, grazie alla rete della comunità.

 Mia madre metteva in conto che potessi farmi male, ma mi chiedeva solo di tornare ogni mezz’ora per dirle che ero viva. Quella era la libertà di crescere: un altro mondo e un tempo che oggi non c’è più».

 Come ricostruire oggi un senso di comunità e un’identità collettiva?

«È la cultura che può fornirci gli strumenti per comprendere il cambiamento e ridefinire l’idea di comunità. Investire nel sapere, nella scuola, alzare i tassi di alfabetizzazione: questo può fare la differenza e permetterci di imparare sul campo un nuovo alfabeto del noi».

 Com’è cambiata la sua vita dopo il successo?

«Dico le stesse cose di prima ma occupare uno spazio pubblico rende più impattanti le mie parole. Essere ritenuta una voce autorevole dà forza per lottare e restituire voce a chi non ce l’ha e mi dispiace che tanti uomini di rilievo non facciano altrettanto.

 Per questo non perdo mai l’occasione di esprimermi sulle fragilità e sugli squilibri fra uomo e donna, anche a costo di essere criticata come vetero-femminista, insieme ad altre come Loredana Lipperini o Michela Marzano. Se essere femminista significa lamentare che le donne non sono ancora al pari degli uomini, allora sì, sono femminista».

 L’omicidio secondo Michela

Nel suo blog Michela Murgia ha riscritto alcuni articoli di giornale sui femminicidi estivi, per evidenziare che il linguaggio è spesso carico di stereotipi sessisti e rappresentazioni non corrette della realtà.

Un esempio è tratto da “la Repubblica” del 2 settembre 2012 che titola così:

“Fano, uccide la moglie in un raptus di gelosia.

 L’uomo, di origini albanesi, ha accoltellato la donna, che ha tentato di difendersi inutilmente, dopo un violento litigio davanti ai quattro figli. Poi ha chiamato la polizia che lo ha arrestato”.

Ecco come la scrittrice riscrive il titolo del giornale:

“Fano, giovane donna uccisa a coltellate davanti ai suoi figli.

Arrestato l’autore del violento femminicidio: era il marito”.

Non solo parole diverse, ma un’altra visione della realtà.

 LINK ALL’ARTICOLO

http://www.michelamurgia.com/di-diritti/generi/754-riscritture-di-omicidi-estivi

Michela Murgia parla di bambini, una fiaba comunista, comunità, noi, condivisione, giovani, capitale di speranza e futuro. Durata 4 minuti

ALTRI VIDEO

http://www.youtube.com/watch?v=3xkJwIYI9-8&feature=youtube_gdata_player

Intervista a Michela Murgia, Pietrasanta, estate 2012. Durata 17 minuti.

http://www.youtube.com/watch?v=tPN7ih7avao&feature=youtube_gdata_player

Sugli aspetti privati di Michela Murgia. Intervista de “La Stampa, Durata 5 minuti.

http://www.youtube.com/watch?v=K6Vltzd-A2s&feature=youtube_gdata_player

Libro michela murgia l incontroPresentazione del libro L’incontro al “Festival della letteratura” di Pietrasanta. Durata 1 ora e 40.

Michela Murgia, L’incontro, 2012, L'Arcipelago Einaudi, pp. 112, € 10

Foto di: Meloni De Idda


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