Scritto da Rossana De Caro |    Marzo 2003    |    Pag.

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

Marzo al super
Il rigatino

Pancetta di Toscana
La pancetta tesa, o rigatino (nome dovuto alle caratteristiche strisce di magro che si alternano a quelle di grasso), è un prodotto assai saporito. Frutto di una sapiente lavorazione, viene ricavata da maiali adulti e leggeri (90-110 kg), dal ventre dell'animale, ed è costituita da fasce muscolari e parti adipose, contornata da una spessa cotenna ricoperta da pepe nero e peperoncino. E' un taglio di carne piuttosto regolare, che viene mantenuta tesa durante il ciclo di lavorazione. La preparazione si svolge in varie fasi: prima si insaporisce la carne con pepe ed aglio; poi viene salata e lasciata riposare per 15 giorni circa; successivamente, una volta ripulita dal sale, viene messa a stagionare per oltre un mese. Alla fine, dopo essere stata lavata con aceto, viene nuovamente insaporita con pepe ed aglio. Il profumo è delicato, grazie alle spezie utilizzate; si presenta con un colore bianco rosato tendente al rosso. La genuinità, la selezione delle carni nazionali, il rispetto della tradizione, garantiscono l'elevata qualità ed il gusto caratteristico, e rendono la pancetta pronta a soddisfare i palati più esigenti.
In Toscana la pancetta tesa è un prodotto tipico che presenta delle leggere variazioni nella preparazione, a seconda delle diverse località e province in cui viene realizzato. Assai rinomata è la pancetta della provincia di Siena, così come il rigatino di Arezzo e Grosseto.
Viene usata nella preparazione di tanti piatti per renderli più saporiti. E' indispensabile per la carbonara e ideale per fasciare gli arrosti, ma si può gustare anche come semplice antipasto, con il pane fresco toscano, meglio se accompagnata da un bel bicchiere di vino rosso Chianti.

Marzo al super 2
Arista

Maiale eccellente
E' il nome tipicamente toscano con cui vengono definiti la schiena e i lombi del maiale macellato, ed è anche uno dei piatti tipici della cucina toscana. Il grande chef Artusi racconta che durante il Concilio di Firenze fu servita questa pietanza ai vescovi greci, i quali entusiasti esclamarono: ''arista, arista'', cioè "eccellente, eccellente". La parola piacque ai fiorentini, che la usano tuttora. In effetti l'arista è un piatto squisito, tradizionalmente cucinata al forno con patate. Viene consumata calda ma è ottima anche fredda. La ricetta è molto semplice: dopo avere insaporito la carne con un po' d'aglio e qualche ciocca di rosmarino, sale e pepe, va infornata. Il consiglio, dello stesso Artusi, è di utilizzare il sughetto della carne sia per cuocervi le patate che per saltare della verdura, che in questo modo acquisteranno un sapore squisito.