Un giovane chirurgo italiano ha brevettato un importante strumento per operare le ernie

Scritto da Silvia Amodio |    Gennaio 2016    |    Pag. 45

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Antonio Darecchio, il primo da destra, con la sua equipe

Antonio Darecchio, il primo da destra, con la sua equipe

La storia

Come molti ragazzi, Antonio Darecchio insegue il suo sogno e diventa chirurgo perché quella gli sembra la specialità che gli consente di risolvere in tempo reale le patologie, gli dà la possibilità di curare veramente le malattie e di essere vicino ai suoi pazienti. Una volta laureato, nel 2008, deve affrontare problemi comuni a molti coetanei: turni massacranti e proposte sottopagate.

Nonostante questo, non cede alla tentazione di lasciare il nostro Paese, come fanno molti “cervelli in fuga” di questi tempi, e si concentra su un’idea tutta sua.

«Alla fine degli anni ‘90 si è diffusa la chirurgia laparoscopica, che attraverso l’utilizzo di una telecamera e di strumenti miniaturizzati, consente di operare con un metodo meno invasivo – ci spiega il chirurgo –; una tecnologia che mi affascinava. Per questa ragione, ancora prima di laurearmi, seguivo i miei professori nelle sale operatorie. È un approccio davvero rivoluzionario per molte patologie, ma imperfetto per le ernie inguinali e addominali».

Ricordiamo che l’ernia è un indebolimento della parete addominale attraverso il quale l’intestino tende a fuoriuscire provocando dolore e deformità; è una patologia molto comune, oltre 120.000 casi ogni anno in Italia, che se non curata può portare gravi complicazioni. L’unico modo per farlo è quello di intervenire chirurgicamente applicando una “retina” alla parete addominale per irrobustirla e mantenere gli organi al loro posto.

«Nonostante i progressi tecnologici, le complicazioni postoperatorie sono molte – spiega il medico –; il taglio utilizzato in chirurgia tradizionale è molto invasivo. I chiodini, le spirali metalliche e i punti di sutura usati per fissare la retina sono dei corpi estranei che il nostro organismo a lungo andare può rifiutare, il dolore può diventare cronico e la convalescenza è molto lunga. Ecco perché ho messo a punto una tecnica per risolvere questi problemi. Attraverso uno strumento che ho brevettato a livello mondiale, riesco a praticare un’incisione di soli 12 millimetri e a far aderire la retina fissandola alla parete addominale senza punti metallici o traumatici, evitando le complicazioni di un intervento invasivo. I miei pazienti hanno la possibilità di tornare in piena forma in due-tre giorni. Si tratta di uno strumento che ha un principio pneumatico molto semplice e, soprattutto, è anche estremamente economico. Sono stato contattato da una grande multinazionale che mi ha fatto una proposta molto allettante per venderle i diritti, ma ho preferito tenere duro ed evitare questo compromesso per riuscire a tenere i costi bassi, schivare speculazioni e rendere l’operazione accessibile a tutti. Non è stata una scelta facile, anche perché l’Italia non sostiene le iniziative di noi giovani. Infatti, l’unico modo per concretizzare il mio sogno è stato, mio malgrado, diventare un imprenditore e aprire un’azienda che produce gli strumenti marcati Ce. Tutti i miei guadagni vanno dentro quest’attività che sono riuscito ad aprire senza debiti facendo le guardie notturne e molti sacrifici. Vado negli ospedali gratuitamente per spiegare come funziona questo metodo nella speranza che lo adottino, e tendo a operare in strutture convenzionate per non pesare economicamente sui pazienti. A oggi abbiamo avuto successi al 100% e ho operato casi molti difficili. Sta andando bene e anche molte università straniere si stanno interessando a quello che faccio. Utilizzare questo strumento a livello di sistema sanitario pubblico sarebbe un grosso risparmio per le tasche dei cittadini», conclude il chirurgo.

Speriamo che questa storia aiuti i nostri giovani talentuosi a non scoraggiarsi e a credere nelle proprie idee. 

Come diceva Steve Jobs: “sono convinto che circa la metà di quello che separa gli imprenditori di successo da quelli che non hanno successo sia la pura perseveranza”.

Per info: www.internationalherniacare.com, info@erniasenzadolore.com