La parola allo chef che ha preparato le pietanze per l’astronauta Samantha

Scritto da Andrea Marchetti |    Maggio 2015    |    Pag.

Dopo gli studi giuridici, si è occupato di ambiente ed energie rinnovabili: scrive per www.greenme.it, www.greenews.info e per alcune riviste del Gruppo Tecniche Nuove S.p.A. Collabora, inoltre, con la redazione di Pontedera (Pisa) de La Nazione e, dal 2010, con l'Informatore. Ha frequentato il Master in "Scrittura e Storytelling" della Scuola Holden di Alessandro Baricco e oltre a scrivere per i giornali si cimenta come sceneggiatore per cinema e fumetti.      

Stefano Polato, chef

Ci sono chef “stellati” e chef “stellari”. Come Stefano Polato, 33 anni, di Monselice (Padova) che da 8 anni gestisce un ristorante nella sua città insieme alla sua ragazza e a suo fratello. Stefano, però, è anche il responsabile dello Space Food Lab dell’azienda Argotec di Torino, nel cui laboratorio vengono preparate le pietanze che nutriranno gli astronauti italiani ed europei durante i loro soggiorni nello spazio. Argotec, infatti, si occupa dell’alimentazione degli astronauti per conto dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea.

«Mi sono laureato in Lettere e Filosofia - dice Stefano - ma la passione per la cucina era davvero tanta, così mi sono iscritto all’Etoile Institute di Rossano Boscolo, una delle scuole professionali di cucina più prestigiose d’Italia. Nel frattempo - continua Stefano - scrivevo articoli su cucina e nutrizione e collaboravo nella messa a punto di ricette con alcuni medici nutrizionisti. Tra questi c’era anche Filippo Ongaro, paladino della cucina “anti aging”, per la prevenzione dell’invecchiamento attraverso il cibo. In virtù dei suoi studi, Ongaro collaborava da tempo con l’Esa.

Nello spazio, infatti, gli astronauti sono sottoposti a un invecchiamento cellulare accelerato e il cibo può aiutare a combatterlo. Ongaro mi ha messo in contatto con Argotec e, piano piano, sono diventato il responsabile dello Space Food e lo chef ufficiale della missione “Futura” in cui è impegnata Samantha Cristoforetti».

«Con Samantha - racconta Stefano - abbiamo avviato un rapporto quotidiano, per capire i suoi gusti. Abbiamo fatto sessioni di degustazione per definire menu e ingredienti che le fossero graditi. In missioni del genere, infatti, anche l’aspetto emozionale legato al cibo è fondamentale. In questi lunghi soggiorni nello spazio, poter mangiare qualcosa che piace davvero o che ricorda la propria terra e le proprie origini è molto importante, può essere un valido supporto psicologico oltre che fisico.

L’intervistato: Stefano Polato, chef
L’intervistato: Stefano Polato, chef

Per Luca Parmitano, ad esempio, avevamo preparato anche melanzane alla parmigiana e tiramisù. Ma con Samantha Cristoforetti, Argotec ha fatto il salto di qualità, riuscendo a creare non tanto del cibo da consumare una volta ogni tanto, bensì un menu che andasse bene tutti i giorni.

Ci abbiamo messo due anni, anche perché nella scelta degli ingredienti abbiamo privilegiato la stagionalità. Gli ingredienti migliori aiutano infatti a mantenere i valori nutrizionali e le caratteristiche organolettiche, la consistenza, i sapori e il colore anche dopo i processi a cui li sottoponiamo per renderli consumabili nello spazio».

Samantha Cristoforetti ha a disposizione, per la prima volta nella stazione spaziale, una cambusa da cui può prelevare pesce azzurro, proteine vegetali, carne bianca, cereali integrali, frutta e verdura, il tutto proveniente da agricoltura biologica. Può cucinare combinando gli alimenti e variare la sua alimentazione, come a casa. «Per la preparazione del cibo – spiega Stefano - abbiamo applicato metodi innovativi, migliorando i processi di liofilizzazione e termostabilizzazione.

Con i nostri macchinari, cioè, siamo riusciti a preparare e cuocere direttamente gli alimenti in contenitori sotto vuoto, lavorando a temperature più basse, 4-6 gradi, ma aumentando al contempo la pressione, fino a 6 atmosfere. Questo ci ha permesso di mantenere le caratteristiche dei cibi e, ad esempio, di rendere molto godibile la carne, il tutto senza additivi, conservanti o coloranti.

Grazie a questi processi - prosegue Stefano -, il cibo si conserva fino a 24 mesi senza bisogno di essere conservato al freddo. Abbiamo migliorato anche le confezioni: nello spazio si deve assolutamente evitare che escano briciole o pezzetti di cibo che potrebbero finire all’interno delle strumentazioni oppure essere inalate.

Abbiamo aggiunto un ulteriore strato di alluminio e materie plastiche, impedendo del tutto che passino aria e luce». Non resta quindi che augurare buon appetito a Samantha Cristoforetti.

Lo chef degli astronauti. Dal Askanews  - 21.02.15 - durata 5’ 39’’

https://www.youtube.com/watch?v=n60-BUfJ1tQ