Una patologia molto diffusa fra gli uomini over 40. Importante la prevenzione

Scritto da Alma Valente |    Novembre 2015    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Disegno di L. Contemori

Ipertrofia prostatica

In medicina esistono numerose differenze di genere legate al diverso sviluppo di alcune malattie. Ma, in generale, esiste anche una diversa “attitudine mentale” per occuparsi della propria salute. In questa seconda evenienza la differenza più rilevante riguarda proprio l’attenzione a prendere in considerazione il rischio di sviluppare le malattie che riguardano l’apparato riproduttivo.

Questo avviene grazie a numerose campagne di prevenzione, soprattutto delle malattie tumorali, che ha reso le donne più sensibili, fin dall’adolescenza, a occuparsi della propria salute. Autopalpazione delle mammelle, mammografie, ecografie, visite periodiche e così via hanno fatto sì che in mezzo secolo malattie che risultavano quasi sempre mortali ora non lo sono più.

E il così detto “sesso forte” cosa ha fatto in questo periodo? Nella fascia dell’età adulta i nostri uomini non hanno avuto grande propensione a recarsi dai medici per effettuare una prevenzione delle malattie  dell’apparato riproduttivo in particolare. Solo negli ultimi anni si è assistito a una maggiore sensibilizzazione a questi problemi e anche i maschi tendono a rivolgersi al medico per effettuare un’azione di prevenzione. L’inconveniente più frequente e, per così dire fastidioso, a cui possono andare incontro è l’ipertrofia prostatica benigna. Abbiamo chiesto chiarimenti sull’argomento al professor Marco Carini, ordinario di Urologia e direttore della Sod di Urologia della Azienda ospedaliero-universitaria Careggi.

Professore, qual è la prevalenza dell’ipertrofia prostatica benigna in Italia, anche in relazione all’età?

 «L’ipertrofia prostatica benigna è una patologia molto diffusa nella popolazione italiana. La prevalenza tra gli uomini di 40 anni di età è intorno al 10%, ma questo valore aumenta progressivamente con l’aumentare degli anni fino a superare l’80% negli uomini con più di 80 anni».

Quali sono le cause di questa malattia?

«Le cause dell’ipertrofia prostatica benigna sono molteplici, e spesso coesistono. L’età è sicuramente un fattore determinante, così come lo stile di vita e l’alimentazione. Studi recenti, che abbiamo effettuato nel nostro centro, dimostrano come l’ipertensione, il diabete, la dislipidemia e l’obesità possano essere determinanti per l’ingrossamento della ghiandola prostatica e la comparsa dei sintomi a esso correlati».

Quali sono i sintomi che possono indirizzare il paziente a chiedere l’aiuto di un urologo?

«I sintomi urinari sono prevalentemente di tipo ostruttivo, come il flusso urinario debole o intermittente, difficoltà a iniziare la minzione, gocciolamento terminale o la sensazione di svuotamento incompleto, oppure di tipo irritativo come l’urgenza minzionale o l’aumentata frequenza delle minzioni di giorno o di notte. Tali sintomi non si presentano esclusivamente in caso di ipertrofia prostatica benigna, ma possono essere causati da altre patologie: pertanto, l’inquadramento clinico dei pazienti che presentano questi sintomi deve essere effettuato in ambito specialistico».

C ome si effettua la diagnosi?

«L’anamnesi e l’esame obiettivo sono fondamentali per iniziare il percorso diagnostico. L’ecografia addominale e prostatica, l’uroflussimetria e la valutazione del residuo postminzionale sono le metodiche di scelta per una diagnosi conclusiva di ipertrofia prostatica benigna. L’esame del Psa (antigene prostatico specifico) può essere utile per escludere la coesistenza di un tumore prostatico. Molte persone si limitano fare il dosaggio del Psa, ma questa pratica, da sola, non è sufficiente a fare diagnosi».

I n quali circostanze è indicato l’intervento chirurgico?

«L’intervento chirurgico per l’ipertrofia prostatica oggi può essere eseguito con tecniche mini-invasive come il laser o i nuovi resettori bipolari, o con metodiche più tradizionali. L’intervento chirurgico si rende necessario quando si associano complicanze quali, ad esempio la ritenzione d’urina o le infezioni ricorrenti. Anche i pazienti con gravi sintomi e disturbi urinari, che non rispondono alla terapia medica, e che richiedono una pronta risoluzione del quadro clinico, possono essere trattati chirurgicamente».

Invece su cosa si basa la terapia medica?

«La terapia medica è solitamente utile nelle fasi iniziali della malattia. I farmaci a nostra disposizione oggi permettono, anche grazie alla terapia di combinazione di diversi principi attivi, di poter controllare i disturbi urinari per lunghi periodi. I farmaci alfa-litici (che bloccano i recettori alfa delle catecolamine) sono la terapia di prima linea in grado di ridurre l’ostruzione al flusso. Abbiamo poi a disposizione numerosi altri farmaci, di cui non merita entrare in dettaglio, che si devono usare in alcune particolari circostanze. L’ipertrofia prostatica benigna non è necessariamente una malattia progressiva, e quindi non tutti i pazienti richiedono una terapia immediata».

Quali sono le metodologie di controllo clinico nel tempo?

 «Per quantificare i disturbi abbiamo oggi diverse tavole di valutazione costituite da domande specifiche che ci permettono di monitorare nel tempo i sintomi così da poter decidere il momento più opportuno nel quale iniziare a trattare la patologia, con il farmaco o i farmaci giusti».

Più recentemente sono comparsi alcuni farmaci da banco, pubblicizzati anche in televisione, sono da prendere in considerazione?

«Esistono numerosi prodotti da banco efficaci. I principi attivi contenuti in tali prodotti sono molteplici e svolgono l’azione a livello prostatico spesso attraverso meccanismi d’azione diversi, però solamente lo specialista è in grado di inquadrare la malattia in tutti i suoi aspetti e consigliare la terapia adeguata a ciascun paziente. Dunque l’auto-somministrazione di prodotti da banco senza il controllo medico, e in particolare quello specialistico, deve essere assolutamente evitata».

Concludiamo con un consiglio…

«Gli uomini sopra i 40 anni devono imparare a pensare alla salute della prostata, come le donne al seno, senza vergogna!».

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