Scritto da Giorgio Celli |    Giugno 1999    |    Pag.

Entomologo e saggista

Meglio le biciclette
Il dottor Paolo era un uomo di una quarantina di anni, che si era fatto da solo nella vita, raggiungendo il vertice, che era quello di contabile capo in una grande industria. I suoi genitori erano stati delle persone molto povere: più di una sera Paolo, da bambino, aveva saltato la cena, ma non per esigenze di dieta, magari fosse stato così, ma perché il babbo era temporaneamente disoccupato e la madre, che cuciva borse di plastica, non era stata pagata, a causa di qualche ritardo della ditta committente. Buon Dio, se si mangia troppo si dorme male, ma se lo stomaco resta vuoto, beh, credetemi sulla parola, si dorme ancora peggio. O si sta svegli, con gli occhi sbarrati nel buio a fantasticare tagliatelle al ragù e capponi arrosto. Di carattere forte e di intelligenza non comune, il giovane Paolo aveva ben presto capito che soltanto studiando sarebbe uscito dal vicolo cieco dell'indigenza, e ci dava dentro coi libri. La madre, dal canto suo, si era ammazzata di fatica perché il figlio potesse proseguire negli studi fino a laurearsi in economia. Diventato, alfine, un dirigente, sparito dal suo orizzonte lo spettro dell'indigenza, il dottor Paolo aveva deciso di rendere visibile, attraverso l'esibizione di beni materiali, la sua scalata al potere. Si era comprato, così, un'automobile di grossa cilindrata, dal prezzo davvero vertiginoso, e ogni giorno, benché l'industria non distasse più di un chilometro da casa sua, si sentiva in dovere di andarci sulle quattro ruote, sfidando il traffico e la rarità dei parcheggi. Per superare i due semafori che trovava sulla sua strada ci voleva una buona mezz'ora e lui si logorava i nervi e i timpani nel concerto dei clacson che suonavano la sveglia del mattino a chi stesse ancora indugiando sotto le coperte. Una mattina aveva un appuntamento importante con un boss di un'industria giapponese ma, ahimè, il furgoncino di un fiorista si era rovesciato al centro dell'incrocio, provocando un ingorgo mostruoso e irreparabile. Fu così che il dottor Paolo notò la pista ciclabile che fiancheggiava, esile striscia edenica, il marciapiede, e delle persone in bicicletta che pedalavano imperterrite; dove la loro pista era invasa dalle automobili salivano sul marciapiede e divenuti pedoni spingevano il loro veicolo a due ruote al di là dell'ostacolo, per inforcarlo subito dopo e procedere di nuovo celermente. Giunto in ritardo all'appuntamento, dopo essere stato oggetto di un subdolo quanto bruciante rimprovero (il boss era arrivato puntuale), il dottor Paolo si trovò a rimuginare tra sé. Siccome era un contabile si propose di fare una lista di conti. Per convalidare le previsioni matematiche con l'esperienza sul campo, un giorno andò a piedi, un altro in bicicletta, un altro ancora col mezzo pubblico, un autobus di un bel giallo splendente, raggiungendo sempre puntuale, e qualche volta perfino in anticipo, la scrivania del suo ufficio. Constatò allora che la sua bella automobile convalidava, sì, il suo prestigio sociale, ma gli faceva perdere un sacco di tempo. Si ripromise così di rendere visibile il suo successo economico con dei cappotti di cachemire, firmati dai migliori stilisti, e di considerare l'automobile un mezzo per andare in vacanza e non al lavoro. Certo, per conseguire qualche risparmio di tempo ci vogliono le piste per le biciclette e le corsie preferenziali per gli autobus, ma quando ci sono...

Dal decalogo del "Consumo sostenibile"
6. In città privilegiare il mezzo pubblico e la bicicletta